24/07/2017, 14.45
CINA
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Pechino, il perfetto Stato di polizia con l’aiuto di data-base e intelligenza artificiale

di Willy Wo-Lap Lam

Dopo la morte di Liu Xiaobo si prevede una “bassa marea” per i membri del movimento democratico. La maggior parte di loro sono in prigione, agli arresti domiciliari. I loro movimenti sono controllati grazie a banche dati potentissime. Stessa sorte per i cristiani sotterranei. L’industria del riconoscimento facciale è alle stelle, foraggiata dallo Stato e dalle multinazionali (anche di Taiwan). In più c’è la vecchia arma dei “volontari vigilantes” in ogni quartiere. Il Grande Fratello di Orwell è una realtà. Per gentile concessione della Jamestown Foundation (Traduzione a cura di AsiaNews).

Hong Kong (AsiaNews) - Il brutale trattamento di Liu Xiaobo, primo Premio Nobel cinese, ha violato le norme di un comportamento civile perfino per gli standard del Partito comunista cinese (Pcc). Tre giorni dopo la morte di Liu per cancro al fegato - peggiorato fino allo stadio terminale lo scorso giugno, largamente dovuto alla mancanza di attenzione medica durante i suoi otto anni di carcere nella provincia del Liaoning nel Nordest - le autorità hanno cremato il corpo dell’icona della democrazia e sparso le sue ceneri nel mare. Ciò è stato preceduto da un breve funerale in cui due dozzine di poliziotti e personale della sicurezza di Stato, atteggiandosi come parenti e amici, hanno dato l’ultimo saluto. Ai sostenitori di Liu da tutta la Cina, alcuni dei quali raccolti a Shenyang, è stata vietata la partecipazione alla frettolosa cerimonia.

Sebbene Liu Xia, la vedova di Liu, non sia mai stata accusata di alcun crimine, essa è sottoposta agli arresti domiciliari fin dal 2010. E’ piuttosto improbabile che essa riguadagni in breve tempo la sua libertà (Apple Daily [Hong Kong], 15 luglio; Liberty Times [Taipei], 15 luglio; HKO1.com, 14 luglio).

La domanda più importante dopo la morte di Liu è: potrà tutto questo galvanizzare la già demoralizzata e indifesa comunità per la democrazia in Cina - e accendere un’altra ondata di proteste? La maggior parte dei dissidenti più importanti sono o in prigione o sotto sorveglianza 24 ore al giorno. Solo alcuni di loro hanno avuto la possibilità di parlare con i media occidentali o di Hong Kong riguardo alla morte di Liu. E non sembra che essi siano fiduciosi sul futuro della democrazia. L’attivista per i diritti umani e scrittore liberale Mo Zhixu, un buon amico di Liu, ha detto solo che la morte di Liu avrà “un’influenza a lunga scadenza sui movimenti civili”. Hu Jia, un dissidente di fama internazionale, agli arresti domiciliari, ha detto che gli scritti e le azioni di Liu hanno “piantato i semi della democrazia fra i cinesi”. Comunque, alla richiesta di parlare sulle prospettive della democrazia, Hu ha detto: “Essere pessimisti non ha alcun significato… Abbiamo solo un’opzione, ed è quella di rimanere ottimisti sulla democratizzazione della Cina”. L’amara verità è che grazie al completo controllo sull’informazione da parte del Pcc e al suo instancabile sforzo nel catturare i critici del regime, pochi cittadini cinesi, fuori dei circoli intellettuali, sanno chi sia Liu Xiaobo. Come ha detto Hu: “A Pechino, se domandi a 100 persone e una di loro dice di aver udito di Liu Xiaobo, è davvero molto” (Hong Kong Citizen News, 14 luglio; Cable News, [Hong Kong] 14 luglio; Central News Agency [Taiwan], 13 luglio).

La più grande difficoltà che i dissidenti devono affrontare è che essi devono lottare contro un’avvolgente e pienamente digitalizzata tianluo diwang (天罗地网; “una rete che si dirama dal cielo alla terra”), o ciò che Meng Jianzhu, membro del Politburo incaricato della sicurezza interna, definisce “una griglia multidimensionale, adatta a tutti i tempi e infallibile nel fangkong (防控; prevenzione e controllo)”.

