28/09/2019, 12.31
VATICANO
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Papa alle Scholae Cantorum: Nella musica sacra, ispiratevi al canto gregoriano

Nell’udienza all’Associazione S. Cecilia, papa Francesco sottolinea che la musica “rappresenta una via di evangelizzazione a tutti i livelli, dai bambini agli adulti La Liturgia infatti è la prima ‘maestra’ di catechismo”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Per impegnarsi nel canto come “parte integrante della liturgia”, vale la pena ispirarsi “al modello primo, il canto gregoriano”. È il consiglio che papa Francesco ha dato oggi alle Scholae cantorum della Santa Cecilia, un’associazione fondata in Italia 140 anni fa che ha goduto dell’affetto di Pio X e di Paolo VI. All’udienza erano presenti cantori, direttori di coro, organisti, convenuti da varie parti d’Italia. Proprio citando papa Montini, Francesco ha sottolineato che vi sono alcune caratteristiche fondamentali perché la musica si integri nella liturgia: “Non una musica qualunque, ma una musica santa, perché santi sono i riti; dotata della nobiltà dell’arte, perché a Dio si deve dare il meglio; universale, perché tutti possano comprendere e celebrare”.

Egli ha anche esortato – citando questa volta Benedetto XVI – “a non dimenticare il patrimonio musicale del passato, a rinnovarlo e incrementarlo con nuove composizioni”.

Affermando poi l’importanza di “aiutare a cantare tutto il popolo di Dio, con partecipazione consapevole e attiva alla Liturgia”, Francesco ha fatto notare che “una bella e buona musica è strumento privilegiato per l’avvicinamento al trascendente, e spesso aiuta a capire un messaggio anche chi è distratto” e che la musica “rappresenta una via di evangelizzazione a tutti i livelli, dai bambini agli adulti La Liturgia infatti è la prima ‘maestra’ di catechismo”.

Nell’esecuzione della musica sacra, il pontefice ha anche additato due compiti. Il primo è quello di “saldare insieme la storia cristiana: nella Liturgia risuonano il canto gregoriano, la polifonia, la musica popolare e quella contemporanea. È come se in quel momento a lodare Dio ci fossero tutte le generazioni passate e presenti, ognuna con la propria sensibilità”.

Il secondo: “La musica sacra – e la musica in genere – crea ponti, avvicina le persone, anche le più lontane; non conosce barriere di nazionalità, di etnia, di colore della pelle, ma coinvolge tutti in un linguaggio superiore, e riesce sempre a mettere in sintonia persone e gruppi di provenienze anche molto differenti”.

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