03/04/2015, 00.00
VATICANO – ITALIA
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Papa: nel Crocifisso vediamo i nostri fratelli perseguitati e crocifissi “sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice”

Alla Via Crucis tra i portatori della croce persone provenienti da Iraq, Siria, Nigeria, Egitto, Cina e Terra Santa. Rievocato anche un brano del testamento spirituale del cristiano pakistano Shahbaz Bhatti. Una preghiera: “Si diffonda nel mondo il diritto fondamentale / alla libertà religiosa”. "Nella crudeltà della tua passione, Signore, vediamo la crudeltà delle nostre azioni. E tutti gli abbandonati dai familiari, dalla società, quanti sono privati della solidarietà”,

Roma (AsiaNews) – “In te vediamo ancora i nostri fratelli perseguitati decapitati e crocifissi per la fede in te sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice”. La persecuzione dei cristiani nel mondo e il “silenzio complice” che le accompagnano sono tornati stasera nelle parole e nella preghiera di papa Francesco a conclusione di una Via Crucis – svoltasi come sempre al Colosseo - dedicata alla “custodia”, ma nella quale la sofferenza dei cristiani è stata fisicamente rappresentata dai portatori della croce, tra i quali ci sono stati persone provenienti da Iraq, Siria, Nigeria, Egitto, Cina e Terra Santa.

E ancora, alla seconda stazione, quando Gesù è spogliato delle vesti la meditazione ha ricordato che “pure in questi giorni vi sono uomini e donne che vengono imprigionati, condannati o addirittura trucidati solo perché credenti o impegnati in favore della giustizia e della pace. Essi non si vergognano della tua croce. Sono per noi mirabili esempi da imitare”. E’ stato rievocato anche un brano del testamento spirituale del cristiano pakistano Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo 2011, pregando, infine: “Signore Gesù, / sostieni interiormente i perseguitati./ Si diffonda nel mondo il diritto fondamentale / alla libertà religiosa. / Ti ringraziamo per tutti coloro che, / come «angeli», /offrono segni meravigliosi del tuo Regno che viene”.

La Via Crucis di questa sera, in certo modo segnata dalla strage di studenti cristiani in Kenya, definita stamattina da Francesco “immensa e tragica perdita di vite” è stata dedicata da mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara, che ne ha scritto i testi, ad “alcune situazioni di vita che caratterizzano – nel bene e nel male – i nostri giorni”.

Così, alla fine del rito, nelle parole del Papa c’è la considerazione che nella passione di Gesù "noi vediamo i nostri quotidiani tradimenti e le nostre consuete infedeltà. Nella tua innocenza, Agnello immacolato, noi vediamo la nostra colpevolezza. Nel tuo viso schiaffeggiato, sputato, sfigurato, noi vediamo la brutalità dei nostri peccati. Nella crudeltà della tua Passione noi vediamo la crudeltà del nostro cuore e delle nostre azioni. Nel tuo sentirti abbandonato noi vediamo tutti gli abbandonati dai familiari, dalla società, dall'attenzione e dalla solidarietà. Nel tuo corpo sacrificato, squarciato e dilaniato noi vediamo i corpi dei nostri fratelli abbandonati lungo le strade, sfigurati dalla nostra negligenza e dalla nostra indifferenza. Nella tua sete, Signore, noi vediamo la sete del tuo Padre misericordioso che in te ha voluto abbracciare, perdonare e salvare tutta l'umanità. In Te, Divino Amore, vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice. Imprimi, Signore, nei nostri cuori sentimenti di fede, speranza, di carità, di dolore dei nostri peccati e portaci a pentirci per i nostri peccati che ti hanno crocifisso. Portaci a trasformare la nostra conversione fatta di parole, in conversione di vita e di opere. Portaci a custodire in noi un ricordo vivo del tuo volto sfigurato per non dimenticare mai l'immane prezzo che hai pagato per liberarci. Gesù crocifisso, rafforza in noi la fede che, non crolli di fronte alla tentazioni. Ravviva in noi la speranza che non si smarrisca seguendo le seduzioni del mondo. Custodisci in noi la carità che non si lasci ingannare dalla corruzione e dalla mondanità. Insegnaci che la Croce è via alla Resurrezione. Insegnaci che il Venerdì Santo è strada verso la Pasqua della luce".

Realtà, evocate durante la processione, come, alla quinta stazione, quando a portare la croce sono stati due malati e un barelliere “Consideriamo una tua grande grazia il fatto che non manchino tra noi dei cirenei. Essi portano la croce degli altri. Lo fanno con perseveranza. A motivarli è l’amore. La loro presenza diventa sorgente di speranza. Mettono in pratica l’invito di san Paolo: “Portate gli uni i pesi degli altri” (Gal 6, 2). E così custodiscono i fratelli”. O alla settima stazione, quando i portatori erano due siriani “Gesù, quanta tristezza nell’abisso di molte anime, ferite dalla solitudine, l’abbandono, l’indifferenza, la malattia, la morte di una persona cara! Incommensurabile è poi la sofferenza di coloro che sono dentro ad avvenimenti crudeli, a parole di odio e falsità; o che incontrano cuori di pietra che provocano lacrime e conducono alla disperazione”.

E alla decima stazione, con i portatori cinesi, quando “l’amore con il quale custodisci ogni creatura, ci fa pensare a situazioni tremende: il traffico di esseri umani, la condizione dei bambini-soldato, il lavoro che diventa schiavitù, i ragazzi e gli adolescenti derubati di sé stessi, feriti nella loro intimità, barbaramente profanati. Tu ci spingi a chiedere umilmente perdono a quanti subiscono questi oltraggi e a pregare perché finalmente si svegli la coscienza di chi ha oscurato il cielo nella vita delle persone. Davanti a Te, o Gesù, rinnoviamo il proposito di “vincere il male con il bene”.

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