Questo network del wei-wen (维稳; “mantenimento della stabilità”) è stato creato prima che il presidente Xi Jinping salisse al potere cinque anni fa. Ma nel 2014 è stato comunque Xi ad introdurre il concetto di “mega-sicurezza nazionale”, subito dopo aver creato la Commissione centrale per la sicurezza nazionale (Ccsn), il massimo organo della sicurezza in Cina.

Xi, che è anche presidente del Ccsn, ha promesso che Pechino avrebbe esposto una “road map per la sicurezza nazionale con caratteristiche cinesi che saprà affrontare le sfide del 21mo secolo”. “Noi - ha ribadito - metteremo la più grande attenzione alla sicurezza esterna e interna; alla sicurezza territoriale come a quella dei cittadini; a quella tradizionale e a quella non tradizionale” (Xinhua, 16 aprile 2014; China News Service, 1 dicembre 2009). (Vedi: “Terrorism Fears Push Muscular Approach to ‘Overall National Security’,” China Brief, May 7, 2014)[1].

Ma il più grande contributo del leader supremo a ostacolare i movimenti pro-democrazia e altri gruppi “anti-governo”, è la sua determinazione a modernizzare il già formidabile apparato poliziesco statale grazie all’uso di un eccellente software per spionaggio e per relativa sorveglianza. Nel 2014, Xi ha fondato il Gruppo di guida centrale per gli affari del cyberspazio, incaricato di costruire la più vasta banca-dati al mondo per schedare “elementi destabilizzanti” dai criminali e terroristi ai dissidenti, al personale della Chiesa sotterranea, agli attivisti di organizzazioni non governative.

Quadri specializzati del weiwen hanno la piena cooperazione delle piattaforme nazionali dei social media e dell’e-commerce, come pure delle compagnie di alta tecnologia e del cloud, per costruire un network di intelligence senza interruzioni e onni-avvolgente che farebbe l’orgoglio del Grande Fratello di George Orwell (Hong Kong Citizen News, 12 luglio; MIIT.gov.cn, 5 giugno).

Lo Stato onnisciente

Il passo in avanti più notevole è l’uso con successo dell’intelligenza artificiale (IA) per mantenere la stabilità politica. All’inizio del mese lo Anhui Daily ha detto che anfang - “protezione della sciurezza”, che comprende il lavoro della sicurezza nazionale e della polizia - ha fatto un balzo in avanti grazie ai sistemi di sicurezza permessi dall’IA, che beneficiano di vasti dati, sistemi cloud, “apprendimento profondo”, software di identificazione e sorveglianza. “IA più anfang hanno cambiato la difesa passive [contro il dissenso] in attiva e avanzata messa in guardia”, ha detto il giornale. “Questo ha reso possibile la gestione della pubblica sicurezza basata su alta visibilità, digitalizzazione e abilitazione dell’IA” (Anhui Daily, 11 luglio).

Software di riconoscimento facciale elaborati localmente ha permesso alla polizia e alle agenzie di sicurezza dello Stato di tenere traccia di tutti gli “agenti destabilizzanti” nella società. Le foto segnaletiche di criminali e sospetti, come pure dei dissidenti, sono immagazzinate nelle banche dati della polizia per il riconoscimento facciale.  La Cina vanta più di 170 milioni di foto e videocamere di sorveglianza in tutto il Paese, molti dei quali sono interfacciati con le banche dati permesse dalla più moderna IA (South China Morning Post, 26 maggio; Liberty Times, 4 dicembre 2016).

Negli ultimi due anni le tecniche di riconoscimento facciale sono state usate per attività generiche come l’accesso alle macchine per prelevare contanti o per sbloccare i cellulari; ma [negli ultimi tempi] i media hanno riportato sempre più esempi di uso di applicazioni legate all’anfang.

Ad esempio vi è il caso di un residente di Wuhan, chiamato Xiao, ricercato dalla polizia per presunta frode. All’inizio di questo mese egli viaggiava in bicicletta lungo il famoso Lago dell’est della città, quando il computer della polizia  nel centro di sorveglianza ha dato un segnale. La faccia di Xiao è apparsa su una delle telecamere di sorveglianza che permettono il riconoscimento facciale, installate lungo il bordo del Lago dell’est. I media locali riportano che la faccia di Xiao, come ripresa dalla telecamera di sicurezza corrispondeva al 97,44% alla foto di criminali conservata nella banca dati. In 24 ore Xiao è stato arrestato (Ming Pao [Hong Kong], 10 luglio; Wall Street Journal, 26 giugno; Hong Kong Free Press, 19 giugno).

