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  • » 16/05/2017, 12.41

    CINA

    Obor, il vertice di Pechino è stato un successo a metà



    Il presidente Xi Jinping non fa distinzioni fra i Paesi con cui vuole collaborare e pone l'accento sugli aspetti economici e finanziari. Ma ciò non basta per dare avvio ad un nuovo titpo di globalizzazione. Nelle relazioni tra popoli la Cina deve recuperare terreno. Il ruolo della Wanda City, le Disneyland cinesi

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Il Forum "One belt one road" è un successo diplomatico che si è concluso con l’impegno di ospitare un altro vertice internazionale nel 2019. Alla conclusione del vertice di Pechino quasi 30 leader mondiali hanno messo la firma in calce alla strategia del presidente cinese Xi Jinping per una nuova globalizzazione. Sono 68 i Paesi interessati a sviluppare congiuntamente le proprie infrastrutture lungo le nuove rotte commerciali della Via della Seta, mentre al fine di rilanciare i loro legami commerciali tra Cina, Asia, Africa e Europa, partecipano Paesi che rappresentano circa il 40 per cento del prodotto interno lordo mondiale.

    "Non è un’iniziativa per far nascere un club, ma per generare una cerchia di amici la più ampia possibile". Durante la sua visita negli Stati Uniti, nel mese di aprile, per incontrare la sua controparte americana, il presidente Xi Jinping  aveva auspicato che anche i rapporti tra Stati Uniti e Cina potessero passare per le nuove Vie della Seta, ossia il progetto infrastrutturale a livello globale denominato Obor (One belt one road).

    Un impegno per il quale occorrerà ancora del tempo per poter giudicare. Nonostante l'iniziativa sia entrata in una “nuova fase”, come ha sottolineato Xi Jinping, “e la costruzione sia in pieno svolgimento". Ci sono, infatti, una serie di problemi piuttosto evidenti. Il primo è rappresentato dall’alleanza della Cina con la Corea del Nord che con l'ultima sua prova missilistica ha rischiato di oscurare l’evento. Il secondo nodo da risolvere è rappresentato da quei leader mondiali che per ora stanno alla finestra. Non è passata inosservata, per esempio, l'assenza dei vertici degli Stati Uniti, Giappone e Australia. La terza questione è costituita dalla decisione dei Paesi europei che contano di più, Francia, Germania e Gran Bretagna, di non firmare la dichiarazione commerciale e finanziaria alla conclusione del vertice, a causa della scarsa trasparenza.

    Nel comunicato finale si legge che i Paesi sottoscrittori daranno il via ad una "Cooperazione pratica su strade, ferrovie, porti, trasporto marittimo e fluviale, aeronautica, condutture energetiche, elettricità e telecomunicazioni". Perciò la Cina si è dichiarata pronta ad iniettare almeno 113 miliardi di dollari in fondi aggiuntivi. Nello stesso comunicato la Cina dichiara l’avvio di partenariati con alcuni Paesi dell'Europa, Asia, Africa e Sud America. Da notare che non c’è alcun riferimento agli Stati Uniti. Ma se la dichiarazione finale si limita ad osservare che il benvenuto cinese è stato esteso a "altre regioni”, va detto che il presidente Donald Trump ha nominato Matt Pottinger, direttore senior del Consiglio di sicurezza nazionale statunitense per l'Asia orientale, a capo di una delegazione americana per la due giorni di Pechino. Lo ha fatto per rassicurare i cinesi sul fatto che gli Usa parteciperanno ai progetti Obor. Ciò nonostante la copertura mediatica Usa di impronta liberal abbia manifestato tutte le perplessità possibili. "La Cina ha un grande piano per dominare il commercio mondiale", è stato il titolo  dei servizi della Cnn sul vertice di Pechino. Mentre secondo un rapporto del New York Times, la Cina si sta muovendo così velocemente e sta pensando così in grande che appare disposta “a compiere dei passi falsi a breve termine per ottenere ciò che calcola saranno grandi guadagni a lungo termine”. Senza contare che "anche i progetti finanziariamente dubbi in Paesi corrotti come il Pakistan e il Kenya hanno un senso soltanto nell’ottica militare e diplomatica".

