25/11/2016, 11.40
VATICANO
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Papa: la dannazione eterna “non è una sala di tortura”, ma lontananza per sempre da Dio

Mai dialogare col diavolo, “bugiardo” e “truffatore”, “che cerca la nostra rovina” e che “per questo sarà gettato nell’abisso”. Se “apriamo i nostri cuori”, come ci chiede Gesù, e non andiamo per la nostra strada, avremo “la gioia e la salvezza”.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – La dannazione eterna “non è una sala di tortura”, ma lontananza per sempre da Dio, dal “Dio che dà la felicità”. Ma se “apriamo i nostri cuori”, come ci chiede Gesù, e non andiamo per la nostra strada, avremo “la gioia e la salvezza”. L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, prendendo spunto dalla lettura dell’Apocalisse. In questi due ultimi giorni dell’Anno liturgico, infatti, la Chiesa porta a compimento la riflessione sulla fine del mondo.

Il primo ad essere giudicato, ha ricordato Francesco, è il “drago, il serpente antico, che è il diavolo”, e che l’angelo sceso dal cielo getta nell’Abisso, incatenato perché questi "non seducesse più le nazioni: perché lui è il seduttore”, sottolinea Francesco. “Lui è un bugiardo, di più: è il padre della menzogna, lui genera menzogne, è un truffatore. Ti fa credere che se mangi questa mela sarai come un Dio. Te la vende così e tu la compri e alla fine ti truffa, ti inganna, ti rovina la vita. ‘Ma, padre, come possiamo fare noi per non lasciarci ingannare dal diavolo?’. Gesù ci insegna: mai dialogare col diavolo. Col diavolo non si dialoga. Cosa ha fatto Gesù col diavolo? Lo cacciava via, gli domandava il nome ma non il dialogo”. Anche nel deserto, infatti, Gesù non ha “mai usato una parola propria perché era ben consapevole del pericolo”. “Nelle tre risposte che ha dato al diavolo, si è difeso con la Parola di Dio”, la “Parola della Bibbia”. Mai dunque, dialogare con questo “bugiardo” e “truffatore”, sottolinea ancora il Papa, “che cerca la nostra rovina” e che “per questo sarà gettato nell’abisso”.

Nella pagina dell’Apocalisse appaiono poi le anime dei martiri, gli “umili” che hanno testimoniato Gesù Cristo e non hanno adorato il diavolo e i suoi seguaci, “il denaro, la mondanità, la vanità”, dando la vita per questo.

Il Signore giudicherà "grandi e piccoli" per le loro opere, si legge ancora nell’Apocalisse, e i dannati saranno gettati nello “stagno di fuoco”. Una “seconda morte". “La dannazione eterna non è una sala di tortura, questa è una descrizione di questa seconda morte: è una morte. E quelli che non saranno ricevuti nel Regno di Dio è perché non si sono avvicinati al Signore. Sono quelli che sempre sono andati per la loro strada, allontanandosi dal Signore e passano davanti al Signore e si allontanano da soli. E’ la dannazione eterna è questo allontanarsi continuamente da Dio". Lontananza per sempre dal “Dio che dà la felicità”, dal “Dio che ci vuole tanto bene”, questo è il “fuoco”, questa ”la strada della dannazione eterna”. Ma l’ultima immagine dell’Apocalisse si apre alla speranza e anche Francesco lo fa.

Se “apriamo i nostri cuori”, come ci chiede Gesù, e non andiamo per la nostra strada, avremo “la gioia e la salvezza”, “Cielo e terra nuovi” di cui si narra nella Prima Lettura. Lasciarsi dunque “carezzare” e “perdonare” da Gesù, senza orgoglio, ma con speranza, è l’invito finale. “La speranza che apre i cuori all’incontro con Gesù. Questo ci aspetta: l’incontro con Gesù. E’ bello, è molto bello! E Lui ci chiede di essere umili e di dire: ‘Signore’. Basterà quella parola e Lui farà il resto”.

 

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