22/02/2011, 00.00
BANGLADESH
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Nuovi attacchi di bengalesi ai tribali, “un problema di terre, non religioso”

Due persone rimaste ferite, almeno 23 case rase al suolo in un villaggio tribale a maggioranza animista, cristiana e buddista. È l’ultimo episodio di una questione che sembra senza soluzione. Complici anche polizia e militari, come spiega una fonte di AsiaNews.
Chittagong (AsiaNews) – Due persone dei villaggi tribali  – a maggioranza animista, cristiana e buddista – sono rimaste ferite e almeno 23 case rase al suolo, in un attacco da parte di coloni musulmani bengalesi del Chittagong Hill Tracts, area al confine sudorientale del Bangladesh con l’India e il Myanmar. L’aggressione, resa nota solo oggi, risale al 17 febbraio scorso ed è seguita alla morte di un colono della zona. Le circostanze del decesso sono ancora sconosciute, ma fonti locali dicono che sul corpo non sono stati trovati segni di colluttazione o ferite, e che l’uomo soffriva di attacchi d’epilessia.

Episodi come questo sono frequenti in Bangladesh. Un anno fa, il 22 gennaio, tre tribali sono stati uccisi e almeno 450 case distrutte. Una fonte di AsiaNews, anonima per ragioni di sicurezza, conferma la recidività di aggressioni simili e denuncia la complicità di polizia e forze dell’ordine. Nel silenzio del governo.

“Posso dire che si tratta di fatti abbastanza frequenti. Il Bangladesh sta vivendo una fase di forte sovrappopolazione e ai cosiddetti settlers, bengalesi che abitano in altre zone del Paese, le terre dei tribali fanno molta gola. Il sistema che usano è sempre lo stesso: attraverso amici e conoscenti, per lo più militari o membri di altri corpi di polizia, trovano possibili zone dove trasferirsi. Una volta giunti lì, trovano un pretesto qualsiasi per far nascere un conflitto con i tribali: vanno a raccogliere legna o frutta, per esempio, nelle aree di competenza dei tribali. Questi a loro volta reagiscono e li cacciano via, ed ecco allora che i coloni tornano con un gruppo più numeroso e devastano i villaggi, bruciano le case, picchiano le persone e, in qualche tragico caso, le ammazzano. I tribali – continua la fonte – cercano di difendersi, ma poi arrivano la polizia o l’esercito che fermano tutto, senza procedere con indagini di alcun tipo. La situazione così non cambia, non si arriva mai a capire chi ha ragione e chi ha torto. Il che significa, all’atto pratico, congelare l’intera questione e lasciare ai bengalesi la terra conquistata”.

Da parte delle autorità non c’è alcun tentativo di arginare gli attacchi dei coloni, né tantomeno di risolvere la situazione. I tribali, spiega la nostra fonte, sono davvero “abbandonati a se stessi: spesso quando provano a sporgere denuncia, la polizia non la accetta. Perché fa comodo a tutti che i tribali scompaiano, o che comunque occupino meno terre così che i bengalesi trovino sfogo per questa sovrappopolazione. Oltretutto, trattandosi di persone in qualche modo favorite dall’esercito, il governo non vuol mettersi contro i militari. Ci sono momenti in cui interviene, in cui prova a fare qualcosa, ma nella sostanza il problema non viene risolto”.

Il discorso non sembra essere religioso, nonostante gli autori degli attacchi siano musulmani e le comunità tribali, invece, per lo più animiste (la maggioranza), buddiste e cristiane. “La questione – specifica infatti la fonte di AsiaNews – è solo di terre. Diventa religiosa in maniera collaterale, perché i tribali non essendo musulmani sono più indifesi, considerati gente inferiore, ma in nessun caso si tratta di attacchi a sfondo religioso, o etnico. Anche se i tribali dicono ‘i musulmani hanno fatto questo’, è solo perché – conclude – nel linguaggio comune, nella loro ottica dire bengalese è sinonimo di musulmano”. (G.M.)

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