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  • » 09/09/2008, 00.00

    INDIA

    Orissa: non c’è pace per i cristiani nemmeno nei campi di rifugio

    Nirmala Carvalho

    Anche nei campi, i fedeli trovano fondamentalisti che li costringono a convertirsi all’induismo. Minacciati e abusati anche sacerdoti.

    New Delhi (AsiaNews) – Non si ferma la tensione nell’Orissa, dove da 2 settimane è in atto un pogrom contro i cristiani. Molti fedeli rifugiatisi nei campi profughi dopo che la loro casa è stata distrutta e incendiata, si trovano minacciati anche all’interno, dove dovrebbero essere protetti dalla polizia. Le minacce vengono da radicali indù del Vhp (Viswa Hindu Parishad) e dell’Rss (Rastriya Swyamsevak Sangh) che costringono i tribali a riconvertirsi all’induismo pena nuove violenze. Anche alcuni preti e i loro familiari vengono minacciati e come segno della loro “riconversione” vengono rasati a zero come dei sadhu (asceti indù).

    Secondo testimonianze giunte ad AsiaNews da Bhubaneshwar, i gruppi fondamentalisti si diffondono anche nei villaggi e obbligano i cristiani a firmare una carta dove è scritto che essi ritornano “liberamente” all’induismo. Chi si rifiuta riceve percosse e la sua casa viene bruciata.

    Talvolta – affermano le fonti di AsiaNews – come segno della loro “nuova vita”, essi sono costretti a bruciare chiese e abitazioni di altri cristiani.

    Anche le distruzioni divengono più “intelligenti”. Talvolta, invece di incendiare le case, i fondamentalisti si accontentano di portare fuori ogni mobile o oggetto e distruggerli. In tal modo, essi dicono, rendono povere le famiglie e le escludono da possibili risarcimenti da parte del governo, che ha promesso denaro per coloro che hanno avuto al casa incendiata. Questo metodo è anche utile nel caso che i fondamentalisti fossero arrestati dalla polizia: l’incendio è punito con anni di prigione, la distruzione degli oggetti solo con alcuni mesi.

    Nella zona di Kandhamal, è stata stilata una lista di sacerdoti cattolici e pastori accusati di essere gli assassini di Swami Laxmanananda Saraswati, il leader radicale indù ucciso il 23 agosto scorso da guerriglieri maoisti, della cui morte gli indù continuano a incolpare i cristiani.

     (Nella foto: cristiani fuggitivi verso un campo profughi in Orissa)

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