18/03/2018, 12.17
VATICANO
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Papa: il crocifisso non è un ornamento, ma un segno religioso da contemplare

“Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio di Dio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi”. Essere, come Gesù, il chicco di grano “significa pensare di meno a sé stessi, agli interessi personali, e saper ‘vedere’ e andare incontro ai bisogni del nostro prossimo, specialmente degli ultimi”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il crocifisso “non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma un segno religioso da contemplare e comprendere”. E’ il monito lanciato oggi da papa Francesco prima della recita dell’Angelus, quando ha ricordato che la croce ha in sé “il mistero della morte del Figlio di Dio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi”.

Alle 20mila persone presenti in piazza san Pietro, Francesco ha detto che “il Vangelo di oggi (cfr Gv 12,20-33) racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù» (v. 21). Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona”. Il verbo che utilizza, vedere, è arrivare fino al cuore, fino all’intimo della persona”.

“La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un ‘sì’ o con un ‘no’, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato» (v. 23). Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare alla croce, dove si rivela la sua gloria. Guardare dentro alla croce. Il Vangelo di oggi ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso, che non è un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento – a volte abusato! – ma è un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio di Dio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi”. “Nelle sue piaghe siamo stati guariti. Posso pensare come guardo io il crocifisso: lo guardo come un’opera d’arte o guardo per vedere il mistero, guardo dentro, fino al mistero. C’è questa belle devozione di pregare il Padre Nostro per ognuna delle sue piaghe”.

“Per spiegare il significato della sua morte e risurrezione, Gesù si serve di un’immagine e dice: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (v. 24). Vuole far capire che la sua vicenda estrema – morte e risurrezione – è un atto di fecondità, che porterà frutto per molti. Le sue piaghe ci hanno guariti. Così paragona sé stesso al chicco di grano che marcendo nella terra genera nuova vita. Con l’Incarnazione Gesù è venuto sulla terra; ma questo non basta: Egli deve anche morire, per riscattare gli uomini dalla schiavitù del peccato e donare loro una nuova vita riconciliata nell’amore”. Ho detto per riscattare gli uomini, ma per riscattare te, me, tutti noi”.

“Questo dinamismo del chicco di grano, compiutosi in Gesù, deve realizzarsi anche in noi suoi discepoli: siamo chiamati a fare nostra questa legge pasquale del perdere la vita per riceverla nuova ed eterna. Cosa significa perdere la vita? Cosa significa essere il chicco do grano? Significa pensare di meno a sé stessi, agli interessi personali, e saper ‘vedere’ e andare incontro ai bisogni del nostro prossimo, specialmente degli ultimi. Compiere con gioia opere di carità verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito è il modo più autentico di vivere il Vangelo, è il fondamento necessario perché le nostre comunità crescano nella fraternità e nell’accoglienza reciproca”. “Voglio vedere Gesù, ma vederlo da dentro. Entra nelle sue piaghe”.

Dopo l’Angelus il Papa ha ringraziato per l’accoglienza avuta ieri nel suo pellegrinaggio a Pietrelcina e san Giovanni Rotondo, “che nnon dimenticherò”.

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