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  • » 02/07/2017, 12.17

    VATICANO

    Papa: Se tu lasci tutto per Gesù, la gente riconosce in te il Signore e ti aiuta a convertirti. L’appello per il Venezuela



    All’Angelus, papa Francesco chiede ai cristiani di avere Gesù come “il centro, il tutto della vita”. Non avere “il cuore doppio”, che tenga “il piede in due scarpe”. Il “santo popolo fedele di Dio… ti aiuta ad essere un buon prete”. Un’Ave Maria per il Venezuela. Vicinanza del papa “alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) - “Se tu lasci tutto per Gesù, la gente riconosce in te il Signore; ma nello stesso tempo ti aiuta a convertirti ogni giorno a Lui, a rinnovarti e purificarti dai compromessi e a superare le tentazioni”: è il consiglio che papa Francesco ha dato oggi ai sacerdoti, nel suo commento al vangelo della domenica (13ma per anno, Matteo 10, 37-42), prima della preghiera dell’Angelus con i pellegrini in piazza san Pietro. Subito dopo la preghiera mariana, Francesco ha lanciato un appello per “una soluzione pacifica e democratica” alla crisi in Venezuela, in occasione della festa nazionale del Paese, che si celebra il 5 luglio.

    Nel Vangelo citato, “Gesù - ha detto il papa - sottolinea due aspetti essenziali per la vita del discepolo missionario: il primo, che il suo legame con Gesù è più forte di qualunque altro legame; il secondo, che il missionario non porta sé stesso, ma Gesù, e mediante Lui l’amore del Padre celeste. Questi due aspetti sono connessi, perché più Gesù è al centro del cuore e della vita del discepolo, più questo discepolo è ‘trasparente’ alla sua presenza”.

    “«Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me...» (v. 37). L’affetto di un padre, la tenerezza di una madre, la dolce amicizia tra fratelli e sorelle, tutto questo, pur essendo molto buono e legittimo, non può essere anteposto a Cristo. Non perché Egli ci voglia senza cuore e privi di riconoscenza, anzi, al contrario, ma perché la condizione del discepolo esige un rapporto prioritario col maestro”. E il “discepolo”, ha aggiunto a braccio, è “sacerdote, religioso, ma anche un laico, una laica”.

    “Si potrebbe quasi parafrasare il Libro della Genesi: Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a Gesù Cristo e i due saranno una sola cosa (cfr Gen 2,24)”.

    “Chi si lascia attrarre in questo vincolo di amore e di vita con il Signore Gesù - ha continuato -  diventa un suo rappresentante, un suo “ambasciatore”, soprattutto con il modo di essere, di vivere. Al punto che Gesù stesso, inviando i discepoli in missione, dice loro: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). Bisogna che la gente possa percepire che per quel discepolo Gesù è veramente ‘il Signore’, è veramente il centro, il tutto della vita. Non importa se poi, come ogni persona umana, ha i suoi limiti e anche i suoi sbagli – purché abbia l’umiltà di riconoscerli –; l’importante è che non abbia il cuore doppio, ma semplice, unito; che non tenga il piede in due scarpe, ma sia onesto con sé stesso e con gli altri. La doppiezza non è cristiana. Per questo Gesù prega il Padre che i suoi discepoli non diventino preda del mondo”.

    E qui la nostra esperienza di sacerdoti ci insegna una cosa molto bella e importante: è proprio questa accoglienza del santo popolo fedele di Dio, è proprio quel «bicchiere d’acqua fresca» (v. 42) dato con fede affettuosa, che ti aiuta ad essere un buon prete! C’è una reciprocità anche nella missione: se tu lasci tutto per Gesù, la gente riconosce in te il Signore; ma nello stesso tempo ti aiuta a convertirti ogni giorno a Lui, a rinnovarti e purificarti dai compromessi e a superare le tentazioni”.

    “La Vergine Maria - ha concluso - ha sperimentato in prima persona che cosa significa amare Gesù distaccandosi da sé stessa, dando un nuovo senso ai legami familiari, a partire dalla fede in Lui. Con la sua materna intercessione, ci aiuti ad essere liberi e lieti missionari del Vangelo”.

    Subito dopo l’Angelus, Francesco ha chiesto di pregare per il Venezuela dove è in atto una crisi economica e politica a cui il presidente Nicolas Maduro sta rispondendo con la forza verso l’opposizione e la società civile, con uno strascico di morti, soprattutto fra i giovani. Prima di recitare un’Ave Maria assieme ai fedeli nella piazza, il papa ha detto: “Cari fratelli e sorelle,
il 5 luglio ricorrerà la festa dell’indipendenza del Venezuela. Assicuro la mia preghiera per questa cara Nazione ed esprimo la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza. Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela!".

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