10/06/2015, 00.00
VATICANO
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Papa: “aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere” ed educare i giovani alla solidarietà verso la sofferenza altrui

La famiglia “è stata da sempre l’‘ospedale’ più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne, che garantiscono le cure e aiutano a guarire”. La Chiesa invita alla “preghiera continua per i propri cari colpiti dal male” e alla solidarietà ecclesiale, “che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere” è il compito della Chiesa che invita alla “preghiera continua per i propri cari colpiti dal male”, alla solidarietà alla quale è “importante educare i figli fin da piccoli”, perché “un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano ‘anestetizzati’ verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite”.

Proseguendo nelle catechesi dedicate al tema della famiglia, oggi il Papa ha affrontato “un aspetto molto comune nella vita delle nostre famiglie”, quello della malattia, “un’esperienza della nostra fragilità, che viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini, e poi soprattutto da anziani. Quando arrivano gli acciacchi”.

Alle 30mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale, tra le quali, come di consueto, è lungamente passato con la jeep bianca – sulla quale ha anche fatto salire due chierichetti – Francesco ha ricordato che “nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un ‘di più’ di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo ‘di più’. Tante volte per un padre e una madre, è più difficile sopportare il male di un figlio, di una figlia, che non il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’‘ospedale’ più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne, che garantiscono le cure e aiutano a guarire”.

“Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno che lotta contro la malattia e che è venuto per guarire l’uomo da ogni male. Il male dello spirito e il male del corpo”. “Se penso alle grandi città contemporanee, mi chiedo dove sono le porte davanti a cui portare i malati sperando che vengano guariti! Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un’altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato”. E “Gesù manda i discepoli a compiere la sua stessa opera e dona loro il potere di guarire, ossia di avvicinarsi ai malati e di prendersene cura fino in fondo”. E “aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati” resta il compito della Chiesa.

Di fronte alla malattia, ha detto ancora, “anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia”. “Quante volte vediamo arrivare a lavoro un uomo, una donna con una faccia stanca” perché ha dovuto accudire durante la notte un figlio, uno dei suoi cari e nonostante la stanchezza “la giornata continua con il lavoro”. “Queste cose sono eroiche”, è l’“eroicità delle famiglie”, “eroicità nascoste” che si vivono “quando uno è ammalato, quando il papà, la mamma, il figlio, la figlia… E si fanno con tenerezza e con coraggio”.

“La comunità cristiana – ha concluso – sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia; un tesoro di sapienza, che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio”.

 

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