07/01/2007, 00.00
VATICANO
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Papa: il Battesimo non è magia, ma dono di Dio nella famiglia della Chiesa

Nella cornice della Cappella Sistina Benedetto XVI ha battezzato 13 bambini. Egli ha sottolineato che non si può credere in Dio Padre senza vivere la Chiesa e ha chiesto ai genitori di essere i primi testimoni della fede, domandando alle famiglie di raccogliersi ogni giorno per avere momenti di preghiera.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Quest’oggi il papa ha battezzato 13 bambini, 6 femminucce e 7 maschietti, nella splendente cornice della Cappella Sistina. È stato Giovanni Paolo II a iniziare questa tradizione del battesimo dei bambini in Vaticano, nel giorno in cui la Chiesa festeggia il battesimo di Gesù. La solenne cappella rinascimentale, dove dominano le pitture di Michelangelo, dove si eleggono i pontefici, almeno una volta all’anno diventa una piccola parrocchia a misura familiare, piena delle grida di neonati e di genitori affannati a calmarli. Anche oggi Benedetto XVI ha dovuto “lottare” durante la messa con il “controcoro” del pianto di alcuni dei neonati. Fra i battezzandi vi era anche il quarto figlio del comandante della Guardia svizzera pontificia, Theodor Maeder. Il piccolo Damian Elmar Maeder è nato lo scorso 11 settembre. Il suo papà ha letto emozionato una delle preghiere dei fedeli.

 

Nella sua omelia, spesso con aggiunte fatte al momento, il papa ha sottolineato il valore della vita e della famiglia. “Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è un dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire sempre, in ogni momento”.

“Ogni figlio che nasce – ha ancora detto il pontefice – Dio lo affida ai suoi genitori. Quanto è importante  allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore”.

E prendendo spunto dalla Santa famiglia di Nazareth, il papa ha detto “prego il Signore perchè anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma nella fede e nell’amore verso Dio che oggi con il battesimo li rende suoi figli”.

Benedetto XVI poi spiegato il senso del sacramento del battesimo, come un “aprirsi dei cieli sulla nostra vita”, un rapporto profondo con Gesù Cristo e con il Padre. Riprendendo la lettura del vangelo di Luca, dove si parla di Gesù che dopo il suo battesimo sosta in preghiera, il papa ha annotato: “Gesù in preghiera col Padre ha parlato di noi e per noi, ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi”.

 

Spiegando poi il segno dell’acqua, egli ha spiegato che  essa “è l’elemento della fecondità: senza acqua non c’è vita. In tutte le religioni l’acqua è segno della maternità. E per i Padri della Chiesa l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa”. Con il battesimo noi siamo uniti “al Padre celeste” nella “famiglia di Dio” e questo legame con Lui si esprime nel rapporto con la Chiesa-Madre: “Nel battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia c’è anche una madre, la Madre Chiesa. I Padri di dicono che uno non può avere Dio come padre se non avendo anche la Chiesa come madre”. Questo rapporto “fisico”, “materiale” con la Chiesa è sottolineato dal papa perché “il cristianesimo – egli dice - non è una cosa solo spirituale, individuale, soggettiva”, ma “è una cosa reale, concreta, materiale: la famiglia di Dio è concreta e reale nella famiglia della Chiesa… Solo inserendoci in questo ‘noi’ come figli, fratelli e sorelle, possiamo dire ‘Padre nostro’ al nostro Padre celeste”.

 

Parlando poi del “fuoco” di cui parla la liturgia del battesimo, il pontefice ha distinto fra il battesimo di Giovanni (“un desiderio umano di purificazione” basato sulle proprie forze) e il battesimo cristiano, in cui “agisce Dio stesso, Gesù, il fuoco dello Spirito” egli ci assume e prende i nostri bambini”. “Ma Dio – ha precisato il papa – non agisce in modo magico. Egli agisce solo con la nostra libertà.. Dio invita alla cooperazione con il fuoco dello Spirito Santo”, “all’apertura della nostra libertà che dice sì a quest’azione divina”. Ma i bambini sono ancora “incapaci a collaborare” e per questo, ha spiegato Benedetto XVI, sono importanti i genitori, i padrini e le madrine: essi possono offrire ai bambini “insegnamento e esempi coerenti di vita cristiana”, perché diventino “membri attivi della comunità ecclesiale”.

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