25/08/2020, 09.30
TERRA SANTA
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P. Ibrahim: come aprire una scuola nell'era del Covid-19

Il direttore degli istituti cristiani di Terra Santa chiede a insegnanti, alunni e genitori di “collaborare” in un contesto di “paura” per un “virus che ha distrutto il mondo”. L’inizio delle lezioni previsto il primo settembre in Israele e il 7 settembre in Palestina. Rafforzato l’insegnamento da remoto; l’obiettivo resta la presenza in classe, ma con numeri dimezzati. La preghiera di san Francesco unisce cristiani, ebrei e musulmani.

Gerusalemme (AsiaNews) - Ai genitori “chiedo di collaborare con la scuola, pur sapendo che sarà difficile” ma ciascuno è chiamato “a fare la propria parte, controllando i ragazzi e garantendo loro un clima adeguato per lo studio”. E agli insegnanti e ai presidi dico: “Non eravamo pronti a un simile evento e non vi sono parole per descrivere la fatica, ma dobbiamo affrontare i problemi e risolverli”. Sono parole cariche di dubbi e preoccupazioni, ma anche di speranza quelle affidate ad AsiaNews da P. Ibrahim Faltas, discreto della Custodia francescana e direttore delle scuole cristiane di Terra Santa, alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico al tempo del Covid-19. “Anche i ragazzi - racconta - hanno paura, come i loro genitori, i fratelli, i nonni. Non abbiamo mai passato un momento così, questo virus ha distrutto il mondo”. 

Chiuse dal marzo scorso, con il primo lockdown imposto nell’area all'inizio della pandemia, le scuole si apprestano a riaprire le porte il primo settembre in Israele e il 7 settembre in Palestina. “In questi mesi - sottolinea p. Ibrahim - abbiamo svolto un insegnamento online ed è andato molto bene. Anche l’esame di maturità si è tenuto da remoto”. Durante l’estate, aggiunge, “abbiamo modernizzato il programma in tutte le scuole francescane, facilitando le lezioni a distanza tramite computer, tablet, smartphone” in caso di nuove chiusure, con l’obiettivo di “migliorare il collegamento fra studenti, insegnanti e genitori”. 

“Certo, la permanenza in classe dei ragazzi, la possibilità di frequentare le lezioni dal vivo è importante - sottolinea il sacerdote di origini egiziane - ma in questa situazione ci siamo preparati per garantire sia lezioni frontali, che online. Noi ricominciamo con non più di 18 studenti per classe, non possiamo farli partecipare tutti in contemporanea. A Gerusalemme ne ho 400, facciamo 200 un giorno e gli altri 200 il successivo, con un criterio di alternanza. Lo stesso a Betlemme: 600 a casa e 600 a scuola, ma le difficoltà non mancano”.

Fra le priorità dei francescani in Terra Santa vi è lo sviluppo e il rafforzamento del livello educativo della comunità locale, grazie al contributo fornito dalle 17 scuole della Custodia sparse su un territorio ampio, che va da Israele alla Palestina, da Cipro alla Giordania fino all’Argentina. Nella sola Gerusalemme vi sono cinque istituti. Sono oltre 11mila gli studenti che le frequentano e 1100 gli insegnanti che lavorano al loro interno, senza distinzione di fede religiosa.

La nascita delle scuole francescane in Terra Santa risale al XVI secolo e la Terra Santa School di Betlemme, fondata nel 1598, è la più antica di tutto il Medio oriente. Uno degli obiettivi specifici di queste istituzioni è fornire istruzione a persone di diversa estrazione sociale ed economica. Esse coprono l’intero percorso scolastico, dalla materna alle superiori, sebbene la maggior parte degli studenti prosegua poi la carriera scolastica all’università. Dotate di moderne attrezzature tecnologiche, sono considerate dal ministero dell’Istruzione tra le migliori per eccellenza educativa.

“Dobbiamo lavorare molto sui ragazzi - prosegue p. Ibrahim - per uscire da questa situazione, in un contesto sanitario e legislativo in continua evoluzione. I casi di contagio sono in continuo aumento, i numeri crescono e non è escluso che a inizio settembre vi possano essere nuovi lockdown. A Betlemme, ad agosto, abbiamo dovuto chiudere tutta la scuola per due casi di contagio e 90 studenti sono dovuti tornare a casa”. 

Le lezioni a distanza riguarderanno gli scolari a partire dalla quinta elementare. Di contro, la scuola materna e le classi dalla prima alla quarta prevedono solo lezioni in presenza con tutte le misure di sicurezza del caso, dal rilevamento della febbre alla distanza interpersonale, le mascherine e il certificato medico che attesta lo stato di salute. “Come scuole cristiane - conclude - il messaggio che vogliamo lanciare è sempre quello legato a san Francesco, di pace e convivenza con ebrei e musulmani anche in questo tempo di pandemia. Per questo continueremo ad iniziare ogni giornata recitando, tutti insieme a prescindere dalla fede, la preghiera semplice del santo di Assisi”.

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