01/07/2020, 10.18
IRAN - IRAQ
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Patriarca caldeo: un pastore a Teheran per le ‘molteplici sfide’ dei cristiani iraniani

Il card. Sako ha diffuso un messaggio per la comunità caldea della capitale iraniana, che aspetta con fiducia un vescovo. Emigrazione, embargo ed emergenza coronavirus i temi di maggiore urgenza. La forza della comunità “è nella loro fede e nella speranza”. Serve un “clero locale che conosca le persone, la cultura e la lingua”.

Baghdad (AsiaNews) - I cristiani in Iran devono affrontare “molteplici sfide”, la prima delle quali è l’emigrazione. Un tempo erano almeno 15mila i caldei nella Repubblica islamica, adesso sono solo 4mila fra Teheran e Urmia, e il dato è preoccupante. È quanto sottolinea ad AsiaNews il primate caldeo, card. Louis Raphael Sako, che sul sito del patriarcato ha pubblicato un messaggio rivolto alla comunità della capitale iraniana. "Per arginare l’esodo e rafforzare la realtà locale - prosegue il porporato - abbiamo bisogno di un clero locale che conosca le persone, la cultura e la lingua” rafforzando al contempo “le vocazioni, che sono poche”. 

Fra le priorità da affrontare per il patriarca caldeo vi è la nomina di un vescovo per Teheran. Durante lo scorso Sinodo “abbiamo presentato due nomi ma entrambi hanno ritirato la loro candidatura”, ricorda il card. Sako. “Dobbiamo cercare - aggiunge il porporato - persone idonee, che conoscano la lingua, il Paese. Ad oggi vi sono solo tre preti iraniani”.

La pandemia di Covid-19 e le sanzioni internazionali hanno causato pesantissime ripercussioni sull’economia della Repubblica islamica che, di riflesso, si sono abbattute sulla popolazione civile, compresi i cristiani uniti nella sofferenza a musulmani ed ebrei. “Il coronavirus - ammette il card Sako - ha complicato la situazione, perché le frontiere sono chiuse, è quasi impossibile ottenere il visto e viaggiare. Aspettiamo con fiducia il prossimo Sinodo, quando tutto sarà tornato alla normalità, e provvederemo a nominare un amministratore patriarcale” per Teheran. 

Al nuovo vescovo, afferma il patriarca caldeo, andrà il compito di “animare le vocazioni sacerdotali e religiose, collaborare con le suore presenti, rafforzare l’impegno nell’ambito educativo con le scuole già esistenti e sostenere le attività, fra cui le case per anziani”. In Iran vi è piena libertà religiosa, conferma il cardinale, “ma l’embargo pesa molto sia a livello economico che sociale. Noi irakeni ben lo sappiamo, per averlo sperimentato 12 anni sulla nostra pelle”. 

I cristiani, come il resto della popolazione, “sentono molto l’isolamento” per questo “dobbiamo pensare a loro come popolo”. La loro forza, conclude, “deriva dalla loro fede, dal legame con il Vangelo che per loro rappresenta un tesoro. La loro fede è profonda ed è il segno più tangibile di speranza; la soluzione arriverà, bisogna solo aspettare e pregare”. 

Di seguito riportiamo il messaggio del card. Sako alla diocesi caldea di Teheran: 

Carissimi padri, suore, figlie e figli della benedetta diocesi di Teheran, 
grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo (1 Corinzi 1/3).
Comprendo la vostra difficile situazione, nei termini del costo della vita e delle condizioni di salute a causa del blocco (embargo) che viene imposto contro il vostro Paese. Ecco perché viene ancor più apprezzata la vostra fede e il vostro impegno; vi rinnovo l’invito a lavorare insieme, come foste un’unica squadra, in un’ottica di unità, onestà nel servizio reciproco e all’insegna di un amore incondizionato. Preghiamo per voi, nella speranza che possiate tornare a una vita normale, appena sarà passata questa “tempesta”. 
Al tempo stesso, ciascuno di voi è responsabile [della vita di comunità], fino al prossimo Sinodo e all’elezione di un nuovo vescovo autorevole, che sia in grado di essere al vostro servizio all’insegna dell’umiltà, dell’amore e dell’imparzialità. 
Al tempo stesso, ho chiesto al nunzio apostolico in Iran, mons. Leo Boccardi, di restarvi vicino e di aiutarvi a superare tutti i problemi. 
Per quanto mi riguarda, state pur certi che continuerò a seguire la situazione della diocesi di Teheran e di essere al vostro servizio per quanto mi è possibile.
Possiate voi essere sempre sotto la cura e la protezione di Dio. 
Uniti in Cristo.

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