07/11/2016, 08.56
SIRIA
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Offensiva arabo-curda per riconquistare Raqqa, roccaforte dello Stato islamico

Nelle operazioni impegnate milizie curde e forze arabe, sostenute dai raid aerei della coalizione Usa. Per Daesh la perdita di  Raqqa (e Mosul) significa la sua fine. A Raqqa quadro “più complicato” che a Mosul.  L'esclusione della Turchia.

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Milizie curde e arabe hanno lanciato una operazione per conquistare la città di Raqqa, dal gennaio 2014 roccaforte dello Stato islamico (SI) in Siria. Raid aerei della coalizione a guida Usa sostengono l’avanzata sul terreno delle Forze democratiche siriane (Sdf) che, assieme alle milizie etniche arabe, hanno già conquistato terreno nelle aree a nord della città. 

L’offensiva, annunciata nel corso di una conferenza stampa tenuta ad Ain Issa, circa 50 km da Raqqa, è iniziata ieri ed è divisa in due fasi diverse. La prima mira a isolare la città e circondare Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico]. Il secondo passo è quello di ripulire la città dai jihadisti. 

L’avvio dell’offensiva contro la roccaforte dello SI in Siria giunge a tre settimane di distanza dall’inizio di una operazione analoga in Iraq, per strappare Mosul ai jihadisti.

In uno studio diffuso da Ihs Conflict Monitor emerge che, dall’inizio dell’anno, Daesh ha perso almeno il 16% dei territori posseduti e oltre un quarto rispetto al gennaio 2015. Una eventuale sconfitta dei jihadisti a Raqqa (e Mosul) significherebbe la fine del sedicente “Califfato”. 

L’operazione militare contro Raqqa, denominata “Ira dell’Eufrate”, coinvolge circa 30mila combattenti. A questi si aggiungono circa 50 esperti di guerra americani, con il compito di guidare e coordinare i raid aerei. 

Dalla cattura da parte dello Stato islamico, Raqqa (come Mosul) è stata teatro di alcune delle peggiori atrocità commesse dai jihadisti dalla lapidazione alle decapitazioni, dalla tratta delle schiave del sesso al rogo di prigionieri di guerra. 

La coalizione internazionale a guida statunitense partecipa sia all’offensiva contro Mosul, che all’assalto di Raqqa. Tuttavia, analisti ed esperti di politica militare sottolineano le profonde differenze delle due operazioni. Dopo cinque anni di guerra, che ha provocato 300mila morti (430mila secondo altre fonti) e milioni di profughi, la Siria si presenta frammentata fra i diversi attori in campo: le forze fedeli al presidente Assad, le milizie ribelli, le forze di opposizioni e i gruppi jihadisti, fra cui lo SI. Inoltre, la coalizione impegnata nell’avanzata contro Mosul sostiene il governo irakeno e le autorità di Baghdad; diversa la situazione in Siria, in cui gran parte dell’Occidente e del mondo arabo è in aperta opposizione a Damasco e al presidente Assad. 

La Turchia, che confina con il nord della Siria, non prenderà parte all’offensiva contro la roccaforte dello SI. A darne conferma sono gli stessi vertici delle Forze democratiche siriane, le quali hanno “concordato” con Washington che “non ci sarà alcun ruolo per la Turchia o le sue forze alleate” nell’operazione a Raqqa.

Ankara considera una forza ostile le milizie curde impegnate sul terreno siriano per la loro vicinanza al Pkk, il partito dei lavoratori curdo al bando in Turchia perché ritenuto una organizzazione terrorista.

 

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