Esperti cinesi e stranieri ritengono che la Cina abbia la tecnologia di sorveglianza con IA più avanzata al mondo (e la più economica). La ragione è semplice: sul riconoscimento facciale e altri know-how simili, la Cina ha il mercato che si espande con maggiore velocità. Ciò va di pari passo con l’assenza di leggi e regolamenti che proteggano la privacy dei cittadini. Secondo Zhao Yong, amministratore delegato della DeepGlint, una compagnia di successo nel campo dell’IA, alla tecnologia della compagnia serve solo un secondo per comparare decine di milioni di gruppi di caratteristiche facciali (CPS.com.cn, 9 marzo). Zhong An Wang (中安网, letteralmente: la rete per la sicurezza cinese, o http://www.CPS.com.cn/), un sito molto popolare fra le emergenti ditte di IA legate all’anfang, nota che nel 2015, il valore dei prodotti generati in questo settore si aggirava sui 486 miliardi di yuan. Fra i maggior investitori vi sono non solo il Ministero della pubblica sicurezza, il Ministero della sicurezza di Stato e altri dipartimenti governativi, ma anche compagnie private. Compagnie del valore di molti miliardi di dollari, nell’area dell’IA, dell’e-commerce, finanza, come pure università che hanno fatto ricchi investimenti nella tecnologia del riconoscimento facciale, comprendono Alibaba, il gruppo Citic, il gruppo Pingan, Vanke, l’università Qinghua.

La Megvii Technology Inc, una ditta all’avanguardia nel software di riconoscimento facciale, ha ricevuto consistenti investimenti dalle multinazionali, compreso il gigante taiwanese della tecnologia informatica Foxconn (China Daily, 12 gennaio; 36kr.com [Beijing], 6 dicembre 2016).

Il grande interesse della Cina per l’ingegneria di enormi dati ha anche dato il via a un corri-corri per progettare un apparato della polizia di Stato con dati essenziali su 700 milioni di utilizzatori di internet. Il Gruppo di guida centrale per gli affari del cyberspazio ha spinto per la creazione di una banca dati nazionale del “credito sociale”. Con informazioni provviste dai social media, dalle piattaforme e-commerce, dalle banche e dalle banche online, fin dal 2015 i dipartimenti di polizia e della sicurezza dello Stato hanno stabilito un sistema di credito sociale a livello nazionale per mantenere schede su attività generiche dei cittadini (South China Morning Post, 24 novembre 2015; BBC Chinese Service, 27 ottobre 2015).

La Cina non è il solo Paese a fare uso di banche dati di credito sociale. Banche e compagnie di carte di credito nelle nazioni occidentali e asiatiche mantengono files molto nutriti sugli introiti e sulla fiducia nel credito dei clienti. La differenza sta nel fatto che tali informazioni mantenute da banche, e-banking, piattaforme di e-commerce, come pure social media, di solito coscienti del diritto alla privacy, in Cina vengono travasate nel sistema di sorveglianza di massa delle forze di sicurezza. In tal modo il Grande fratello ha una immagine piena del tasso di credito dei cittadini, delle loro abitudini di spesa, della loro puntualità nel pagare le tasse. Nei dati sono immessi anche i livelli di educazione dei cittadini, gli stili di consumo, i viaggi all’estero (China Safety.gov.cn, 26 giugno; Hong Kong Free Press, 3 gennaio). Sebbene questi dati sensibili non sono per forza legati alla sicurezza, essi formano una parte importante di un database comprensivo che i dipartimenti di polizia possono usare per accedere in modo rapido a informazioni importanti quasi su ogni cittadino cinese.

