01/01/2009, 00.00
VATICANO - PACE 2009
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Papa: seguire il Dio “fatto povero” per combattere la povertà “iniqua”

Benedetto XVI riafferma i contenuti del Messaggio per la Giornata mondiale della pace: Dio non vuole un povertà che umilia la dignità, offende la giustizia, minaccia la convivenza pacifica. La via evangelica della pace è basata sulla sobrietà e sulla solidarietà, una rivoluzione “non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale”, che sollecita le coscienze. Nuovo appello per la pace fra israeliani e palestinesi e contro le violenze nella Striscia di Gaza.

Città del Vaticano (AsiaNews) – C’è una “povertà scelta e proposta da Gesù” con la sua nascita e la sua vita e c’è una “povertà da combattere per rendere il mondo più giusto e solidale”: così Benedetto XVI ha voluto unire la festa di oggi della Madre di Dio e la 42ma Giornata mondiale della pace, il cui tema è “Combattere la povertà, costruire la pace”.

Il papa ha celebrato la messa di inizio d’anno nella basilica di san Pietro, insieme al card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio della Giustizia e della pace; il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano; mons. Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato; Mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Giampaolo Crepaldi, segretario di Giustizia e pace.

Riferendosi al Vangelo della messa di oggi (Lc 2,16-21), il papa ha spiegato: “La nascita di Gesù a Betlemme ci rivela che Dio ha scelto la povertà per se stesso nella sua venuta in mezzo a noi… l’amore per noi ha spinto Gesù non soltanto a farsi uomo, ma a farsi povero”. Allo stesso tempo – ha continuato – “c’è una povertà, un’indigenza, che Dio non vuole e che va ‘combattuta’ – come dice il tema dell’odierna Giornata mondiale della pace; una povertà che impedisce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; una povertà che offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica. In questa accezione negativa rientrano anche le forme di povertà non materiale che si riscontrano pure nelle società ricche e progredite: emarginazione, miseria relazionale, morale e spirituale”. Fra i tanti aspetti contraddittori del nostro pianeta, il pontefice denuncia in particolare la corsa agli armamenti: “Da una parte si celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e dall’altra si aumentano le spese militari, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna a ridurle al minimo (cfr art. 26)”.

La proposta cristiana per il mondo è di “stabilire un ‘circolo virtuoso’ tra la povertà ‘da scegliere’ e la povertà ‘da combattere’. Si apre qui una via feconda di frutti per il presente e per il futuro dell’umanità, che si potrebbe riassumere così: per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà, quali valori evangelici e al tempo stesso universali. Più in concreto, non si può combattere efficacemente la miseria….. se non si cerca di ‘fare uguaglianza’, riducendo il dislivello tra chi spreca il superfluo e chi manca persino del necessario”.

“La povertà”, ribadisce il pontefice, non è “un valore in sé, ma … essa è condizione per realizzare la solidarietà”. E ancora: "La povertà della nascita di Cristo a Betlemme, oltre che oggetto di adorazione per i cristiani, è anche scuola di vita per ogni uomo. Essa ci insegna che per combattere la miseria, tanto materiale quanto spirituale, la via da percorrere è quella della solidarietà, che ha spinto Gesù a condividere la nostra condizione umana”.

La proposta di Benedetto XVI è ancora più urgente nell’attuale “crisi economica globale”, definita “un banco di prova”. “Siamo pronti – ha detto il papa - a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo”.

Davanti ai membri della Curia romana e a molti ambasciatori presso la Santa Sede, il papa sottolinea che “per poter camminare sulla via della pace, gli uomini e i popoli hanno bisogno di essere illuminati dal "volto" di Dio ed essere benedetti dal suo ‘nome’. ..La venuta del Figlio di Dio nella nostra carne e nella storia ha portato una irrevocabile benedizione, una luce che più non si spegne e che offre ai credenti e agli uomini di buona volontà la possibilità di costruire la civiltà dell’amore e della pace”.

Esiste una “via evangelica alla pace”: “la storia terrena di Gesù – spiega il pontefice -  culminata nel mistero pasquale, è l’inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una ‘rivoluzione’ pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze”.

Il papa cita spesso san Francesco di Assisi come modello di questa “via evangelica”, ma guarda sopratutto a Maria, la madre di Dio. Lei “comprese che Dio si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’accoglienza reciproca”.

Benedetto XVI ha concluso la sua omelia con un nuovo appello per la pace in Terra Santa. Riferendosi ancora alla madre di Dio, egli ha detto: “A Lei affidiamo il profondo desiderio di vivere in pace che sale dal cuore della grande maggioranza delle popolazioni israeliana e palestinese, ancora una volta messe a repentaglio dalla massiccia violenza scoppiata nella striscia di Gaza in risposta ad altra violenza. Anche la violenza, anche l’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – ‘da combattere’. Che esse non prendano il sopravvento! In tal senso i Pastori di quelle Chiese, in questi tristi giorni, hanno fatto udire la loro voce. Insieme ad essi e ai loro carissimi fedeli, soprattutto quelli della piccola ma fervente parrocchia di Gaza, deponiamo ai piedi di Maria le nostre preoccupazioni per il presente e i timori per il futuro, ma altresì la fondata speranza che, con il saggio e lungimirante contributo di tutti, non sarà impossibile ascoltarsi, venirsi incontro e dare risposte concrete all’aspirazione diffusa a vivere in pace, in sicurezza, in dignità. Diciamo a Maria: accompagnaci, celeste Madre del Redentore, lungo tutto l’anno che oggi inizia, e ottieni da Dio il dono della pace per la Terrasanta e per l’intera umanità. Santa Madre di Dio, prega per noi. Amen”.

Foto: CPP

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