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  • » 04/05/2017, 13.13

    VATICANO – VIETNAM

    Papa: riconosciute le “virtù eroiche” del cardinale Van Thuân, testimone della speranza



    Vissuto 13 anni in carcere, senza essere mai stato sottoposto a giudizio, in condizioni durissime, è stato “testimone della speranza” tema al quale ha dedicato pensieri e scritti. Di lui Giovanni Paolo II ha detto: “Una vita spesa nell'adesione coerente ed eroica alla propria vocazione”, mentre Benedetto XVI lo cita per due volte nella Spe Salvi.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Ha compiuto un passo significativo verso gli altari il cardinale Francesco Saverio Nguyên Van Thuân, del quale oggi papa Francesco ha emesso il decreto che ne riconosce le virtù eroiche.

    E pochi come lui, nel nostro tempo, sono stati eroici soprattutto nella virtù della speranza. Vissuto 13 anni in carcere, senza essere mai stato sottoposto a giudizio, in condizioni durissime, è stato “testimone della speranza” tema al quale ha dedicato pensieri e scritti. Di lui Giovanni Paolo II ha detto: “Una vita spesa nell'adesione coerente ed eroica alla propria vocazione”, mentre Benedetto XVI lo cita per due volte nella Spe Salvi per sostenere l’affermazione che chi spera non è mai solo. Posto in isolamento, nota papa Ratzinger, il cardinale non si sentiva solo, bensì unito a Dio nella preghiera di speranza, unito al Papa, alla Chiesa, alla diocesi di cui era pastore, unito all’umanità intera.

    Il Servo di Dio Francesco Saverio Nguyên Van Thuân, cardinale di Santa Romana Chiesa, nato il 17 aprile 1928 e morto il 16 settembre 2002, ha il martirio nella storia della sua famiglia. Fu sterminata nell’incendio appiccato al villaggio, perché cristiano, nel 1885. Si salva solo il nonno materno.

    Educato al cristianesimo, Van Thuân nasce a Huê il 17 aprile 1928, entra in seminario a 13 anni e diventa sacerdote l’11 giugno 1953. Laureato a Roma in diritto canonico nel 1959, ritorna in Viet Nam a fare il professore, il rettore del seminario e il vicario generale della diocesi di Nha Trang, della quale diventa vescovo nel 1967, a 39 anni. Nel 1975 viene nominato a Saigon. Poco prima che la città venga presa dai comunisti del nord.

    Il 15 agosto 1975, festa dell'Assunta, lo arrestano. Ha solo la tonaca che indossa e il rosario in tasca. Ma già a ottobre comincia a scrivere messaggi dal carcere, su foglietti che gli procura di nascosto un bambino di 7 anni, Quang. Da quei foglietti sono nati i suoi libri, il cui tema dominante è la speranza.

    Vive in prigione per tredici anni, senza giudizio né sentenza. Da Saigon viene prima trasferito in catene a Nha Trang, quindi al campo di rieducazione di Vinh-Quang, sulle montagne. Passa momenti durissimi.

    Per nove anni gli impongono anche l’isolamento, sorvegliato da due guardie solo per lui. Non potendo portare la Bibbia, raccoglie tutti i pezzetti di carta che trova e compone un minuscolo libro sul quale trascrisse più di 300 frasi del Vangelo che ricorda a memoria.

    Per celebrare messa usa il palmo della mano come calice, con tre gocce di vino e una d'acqua. Il vino se l´era procurato scrivendo alla famiglia che gli procurasse la sua medicina per il mal di stomaco. I parenti capirono e gli mandarono una bottiglietta di vino con l'etichetta “medicina contro il mal di stomaco”. Le briciole di pane consacrato le conservava in pacchetti di sigarette.

    E’ in isolamento ad Hanoi quando gli portano un pesce che può cucinare. E’ avvolto in due pagine dell'“Osservatore Romano”, che la polizia usava requisire quando arrivava per posta. Lui lava quei fogli e li fa asciugare al sole, come un segno di unione con Roma e il papa.

    La sua bontà e il suo atteggiamento di amore anche verso i persecutori erano motivo di preoccupazione per il regime, che temeva convertisse le guardie. Che infatti venivano cambiate ogni due settimane.

    In una prigione ottenne da una guardia il permesso di tagliare un pezzetto di legno per fare un croce. In un'altra ottenne un pezzo di filo elettrico col quale fece una catenella per portare la sua croce. Da quella croce e da quella catena Nguyen Van Thuân non si è mai separato. Neanche a Roma, da cardinale.

    A Roma era arrivato nel 1991. Era stato liberato il 21 novembre 1988 ed espulso.

    Giovanni Paolo II lo nomina presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, lo chiama nel 2000 a predicare gli esercizi spirituali  alla Curia romana e nel 2001 lo crea cardinale.

    Muore il 16 settembre 2002, dopo lunghe sofferenze per una rara forma di cancro. “Sogno una Chiesa che abbia nel cuore il fuoco dello Spirito Santo, e dove c'è lo Spirito c'è libertà, dialogo sincero con il mondo e specialmente con i giovani, con i poveri e con gli emarginati”, aveva detto un giorno.

    Nel 2007 è iniziato il processo per la sua beatificazione, la fase diocesana del quale si conclude positivamente il 5 luglio 2013. Il governo vietnamita non vuole che sia beatificato. Alla cerimonia di chiusura della fase diocesana del processo, viene invitato in Vaticano il critico letterario Nguyên Hoang Duc, testimone al processo. Ma viene bloccato al momento di imbarcarsi sull’aereo. Speranza e fede continuano a fare paura.  (FP)

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