04/04/2010, 00.00
VATICANO
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Papa: è Gesù quella “medicina contro la morte” che l’uomo cerca da sempre

Se davvero si riuscisse a prolungare indefinitivamente la vita, “per la gioventù non ci sarebbe più posto. Si spegnerebbe la capacità dell’innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna”. Il Battesimo è “morte e risurrezione, rinascita alla vita nuova””.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Gesù è quella “medicina contro la morte” che l’uomo cerca fin dall’antichità e continua a cercare ai nostri giorni. Una “medicina” che si comincia a prendere con il Battesimo, anche se impegna l’intera esistenza. E’ il tema del quale Benedetto XVI ha parlato ieri sera, durante la Veglia di Pasqua, la “veglia di tutte le veglie”, nel corso della quale ha amministrato il battesimo a sei catecumeni.
 
Gli uomini, ha notato, cercano di prolungare e migliorare la vita. Ma – ha chiesto il Papa – “come sarebbe veramente, se si riuscisse, magari non ad escludere totalmente la morte, ma a rimandarla indefinitamente, a raggiungere un’età di parecchie centinaia di anni? Sarebbe questa una cosa buona? L’umanità invecchierebbe in misura straordinaria, per la gioventù non ci sarebbe più posto. Si spegnerebbe la capacità dell’innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna”. Cristo invece trasforma “la nostra vita dal di dentro”, crea “in noi una vita nuova, veramente capace di eternità” trasformandoci in modo tale da non finire con la morte, ma da iniziare solo con essa in pienezza”.
 
Nel Battesimo – ha proseguito Benedetto XVI  – ci viene donata la medicina contro la morte. “Nella Chiesa antica, il battezzando si volgeva verso occidente, simbolo delle tenebre, del tramonto del sole, della morte e quindi del dominio del peccato. Il battezzando si volgeva in quella direzione e pronunciava un triplice ‘no’: al diavolo, alle sue pompe e al peccato. Con la strana parola ‘pompe’, cioè lo sfarzo del diavolo, si indicava lo splendore dell’antico culto degli dèi e dell’antico teatro, in cui si provava gusto vedendo persone vive sbranate da bestie feroci. Così questo era il rifiuto di un tipo di cultura che incatenava l’uomo all’adorazione del potere, al mondo della cupidigia, alla menzogna, alla crudeltà … Poi il battezzando nella Chiesa antica si volgeva verso oriente – simbolo della luce, simbolo del nuovo sole della storia, nuovo sole che sorge, simbolo di Cristo. Il battezzando determina la nuova direzione della sua vita: la fede nel Dio trinitario al quale egli si consegna”.
 
“Nel rito del Battesimo ci sono due elementi in cui questo evento si esprime e diventa visibile anche come esigenza per la nostra ulteriore vita. C’è anzitutto il rito delle rinunce e delle promesse. Nella Chiesa antica, il battezzando si volgeva verso occidente, simbolo delle tenebre, del tramonto del sole, della morte e quindi del dominio del peccato. Il battezzando si volgeva in quella direzione e pronunciava un triplice “no”: al diavolo, alle sue pompe e al peccato. Con la strana parola “pompe”, cioè lo sfarzo del diavolo, si indicava lo splendore dell’antico culto degli dèi e dell’antico teatro, in cui si provava gusto vedendo persone vive sbranate da bestie feroci. Così questo "no" era il rifiuto di un tipo di cultura che incatenava l’uomo all’adorazione del potere, al mondo della cupidigia, alla menzogna, alla crudeltà. Era un atto di liberazione dall’imposizione di una forma di vita, che si offriva come piacere e, tuttavia, spingeva verso la distruzione di ciò che nell’uomo sono le sue qualità migliori. Questa rinuncia – con un procedimento meno drammatico – costituisce anche oggi una parte essenziale del Battesimo”.
 
“Poi il battezzando nella Chiesa antica si volgeva verso oriente – simbolo della luce, simbolo del nuovo sole della storia, nuovo sole che sorge, simbolo di Cristo. Il battezzando determina la nuova direzione della sua vita: la fede nel Dio trinitario al quale egli si consegna”.
 
“Nel corso dei secoli, i simboli sono diventati più scarsi, ma l’avvenimento essenziale del Battesimo è tuttavia rimasto lo stesso. Esso non è solo un lavacro, ancor meno un’accoglienza un po’ complicata in una nuova associazione. È morte e risurrezione, rinascita alla vita nuova”.  
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