24/12/2014, 00.00
IRAQ - VATICANO
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Patriarca caldeo: la lettera del Papa ai cristiani d’oriente, “oracolo” fonte di coraggio e speranza

Mar Sako: Le parole di Francesco “belle” e “commoventi”, in cui emerge “una profonda sofferenza” e “la vicinanza”. La voce di un profeta che abbraccia una comunità che si prepara a celebrare il Natale nelle tende. “La vicinanza spirituale” del pontefice “ancora più forte della lontananza fisica”.

Erbil (AsiaNews) - "Una lettera molto bella, molto commovente, in cui si sente la profonda sofferenza ma, al tempo stesso, la vicinanza" al popolo irakeno, ai profughi cristiani che celebreranno questa notte il Natale sotto le tende. È quanto sottolinea ad AsiaNews il patriarca caldeo Mar Louis Raphael I Sako, commentando la Lettera di papa Francesco ai cristiani del Medio Oriente, pubblicata ieri in occasione del Natale. Attraverso le sue parole, aggiunge sua Beatitudine, in queste ore a Erbil per preparare la messa di mezzanotte, "sento nel profondo che egli realizza il suo titolo di capo della Chiesa e di padre; una mente che soffre e pensa, ma anche un padre che nutre sentimenti molto nobili, profondi e spirituali, che infonde coraggio e speranza". 

Ieri il pontefice ha pubblicato una lunga lettera indirizzata ai cristiani d'Iraq - unico riferimento diretto a un singolo Stato - e a tutto il Medio oriente, in cui sottolinea che la sofferenza dei cristiani e degli altri gruppi religiosi ed etnici "grida verso Dio". Persecuzioni e sofferenze, spiega il papa, esigono "una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte di tutti i responsabili religiosi", anche i musulmani, che la condannino "in modo unanime e senza alcuna ambiguità". Bergoglio esprime anche vicinanza a quanti soffrono e incoraggia la "testimonianza che essi danno", anche nella manifestazione "dell'ecumenismo del sangue". 

Il patriarca confida di aver letto la missiva del pontefice "durante il volo da Baghdad a Erbil" e "ho subito sentito che era un oracolo. Era la voce di un profeta, come Ezechiele o Geremia - aggiunge - erano le parole di un papa che parla dal suo cuore. Ogni parola ha un senso, essa rappresenta un oracolo di Francesco per i cristiani d'Oriente". Una lettera che lo stesso patriarca aveva annunciato attraverso AsiaNews, dopo aver incontrato Francesco in Vaticano a metà ottobre. 

In queste ore i fedeli si preparano alla solenne messa di mezzanotte (in realtà essa inizia alle 9 di sera), che verrà celebrata in una tenda nei campi profughi di Erbil, capitale nel Kurdistan irakeno; la struttura è in grado di accogliere oltre duemila persone. La funzione verrà trasmessa in televisione da varie emittenti e sarà visibile in tutto il Medio oriente. "Si vive un'atmosfera di attesa, di gioia e di grande felicità" racconta Mar Sako, il quale parlerà della lettera del papa - già pubblicata sul sito del Patriarcato caldeo - nel corso dell'omelia. 

"Il papa non è presente fisicamente - continua sua Beatitudine - ma la sua vicinanza spirituale è ancora più forte della lontananza fisica. La sua è una presenza che si avverte, che colpisce, come appare evidente nello stile usato nella lettera: diretto, biblico, con numerose citazioni, è un testo globale, completo, che riflette nel profondo la nostra condizione, ma che diventa al tempo stesso fonte di coraggio e di speranza". 

Le parole di Francesco, spiega Mar Sako, sono come "tanti brevi appelli, sono dei lampi di luce che aiutano ad aprire gli occhi, che ci guidano e ci spronano a impegnarci con uno spirito e un cuore nuovo". "È una lettera ecumenica - aggiunge - che si indirizza a tutti, cattolici, ortodossi e anche ai musulmani, che devono essere più coraggiosi" nel dialogo e nella condanna delle violenze perpetrate dallo Stato islamico e dalle altre organizzazioni fondamentaliste islamiche. Il papa si rivolge anche ai politici, che "devono adempiere al loro dovere e ai loro impegni", perché tutti possano "vivere nella pace e nella gioia". "Siamo onorati e benedetti dal papa - conclude Mar Sako - un uomo così vicino e lucido, con un grande cuore. Lui è al di fuori delle categorie che siamo soliti usare nella Chiesa. Egli è per tutti, come Gesù era per tutti, e questo è proprio il carattere dell'essere pastore".(DS) 

 

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