06/09/2006, 00.00
VATICANO
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Papa: incontrare la persona di Gesù è lo scopo della nostra vita

All'udienza generale Benedetto XVI torna a parlare della ricerca del volto di Dio. Ai fedeli chiede di pregare per il suo viaggio in Baviera e perché il popolo tedesco incontri "una rinnovata primavera di fede e di civile progresso".

Città del Vaticano (AsiaNews) – Incontrare Gesù cercando di vedere in lui il volto di Dio stesso, il padre celeste, è lo scopo al quale deve tendere tutta la nostra vita. Il "volto di Dio", sul quale Benedetto XVI aveva centrato la sua riflessione in occasione del pellegrinaggio del primo settembre al santuario del Volto santo di Manoppello è stato l'argomento del quale il Papa ha parlato nell'odierna udienza generale, svoltasi alla vigilia della partenza per il "ritorno in patria" di papa Ratzinger, che sabato parte per la Baviera, ove resterà fino a giovedì prossimo. Una visita per la quale egli, al termine dell'incontro ha chiesto la preghiera dei fedeli e che ha affidato a Maria. "Sia Lei – ha detto - a guidare i miei passi: sia Lei a ottenere per il popolo tedesco una rinnovata primavera di fede e di civile progresso".

Ad ascoltarlo, oltre 25mila persone presenti in piazza San Pietro in una calda giornata di fine estate: cappellini multicolori e fazzoletti per proteggersi dal sole. Lo stesso Benedetto XVI, giunto in elicottero da Castel Gandolfo, ha indossato un cappello rosso a falde larghe. Un copricapo che, come il camauro di quest'inverno, era in disuso da tempo.

Il concetto che "con l'incarnazione Dio si è dato un volto umano, se vogliamo conoscere il volto di Dio dobbiamo guardare Gesù" è stato illustrato dal Papa teologo, partendo dall'illustrazione della figura di un altro degli apostoli: Filippo.

Benedetto XVI è partito dall'episodio evangelico nel quale Filippo esorta il titubante Natanaele a conoscere Gesù, dicendogli:  " 'Vieni e vedi!' (Gv 1,46). In questa risposta, asciutta ma chiara, Filippo manifesta le caratteristiche del vero testimone: non si accontenta di proporre l'annuncio, ma interpella direttamente l'interlocutore suggerendogli di fare lui stesso un'esperienza personale di quanto annunciato". "Possiamo pensare – ha aggiunto - che Filippo si rivolga pure a noi con quei due verbi che suppongono un personale coinvolgimento. L'Apostolo ci impegna a conoscere Gesù da vicino. In effetti, l'amicizia ha bisogno della vicinanza, anzi in parte vive di essa. Del resto, non bisogna dimenticare che, secondo quanto scrive Marco, Gesù scelse i Dodici con lo scopo primario che 'stessero con lui' (Mc 3,14), cioè condividessero la sua vita e imparassero direttamente da lui non solo lo stile del suo comportamento, ma soprattutto chi davvero Lui fosse. Più tardi, nella Lettera di Paolo agli Efesini, si leggerà che l'importante è 'imparare il Cristo' (4,20), quindi non solo e non tanto ascoltare i suoi insegnamenti, quanto ancor più conoscere Lui in persona, cioè la sua umanità e divinità, il suo mistero, la sua bellezza. Egli infatti non è solo un Maestro, ma un Amico, anzi un Fratello. Come potremmo conoscerlo a fondo restando lontani? L'intimità, la familiarità, la consuetudine ci fanno scoprire la vera identità di Gesù Cristo. Ecco: è proprio questo che ci ricorda l'apostolo Filippo".

Benedetto XVI ha poi ricordato la risposta di Gesù a Filippo che, durante l'Ultima cena gli aveva chiesto di mostrare loro Il Padre. "Colui che vede me, vede il Padre! Come puoi tu dire: 'Mostraci il Padre'? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? ... Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me' (Gv 14,9-11)".  "Gesù fa riferimento alla propria persona come tale, lasciando intendere che è possibile comprenderlo non solo mediante ciò che dice, ma ancora di più mediante ciò che egli  semplicemente è. Per esprimerci secondo il paradosso dell'Incarnazione, possiamo ben dire che Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza d'ora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che da contemplare il volto di Gesù!".

"Vogliamo concludere la nostra riflessione richiamando lo scopo cui deve tendere la nostra vita: incontrare Gesù come lo incontrò Filippo, cercando di vedere in lui il Padre celeste. Se questo impegno mancasse, verremmo rimandati sempre solo a noi come in uno specchio, e saremmo sempre più soli! Filippo invece ci insegna a lasciarci conquistare da Gesù, a stare con lui, e a invitare anche altri a condividere questa indispensabile compagnia".

 

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