Certo, la forma più cruda nel raccogliere dati avviene in particolare nei distretti inquieti come la regione autonoma uigura dello Xinjiang, dove la polizia e la forza paramilitare della Polizia armata del popolo stanno combattendo le attività dei dissidenti e separatisti uiguri. Dal 2016 la polizia ha raccolto campioni di Dna di uiguri con l’apparente proposito di costruire una banca nazionale del Dna degli uiguri. Un recente rapporto di Human Rights Watch (basato a New York) fa notare che le autorità dello Xinjiang hanno di recente acquistato strumenti per la raccolta di Dna, il loro immagazzinamento e analisi del valore di 10 miliardi di dollari Usa (BBC Chinese, 7 maggio; Radio Free Asia, 7 maggio). Sophie Richardson, direttore di Hrw-Cina, ha puntualizzato che “la raccolta di massa del Dna da parte della potente polizia cinese in assenza di efficaci protezioni della privacy o di un sistema giudiziario indipendente sono una ricetta perfetta per degli abusi” (Human Rights Watch, 15 maggio).

Gli occhi del Partito

Il potenziamento della sorveglianza high-tech è andato di pari passo con la raccolta di “intelligence umana” di base, fondata sulla famosa strategia della “guerra del popolo” del presidente Mao. La mobilitazione delle masse per la causa dell’ anfang e del fangkong è stato usato con successo per la prima volta per prevenire problemi nelle Olimpiadi estive del 2008. Quell’anno, nella sola capitale sono stati reclutati 850mila “vigilanti-volontari” (治安志愿者 cioè  “volontari della legge e dell’ordine”). Parte del loro lavoro era raccogliere informazioni per gli uffici locali della pubblica sicurezza dopo aver notato “personaggi sospetti” o aver scoperto “trame” preparate in teoria da terroristi o da gruppi dissidenti. Le stesse tattiche sono state usate dalle autorità di Shanghai e di Hangzhou per assicurare la sicurezza pubblica durante l’Expo 2010 di Shanghai e il summit del G20 lo scorso anno.

Cai Qi (蔡奇), da poco nominato segretario del Partito a Pechino, ha fatto avanzare le cose promettendo di arruolare molti più residenti di Pechino nel network del fangkong della capitale. Il New Beijing Post riporta chele differenti categorie di informatori e altro personale della weiwen hanno superato la quota di 1,4 milioni. Cai ha profuso lodi soprattutto ai contributi sulla weiwen dei distretti cittadini di Chaoyang e Xicheng. A Chaoyang i volontari-vigilantes sono più di 130mila: ciò significa che ve ne sono 227 per ogni kmq. Il capo del Partito ha giurato di trasformare i volontari-vigilantes di Chaoyang nella “quinta più vasta agenzia di intelligence al mondo” (New Beijing Post, 12 luglio; Global Times, 4 luglio). Tale impressionante numero di spie e informatori part-time hanno reso ancora più difficile ai membri di gruppi dissidenti o ong - anche quelle impegnate in temi apparentemente innocui come la protezione dell’ambiente - di espandere la loro organizzazione o realizzare degli eventi.

Conclusione

Dopo la morte di Liu Xiaobo, ogni riferimento a lui o perfino quelli associati a termini come premio Nobel per la pace, Carta ’08, “seppellimento nel mare”, o le iniziali Rip sono state eliminate dai siti cinesi e dai media.

Sono stati bloccati perfino gli emoji a forma di candela, usate da qualcuno come segno di memoriale. Un buon numero di amici e sostenitori di Liu, che sono andati a Shenyang o hanno organizzato brevi e piccole proteste in alcune città cinesi, hanno ricevuto severi avvertimenti o sono stati detenuti per breve tempo dalla polizia. Il movimento pro-democrazia nel Paese al momento è in bassa marea. La crescente sofisticatezza e la capacità di coprire la nazione da parte degli apparati ad IA della polizia di Stato significa che la liberalizzazione politica di Liu, ottenuta attraverso piccoli obbiettivi pacifici e moderati, potrebbe cadere nel sonno per un certo tempo nel futuro.

 


[1] Per una discussione sulle ragioni che hanno spinto Xi a creare il Ccsn, vedi per esempio: David Lampton, “Xi Jinping and the National Security Commission: Policy coordination and political power,” Journal of Contemporary China, March 18, 2015, pp. 759–777; Elizabeth C. Economy, “China’s Imperial President: Xi Jinping tightens his grip,” Foreign Affairs, 2014, http://heinonline.org/HOL/LandingPage?handle=hein.journals/fora93&div=135&id=&page=

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