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  • » 16/09/2016, 13.28

    SIRIA

    Parroco di Aleppo: Un razzo ha colpito il vescovado siro-cattolico. Timori per la tregua (FOTO)



    Ad AsiaNews p. Ibrahim Alsabagh parla di “isolati episodi di violenza” che “preoccupano” la popolazione civile. Eventi “improvvisi” che alimentano il clima di “instabilità e insicurezza”. Serve una “tregua duratura” che permetta la distribuzione di cibo e aiuti. Situazione critica anche nella zona est. I cristiani pregano per la salvezza della città. 

    Aleppo (AsiaNews) - Questa mattina “siamo stati svegliati da un razzo caduto qui vicino” e che “ha centrato la casa vescovile siro-cattolica” ad Azizieh, nel settore ovest di Aleppo. L’edificio, insieme alla cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione, è “da tempo obiettivo di razzi e mortai” scagliati da quartieri controllati dai ribelli. È quanto racconta ad AsiaNews p. Ibrahim Alsabagh, 44enne francescano, guardiano e parroco della parrocchia latina di san Francesco ad Aleppo, la “capitale del Nord” della Siria da settimane epicentro della guerra in Siria. A dispetto della tregua in vigore da tre giorni “e che in linea generale tiene”, aggiunge il sacerdote, vi sono “isolati episodi di violenza” sia ad Aleppo che a Damasco, e che “preoccupano” una popolazione civile estenuata dal conflitto. 

    Il missile ha colpito il tetto della casa vescovile, prosegue il sacerdote, e ha raggiunto “una stanza per gli ospiti, vuota al momento dell’attacco”. Anche il vescovo e il vicario “non erano presenti” al momento dell’attacco e questo “ha scongiurato la possibilità di vittime o feriti. Restano i danni all’edificio”. 

    “Dall’inizio della tregua si vive una situazione di relativa calma - prosegue p. Ibrahim - che si avverte nell’aria. Tuttavia, questa apparente normalità viene interrotta dal lancio di missili e razzi su chiese e abitazioni”. Sono “eventi improvvisi”, sottolinea il francescano, che fanno permanere un clima di “instabilità e insicurezza”. 

    Il cessate il fuoco iniziato con la festa islamica del Sacrificio (Eid al-Adha) è l’ultimo di una serie di sforzi diplomatici messi in campo sinora da Washington e Mosca. L’obiettivo è cercare di arginare un conflitto quinquennale che ha causato, secondo le stime aggiornate, oltre 300mila morti (430mila secondo altre fonti) e milioni di profughi, originando una catastrofe umanitaria senza precedenti. Oltre 4,8 milioni di persone sono fuggite all’estero, 6,5 milioni gli sfollati interni.

    La situazione di maggiore tensione resta legata ad Aleppo, metropoli del nord della Siria, dove vi sono almeno 250mila persone intrappolate nel settore orientale. Fonti locali riferiscono di persone in disperato bisogno di carburante, farina, grano, latte in polvere e medicine. Dal 13 settembre scorso stazionano due convogli carichi di aiuti circa 40 km a ovest di Aleppo. Fra le ragioni del blocco il fatto che la strada che conduce alla città è controllata da milizie affiliate al Qaeda.

    L’inviato speciale Onu per la Siria Staffan de Mistura conferma che il cessate il fuoco nel Paese tiene a dispetto di “isolate violazioni”. Per l’alto diplomatico delle Nazioni Unite si sta però “perdendo troppo tempo” nella consegna degli aiuti e il governo di Damasco non aiuta nell’opera di distribuzione e la situazione si fa “deplorevole”. 

    Il vero obiettivo, prosegue p. Ibrahim, è garantire una stabilità di lungo periodo e garantire una tregua che sia davvero “duratura” e non limitata a un breve periodo di tempo. Le sofferenze “restano” e “incombono” sulla vita della popolazione civile, che “continua a pagare il prezzo della guerra”. Manca l’acqua in molti settori della città, la fornitura elettrica è sempre interrotta in diversi punti, si fatica a trovare lavoro, anche cibo e medicinali sono difficili da reperire. Inoltre, aggiunge il sacerdote, “servono medici specializzati per alcune patologie specifiche”.

    A breve inizieranno anche le scuole, racconta p. Ibrahim, e “i genitori vivono il dramma se mandare o meno i loro figli in classe. Non si sa cosa succederà dopo questi giorni di tregua ed è forte il timore che possano riesplodere nuove violenze. Soprattuto chi ha figli piccoli, perché non ci sono le condizioni minime per una vita normale. Ci sono ancora famiglie che pensano di lasciare definitivamente la città, fuggire da un giorno all’altro lasciandosi tutto alle spalle. Intanto presidi e insegnanti delle scuole cattoliche si preparano al nuovo anno, nonostante le fatiche e gli ostacoli”. 

    Difficoltà e problemi caratterizzano anche la vita degli abitanti di Aleppo est, come racconta all’Afp Rachid (il nome è di fantasia), di professione infermiere. Egli parla di “situazione catastrofica”, mancano cibo e medicinali e vi sono poche speranze di una consegna a breve degli aiuti”. “È bello vedere i bambini giocare all’esterno [approfittando della tregua] - aggiunge Yasser Hemeish, del Consiglio dei medici di Aleppo - ma per quanto concerne gli aiuti, siamo sempre in attesa”. 

    Le sofferenze della popolazione civile uniscono gli abitanti della zona est (circa 250mila) e del settore ovest (quasi un milione e 200mila), conferma p. Ibrahim, ed è proprio “la dignità dell’uomo che va difesa e salvaguardata in questo contesto di guerra. Noi preghiamo per tutti, per una pace comune. Con questa intenzione - conclude il sacerdote - abbiamo celebrato nei giorni scorso il mistero dell’esaltazione della Santa Croce, della Madonna Addolorata e, domani, delle stimmate di San Francesco”.(DS)

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