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  • » 13/07/2009, 00.00

    ASIA CENTRALE-EUROPA

    Oggi ad Ankara la firma per dare il via al “Nabucco”



    Dovrebbe così passare al piano operativo la realizzazione del gasdotto di 3.300 chilometri che porterà in Occidente l’energia dell’Asia Centrale, in particolare quella di Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan. Si guarda anche ad Azerbaijan e Iraq, porta aperte alla Russia, mentre Mosca manda avanti il suo South Strema.
    Ankara (AsiaNews/Agenzie) – Sarà firmato oggi ad Ankara l’accordo tra i cinque Paesi coinvolti nel progetto Nabucco, il grande gasdotto che dovrebbe portare in Europa il gas dell’Asia centrale, permettendo all’Europa, oggi largamente dipendente dalla Russia, di diversificare le sue fonti di approvvigionamento.
     
    A firmare l’accordo saranno rappresentanti di Bulgaria, Romania, Austria, Ungheria e Turchia, alla presenza del presidente della Commissione della Ue, Jose Manuel Barroso, e del segretario Usa all’energia, Richard Morningstar.
     
    Sembra definitivamente superato l’ostacolo frapposto dalla Turchia, che pretendeva il 15% del gas che passa su suo territorio. Ankara ha abbandonato la richiesta, avendo avuto in cambio, ha spiegato il ministro turco all’energia, Taner Yildiz, della garanzia che il suo Paese potrà accedere fino al 50% del gas del Nabucco, in caso ne avesse bisogno in momenti di difficoltà. Il gasdotto, cioè, potrà funzionare sia in direzione est-ovest che in quella opposta.
     
    Lanciato nel 2002, il progetto Nabucco prevede la possibilità di trasportare lungo i 3.300 chilometri del gasdotto fino a 31 miliardi di metri cubi di gas all’anno e dovrebbe divenire operativo nel 2014. Il costo dell’opera è stimato in 7,9 miliardi di euro.
     
    A fornire il gas dovrebbero essere Paesi dell’Asia centrale: Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan, anche se tutti i relativi accordi vanno ancora perfezionati. Si guarda anche ad Azebaijan e Iraq, ma difficoltà per l’Iran, a causa delle sanzioni cui il Paese è sottoposto.
     
    Porte aperte anche alla Russia, che però sta portando avanti un progetto alternativo, insieme all’italiana Eni. Si tratta del South Stream, che passerà sotto il Mar Nero per uscire in Bulgaria.
     
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