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    » 19/08/2012, 00.00

    VATICANO

    Papa: Gesù, Pane di vita, non era un Messia che aspirasse a un trono terreno



    All'Angelus, Benedetto XVI spiega che Gesù non cerca consensi, ma provoca i discepoli a una decisione, ad accoglierlo nella fede, senza scandalizzarsi della sua umanità, unendosi a Lui in modo personale e profondo. Riscoprire l'Eucaristia, "che esprime tutta l'umiltà e la santità di Dio: il suo farsi piccolo, frammento dell'universo per riconciliarlo interamente nell'amore".

    Castel Gandolfo (AsiaNews) - "Gesù non era un Messia che aspirasse ad un trono terreno. Non cercava consensi per conquistare Gerusalemme; anzi, alla Città santa voleva andarci per condividere la sorte dei profeti: dare la vita per Dio e per il popolo". È quanto sottolineato oggi da Benedetto XVI nella sua riflessione prima della preghiera dell'Angelus, insieme ai pellegrini radunati nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo.

    Il pontefice ha continuato oggi il commento al capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, che presenta il discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci (6, 51-58). "Quei pani, spezzati per migliaia di persone - ha proseguito il papa -  non volevano provocare una marcia trionfale, ma preannunciare il sacrifico della Croce, in cui Gesù diventò Pane spezzato per la moltitudine, corpo e sangue offerti in espiazione per la vita del mondo. Gesù dunque fece quel discorso per disilludere le folle e, soprattutto, per provocare una decisione nei suoi discepoli. Infatti, molti tra questi, da allora, non lo seguirono più".

    Con quel discorso, ha spiegato Benedetto XVI, "Gesù svela il senso di quel miracolo, e cioè che il tempo delle promesse è compiuto: Dio Padre, che con la manna aveva sfamato gli Israeliti nel deserto, ora ha mandato Lui, il Figlio, come Pane di vita eterna, e questo pane è la sua carne, la sua vita, offerta in sacrificio per noi. Si tratta dunque di accoglierlo con fede, non scandalizzandosi della sua umanità; e si tratta di «mangiare la sua carne e bere il suo sangue» (cfr Gv 6,54), per avere in se stessi la pienezza della vita. E' evidente che questo discorso non è fatto per attirare consensi. Gesù lo sa e lo pronuncia intenzionalmente; e infatti quello fu un momento critico, una svolta nella sua missione pubblica. La gente, e gli stessi discepoli, erano entusiasti di Lui quando compiva segni prodigiosi; e anche la moltiplicazione dei pani e dei pesci era una chiara rivelazione del Messia, tant'è che subito dopo la folla avrebbe voluto portare in trionfo Gesù e proclamarlo re d'Israele. Ma non era certo questa la volontà di Gesù, che proprio con quel lungo discorso smorza gli entusiasmi e provoca molti dissensi. Egli, infatti, spiegando l'immagine del pane, afferma di essere stato mandato ad offrire la propria vita, e chi vuole seguirlo deve unirsi a Lui in modo personale e profondo, partecipando al suo sacrificio d'amore. Per questo Gesù istituirà nell'ultima Cena il Sacramento dell'Eucaristia: perché i suoi discepoli possano avere in se stessi la sua carità e, come un unico corpo unito a Lui, prolungare nel mondo il suo mistero di salvezza".

    "Cari amici - ha concluso il papa -  lasciamoci nuovamente stupire dalle parole di Cristo: Egli, chicco di grano gettato nei solchi della storia, è la primizia dell'umanità nuova, liberata dalla corruzione del peccato e della morte. E riscopriamo la bellezza del Sacramento dell'Eucaristia, che esprime tutta l'umiltà e la santità di Dio: il suo farsi piccolo, frammento dell'universo per riconciliarlo interamente nell'amore. La Vergine Maria, che ha dato al mondo il Pane della vita, ci insegni a vivere sempre in profonda unione con Lui".

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