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  • » 30/11/2017, 06.32

    RUSSIA

    Mosca, quasi 500 vescovi russo-ortodossi in Sinodo straordinario

    Vladimir Rozanskij

    Radunati nella cattedrale del SS. Salvatore vi sono 200 vescovi russi; 100 dell’Ucraina; 20 della Bielorussia; vescovi in servizio in 22 Paesi del mondo; decine di vescovi in pensione. Si celebrano i 100 anni della restaurazione del Patriarcato di Mosca, proprio all’inizio della bufera rivoluzionaria (1917). A tema i nuovi martiri, la vita religiosa, i matrimoni di divorziati. Il saluto di Vladimir Putin.

    Mosca (AsiaNews) - Nella cattedrale del SS. Salvatore si è aperto ieri il Sinodo straordinario dei vescovi della Chiesa Ortodossa Russa (Arkhiereiskij Sobor, il “Concilio episcopale”) in occasione dei 100 anni dal drammatico Concilio di Mosca del 1917, nei giorni della bufera rivoluzionaria, in cui fu restaurato il Patriarcato di Mosca dopo 200 anni di gestione sinodale. Il Sinodo si chiuderà sabato 2 dicembre, con una partecipazione eccezionale di invitati e giornalisti; il patriarca Kirill (Gundjaev) celebrerà solennemente una liturgia il 4 dicembre, giorno dell’intronizzazione del patriarca Tikhon nel 1917.

    Il Patriarcato di Mosca fu istituito nel 1589, introducendo nell’ecclesiologia ortodossa la novità del “patriarcato nazionale”: nella Chiesa antica esistevano soltanto cinque patriarcati “apostolici”, di Roma, Costantinopoli, Gerusalemme, Alessandria e Antiochia (i primi due, in realtà, di rilevanza imperiale). Dopo poco più di un secolo dalla sua istituzione, lo zar Pietro il Grande soppresse il patriarcato nel 1701, per sostituirlo con una gestione statale a cui i vescovi stessi erano sottomessi, il Santo Sinodo guidato dall’oberprokuror imperiale. Il paradosso è che proprio nel momento della sua restaurazione, il massimo ufficio ecclesiastico russo dovette di nuovo subire la persecuzione e il condizionamento del potere statale sovietico, dichiaratamente ateo, che controllava la Chiesa con il “Consiglio per gli Affari Religiosi”. Soltanto nel 1990, con l’elezione al trono patriarcale di Aleksij II (Ridiger), la Chiesa russa ha recuperato la sua autonomia.

    I temi all’ordine del giorno del Sinodo in corso non sono soltanto celebrativi, esaltando la memoria dei nuovi martiri della persecuzione ateista, a partire dallo zar Nicola II e la sua famiglia. Anzi, proprio la ricognizione delle spoglie dei santi martiri imperiali, custodite a San Pietroburgo, sarà la prima questione proposta al giudizio dei vescovi. Il loro riconoscimento non è mai stato ufficialmente stabilito, e permangono ancora diversi dubbi: la famiglia dello zar venne fucilata nello scantinato della “casa Ipatiev” di Ekaterinburg, e i corpi vennero sepolti in una fossa comune. Lo stesso patriarca Kirill ha invitato a non affrettarsi nella valutazione, esaminando accuratamente tutti gli elementi di prova a disposizione.

    Altri compiti del Sinodo riguardano la proclamazione di un ulteriore gruppo di nuovi martiri, che si aggiungeranno agli oltre 2000 già canonizzati, e insieme l’inserimento nel calendario dei santi russi di alcuni nomi, la cui devozione viene praticata soltanto in Ucraina. In questo modo si affiderà all’intercessione dei santi l’armonia e l’unione delle due parti in conflitto del popolo erede dell’antica Rus’ di Kiev. Verranno inoltre esaminati i nuovi regolamenti della vita monastica, in discussione da diversi anni, compresa la delicata questione dell’uso di internet nei monasteri e nelle celle dei singoli monaci. Un altro problema riguarda la celebrazione del matrimonio, che per tradizione ortodossa può essere effettuata una seconda e anche una terza volta, ma spesso si tratta di unioni civili, anche più di tre, da regolarizzare con procedure non definite.

    I vescovi russi intendono prestare attenzione speciale alla cultura, a cominciare dall’insegnamento della religione delle scuole e della teologia nelle università. Oltre all’istruzione, s’intende considerare la varietà di espressioni artistiche e culturali nella società russa, tema particolarmente scottante dopo le polemiche di quest’anno intorno al film “Matilda”, anche se il Sinodo non ha intenzione di pronunciarsi pro o contro singoli autori e opere. L’intenzione è di favorire un dialogo più costruttivo tra la Chiesa e il mondo della cultura, nelle attuali condizioni della società russa.

    Oltre ai quasi 200 vescovi in carica in Russia, i 100 dell’Ucraina e i 20 della Bielorussia, al Sinodo prendono parte i vescovi russi in servizio in 22 Paesi del mondo, e si aggiungono decine di vescovi in pensione, sfiorando i 500 vescovi in totale. Moltissimi i giornalisti accreditati, grazie alla decisione di massima apertura e trasparenza dell’assise ecclesiastica verso il mondo dell’informazione.

    Il presidente della Russia Vladimir Putin ha salutato i partecipanti al Sinodo, senza recarsi personalmente nella cattedrale come inizialmente era previsto.  In precedenza, gli zar e le autorità sovietiche inviavano i propri rappresentanti a dirigere i lavori; oggi il presidente si limita a onorare e ascoltare a rispettosa distanza la voce dei gerarchi della Chiesa.

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