21/12/2017, 16.15
VATICANO
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Papa: ‘non voglio lavoro in nero e precariato in Vaticano’

Ai dipendenti vaticano incontrati per gli auguri di Natale, Francesco ha proposto quattro “parole”: lavoro, famiglia, chiacchiere e perdono.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Non voglio lavoro in nero e precariato in Vaticano”. L’ha detto oggi papa Francesco incontrando i dipendenti vaticani per gli auguri natalizi. A uomini donne (e bambini) riuniti nell’aula Paolo VI, Francesco ha proposto in un  discorso a braccio “quattro parole”.

 “Lavoro – ha detto - è la prima parola che vi dico, non per dirvi, lavorate di più ma per dirvi grazie”, e, ha aggiunto, “non voglio lavoro in nero in Vaticano. Vi chiedo scusa, così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro”. “E’ un problema di coscienza per me, non possiamo predicare la Dottrina della Chiesa. Per me è così. Voi aiutatemi, aiutate a risolvere questa situazione”. Il lavoro, ha proseguito, è “strada di santificazione e felicità”. “La maledizione è non avere lavoro, perché il lavoro ci dà dignità, la sicurezza del lavoro ci dà la dignità”. “Questo è un problema mondiale che dipende da tanti fattori e conservare il lavoro è avere dignità, portare il pane e portarlo non dalla Caritas ma perché lavoro, e farlo bene, è dignità”.

“La seconda parola che mi viene in mente di dirvi - ha continuato il Papa - è famiglia. Quando io so che una famiglia vostra è in crisi e ci sono i bambini che si angosciano perché la famiglia è in crisi, io soffro. Lasciatevi aiutare. Per favore, fatevi aiutare, chiedete aiuto in tempo. Custodire le famiglie. Io so che tra voi ci sono alcuni separati e soffro con voi”, “quando i genitori litigano i bambini soffrono. Vi dò un consiglio: mai litigare davanti ai bambini. Custodire la famiglia. La famiglia! La famiglia, questo è il gioiello grande perché Dio ha creato la famiglia. Fecondi, andate avanti.

La terza parola proposta da Francesco, è stata “chiacchiere”, “una parola ricorrente”, come l’ha definita, e che è causa di molte sofferenze. Il paragone scelto dal Papa ha davvero reso l’idea del danno che si può fare quando si mormora. “Un chiacchierone - ha spiegato - è come un terrorista: tira la bomba che esplode e danneggia tanti altri. Non fare il terrorismo delle chiacchiere, per favore!  Come possiamo fare per non chiacchierare? Ma morditi la lingua!

“Perdono e scusa la quarta parola, perché  noi non sempre diamo buon esempio: parlo della fauna clericale”, ha proseguito Papa Francesco. “Ci sono sbagli nella vita che facciamo noi chierici, peccati, ingiustizie, trattiamo un po’ male la gente, a volte siamo nevrotici. Per questo chiedo perdono”. Il Papa ha concluso invitando a non aver paura di chiedere perdono, e di cercare un buon confessore, perché “ci sono tanti preti misericordiosi”, e perché  “il Natale è buona occasione per fare pace in noi stessi”.

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