18/11/2019, 11.51
LIBANO
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Patriarca maronita: Libano, una barca che affonda nel collasso economico e finanziario

Il card Raï rinnova la solidarietà ai giovani in piazza, protagonisti della “rivolta pacifica” sotto “un’unica bandiera”. Dai leader cattolici l’appello per un esecutivo “credibile ed efficace”. Annullata la maratona di Beirut. Il capo dell’esercito sottolinea la natura pacifica delle proteste, ma i militari sono pronti a intervenire. 

Beirut (AsiaNews) - A tre settimane dalla caduta del governo “le posizioni sono rimaste le stesse” e la “barca della patria sta affondando”: è il duro atto di accusa, lanciato ieri dal patriarca maronita card Beshara Raï. Durante l’omelia domenicale, egli è tornato sulla crisi politica che attraversa il Paese e che, a un mese dall’inizio delle proteste anti-governative del 17 ottobre e le dimissioni del premier, sembra lontana da una soluzione. Il porporato ha rinnovato la preghiera e la solidarietà “al popolo, ai giovani, uomini e donne” protagonisti di questa “rivolta pacifica” contraddistinta “dall’unità sotto un’unica bandiera”. 

I politici, avverte il patriarca Raï, sono “responsabili della formazione del nuovo governo”. Nello svolgimento del loro compito, ha aggiunto, devono essere “liberi da interessi, conti personali e fazioni”. Egli ha quindi auspicato “consapevolezza” del grave compito e della “responsabilità storica” che vive il Libano sull’orlo “del collasso economico e finanziario”. 

Il porporato ha concluso l’omelia condannando il “grande crimine” in atto contro “la patria e i suoi cittadini. È un tradimento - attacca - impoverire il popolo e smantellare lo Stato”. 

L’attuale crisi politica, economica e sociale, entrata nella “seconda fase”, è stata anche oggetto di approfondimento della 53ma sessione ordinaria del Consiglio dei patriarchi e dei vescovi cattolici, che si è tenuta dall’11 al 15 novembre presso la sede patriarcale maronita di Bkerké. I leader cattolici hanno parlato di “rivolta storica” in atto, nel contesto della quale i libanesi “hanno superato l’appartenenza settaria e partigiana” unendosi sotto “l’identità nazionale”. Questa, sottolineano, è stata “la base per la costruzione del Grande Libano cento anni fa”. 

Fra i motori della protesta vi sono “la corruzione” diffusa e “la perdita di fiducia nei leader politici”, il “collasso” economico e sociale e la logica “delle quote e del clientelismo” nelle istituzioni e negli uffici pubblici. Da qui la necessità di un esecutivo “credibile ed efficace” per attuare le riforme, recuperare i fondi depredati nel tempo e recuperare il controllo delle casse pubbliche.

I sit-in nelle piazze, si legge nel documento finale, rappresentano “un evento unico nella storia del Libano” e l’auspicio è che “non venga sfruttato a livello politico e di parte”. Al presidente della Repubblica il compito di garantire “sovranità e indipendenza e unità del popolo”, oltre a “promuovere l’economia” e “costruire lo stato di diritto attraverso la selezione di persone competenti” in risposta alle “aspirazioni di tutti i libanesi, specialmente i giovani”.

Nel frattempo, la situazione di tensione ha spinto gli organizzatori ad annullare in via definitiva la maratona di Beirut, in programma in un primo momento il 10 novembre scorso e rimandata a data da destinarsi. Un appuntamento tradizionale, che anche in passato si è rivestito di significati politici come avvenuto nel 2017, quando si è trasformato in momento di protesta contro Riyadh durante le settimane di tensione legate al “sequestro” dell’allora premier Saad Hariri. 

In queste ore si registrano anche gli interventi del presidente del Parlamento Nabih Berri e del capo delle forze armate, il generale Joseph Aoun. Il primo ha affermato che il Libano è come una nave che sta affondando “poco a poco” e corre il rischio di “inabissarsi” se non vengono prese azioni efficaci. L’alto ufficiale ha invece sottolineato la natura pacifica delle proteste, a differenza delle vittime nel vicino Iraq. “Non impediremo a nessuno di manifestare - ha precisato - ma se qualcuno vuole chiudere strade o colpire le persone, noi saremo pronti a intervenire”. 

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