12/02/2020, 11.18
VATICANO
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Papa: una preghiera per ‘l’amata e martoriata Siria’

All’udienza generale, Francesco è tornato a rivolgere un pensiero al  Paese in guerra. "Una preghiera per i nostri fratelli cinesi che soffrono" per il coronavirus. Nel discorso, proseguendo nelle catechesi dedicate dalle Beatitudini, Francesco ha parlato della seconda, “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. “Capire il peccato è un dono di Dio, è un’opera dello Spirito Santo. “Noi, da soli, non possiamo capire il peccato. È una grazia che dobbiamo chiedere.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Ancora una preghiera del Papa per “l’amata e martoriata Siria”. Al termine dell’udienza generale di oggi, infatti, Francesco ha chiesto ai presenti di pregare per il Paese mediorientale. “Io vorrei - ha detto - che in questo momento che tutti pregassimo per l’amata e martoriata Siria. Tante famiglie, tanti anziani, bambini, devono fuggire dalla guerra. La Siria sanguina da anni. Preghiamo per la Siria”.

Le parole pronunciate oggi si aggiungono all’appello lanciato domenica all’Angelus, quando ha chiesto “alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti" di avvalersi di “strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del diritto umanitario internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili".

Francesco ha anche chiesto di pregare per le vittime e i malati del coronavirus in Cina. Al termine dell’udienza generale, prima di salutare i fedeli italiani, il Papa ha chiesto "una preghiera per i nostri fratelli cinesi che soffrono questa malattia così crudele. Che trovino la strada della guarigione il più presto possibile".

In precedenza, proseguendo nelle catechesi dedicate dalle Beatitudini, Francesco ha parlato della seconda, “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”.

Il Papa ha ricordato che nelle Scritture il pianto può avere due aspetti, quello per “la morte o per la sofferenza di qualcuno” e quello per il “proprio” peccato, “quando il cuore sanguina per il dolore di avere offeso Dio e il prossimo”. Si tratta dunque di lacrime per qualcuno che “ci è caro” perché lo “perdiamo o sta male” oppure “perché lo abbiamo fatto soffrire”. “Si tratta quindi di voler bene all’altro in maniera tale da vincolarci a lui o lei fino a condividere il suo dolore. Ci sono persone che restano distanti, un passo indietro; invece è importante che gli altri facciano breccia nel nostro cuore”.

“Si tratta quindi di voler bene all’altro in maniera tale da vincolarci a lui o lei fino a condividere il suo dolore. Ci sono persone che restano distanti, un passo indietro; invece è importante che gli altri facciano breccia nel nostro cuore. Ho parlato spesso del dono delle lacrime, e di quanto sia prezioso”. “Ci sono – ha detto ancora - degli afflitti da consolare, ma talvolta ci sono pure dei consolati da affliggere, da risvegliare, che hanno un cuore di pietra e hanno disimparato a piangere. Il lutto è una strada amara, ma può essere utile per aprire gli occhi sulla vita e sul valore sacro e insostituibile di ogni persona, e in quel momento ci si rende conto di quanto sia breve il tempo”.

“Vi è un secondo significato di questa paradossale beatitudine: piangere per il peccato. Qui bisogna distinguere: c’è chi si adira perché ha sbagliato. Ma questo è orgoglio. Invece c’è chi piange per il male fatto, per il bene omesso e per il tradimento del rapporto con Dio. Questo è il pianto per non aver amato, che sgorga dall’avere a cuore la vita altrui. Qui si piange perché non si corrisponde al Signore che ci vuole tanto bene, e ci rattrista il pensiero del bene non fatto; questo è il senso del peccato”. “Pensiamo al pianto di san Pietro, che lo porterà a un amore nuovo e molto più vero, a differenza di Giuda, che non accettò di aver sbagliato e si suicidò”.

“Capire il peccato – ha sottolineato Francesco - è un dono di Dio, è un’opera dello Spirito Santo. “Noi, da soli, non possiamo capire il peccato. È una grazia che dobbiamo chiedere. Signore, che io capisca il male che ho fatto o che posso fare. Questo è un dono molto grande e dopo aver capito questo, viene il pianto del pentimento”.

“Efrem il Siro dice che un viso lavato dalle lacrime è indicibilmente bello (cfr Discorso ascetico). “Come sempre la vita cristiana ha nella misericordia la sua espressione migliore. Saggio e beato è colui che accoglie il dolore legato all’amore, perché riceverà la consolazione dello Spirito Santo che è la tenerezza di Dio che perdona e corregge. Dio sempre perdona, non dimenticare; non dimentichiamoci di questo. Dio sempre perdona, anche i peccati più brutti. Sempre. Il problema è in noi, che ci stanchiamo di chiedere perdono. Questo è il problema. Quando uno si chiude e non chiede il perdono. E Lui è lì per perdonare”.

Nel saluto ai polacchi, infine, Francesco ha ricordato la Giornata mondiale del malato celebrata ieri. “A causa della malattia – ha detto - sono tanti nella nostra società, nel mondo e nelle nostre famiglie i sofferenti. Il Signore gli dia la forza, la pazienza e la grazia di guarigione. E noi ricordiamoci sempre di loro e accompagniamoli con la preghiera, con la vicinanza e con i gesti concreti dell’amore compassionevole e tenero”.

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