    L'amministrazione Trump evidentemente non la pensa così. Matthew Pottinger ha sostituito un funzionario di livello inferiore come capo della delegazione statunitense. Dopo che la Cina aveva annunciato misure per aumentare le importazioni dagli Stati Uniti pochi giorni prima. Non solo. Pottinger ha annunciato la partecipazione ai progetti delle aziende Usa sollecitando gare di pubblica evidenza e trasparenza. "La trasparenza garantirà che le società private possano fare offerte in un procedimento equo e che il costo della partecipazione alle gare sarà remunerativo per l'investimento", ha affermato. Per esempio General Electric, Caterpillar e Honeywell hanno dichiarato di aver già concluso alcuni contratti relativi a Obor e prevedono nuove forniture per società di costruzione e ingegneria statunitensi coinvolte nel progetto lanciato dalla Cina.

    Gli Stati Uniti vogliono far parte del progetto perché temono che l’interdipendenza economica tra la Cina e i Paesi interessati da Obor possano creare nuove barriere alle esportazioni e agli investimenti statunitensi. “Esportando gli standard e le norme cinesi", ha sottolineato la Brookings Institution, un think-tank di Washington. Per esempio, lo sviluppo Obor delle connessioni ferroviarie ad alta velocità nel Sud-Est asiatico sta imponendo di accettare gli standard ferroviari cinesi, “creando ostacoli alle tecnologie Usa".

    Uno dei temi più interessanti collegati all’Obor riguarda i benefici per i Paesi interessati dal progetto. Hasnain Malik, analista della banca d'investimento Exotix Partners a Dubai, ha dichiarato che l'iniziativa ha indubbiamente migliorato l'accesso al capitale per i Paesi con politiche economiche e politiche storicamente arretrate. Tuttavia, le infrastrutture costruite saranno utili per l'economia dei Paesi che le ospiteranno? E la fase di costruzione creerà opportunità per i fornitori locali di materiali, lavoro e finanza? C’è da considerare che sono cinquanta le grandi aziende cinesi di proprietà statale, che hanno investito nei 1.700 progetti di Obor nel mondo negli ultimi tre anni. Tuttavia fino ad ora, nonostante gli obiettivi dichiarati, la Cina non ha ancora definito una strategia coerente.

    Come verranno coinvolti questi Paesi? Obor resterà semplicemente un progetto infrastrutturale? Su questo i cinesi tacciono, mentre gli osservatori di tutto il mondo lanciano le ipotesi più disparate. Di certo, quasi quattro anni dopo l'annuncio dell'iniziativa, nessuno dei progetti previsti dalla Cina è stato completato. Anche il più importante progetto cinese in Europa, la ferrovia ad alta velocità Budapest-Belgrado è bloccato dai regolamenti dell'Unione europea. Nel mondo occidentale, il governo cinese cerca attivamente di promuovere legami più forti attraverso i suoi Istituti culturali, borse di studio e scambi. Ma nonostante i suoi sforzi, per restare in ambito asiatico, il Giappone o la Corea del Sud sono più efficaci della Cina nell’influenzare culturalmente i giovani. Per la Cina si tratta di un forte inconveniente, perché senza forti legami sociali e culturali è difficile persuadere gli altri sui propri progetti.

     Al contrario, in Europa e nel mondo di recente sono iniziati dibattiti sulla necessità di limitare gli investimenti cinesi, sulla base della reciprocità, in quanto le imprese straniere affrontano numerose barriere in Cina. Senza una visione chiara su tutto ciò, che rappresenta il cosiddetto soft power, la Cina non può aspirare a diventare il nuovo driver della globalizzazione. Nonostante gli Stati Uniti abbiano un po’ perduto il loro appeal a livello mondiale sotto l'amministrazione Trump, giudicata dai più populista e anti-globalista.

    Ecco perché la Cina sta guardando molto interessata al modello Disney: per sostituire nell’immaginario collettivo il volto dei personaggi di Disney e le orecchie di Mickey Mouse con il gruppo dei personaggi cinesi Wanda. Affinché la nuova globalizzazione assuma le sembianze di un panda.

    Uno dei più ricchi uomini d’affari cinese, Wang Jianlin, presidente del gruppo Dalian Wanda, è considerato l’artefice del soft power cinese sul quale basare la promozione a livello mondiale dell’Obor. Ha annunciato la costruzione di giganteschi parchi a tema sulle nuove Vie della Seta che non avranno nulla da inviare alle varie Disneyland nel mondo. I primi due complessi di intrattenimento, chiamati Wanda City, saranno realizzati in Cina. Ma con quattro progetti d'oltremare già depositati,  “rappresentiamo già il futuro in materia di progetti culturali e turistici, secondi soltanto a Disneyland e Universal Studio", ha detto Wang. Prossime tappe Parigi e New Delhi. Il miliardario di 62 anni, che controlla anche la più grande catena cinematografica del mondo, ha l’ambizione di acquisire Disney per diventare il primo parco di divertimenti a livello mondiale.

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