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  • » 20/06/2006, 00.00

    Cina

    Pechino, nuova ondata di censura: bloccata la ricerca sui maggiori siti cinesi



    Sina e Sohu, i maggiori portali di ricerca su Internet cinesi, sono stati bloccati perché "non sono riusciti a mantenere gli standard governativi e filtrare le parole chiave ritenute politicamente pericolose". Si allunga la lista delle compagnie che accettano la censura del governo.

    Pechino (AsiaNews/Scmp) – I motori di ricerca dei due siti più popolari in Cina sono stati bloccati dal governo, che dimostra in questo modo di voler intensificare ancora di più la censura ed il controllo sulle informazioni che viaggiano su Internet. L'ordine di fermare i sue siti, Sina e Sohu, colpisce un numero imprecisato – stimato comunque sulle tre decine di milioni – di utenti Internet.

    I due siti – sostiene una fonte anonima – sono stati fermati perché non sono riusciti "a mantenere gli standard governativi e filtrare le parole chiave ritenute politicamente pericolose". Fra queste vi sono termini come "democrazia", "Dalai Lama", "Tibet", "Taiwan" ed "indipendenza".

    "Gli editori dei due portali – continua – sono stati avvertiti ieri mattina dall'Ufficio informazioni del Consiglio di Stato e la sera sono stati bloccati". Ora hanno tre giorni per "rimediare ai loro errori, pena la cancellazione della licenza".

    Le due compagnie si sono rifiutate di commentare la decisione e di fornire le statistiche dei loro utenti. Yan Hongyan, portavoce del gruppo Sina, ha dichiarato di "non sapere quale fosse la causa del black out che ha colpito il motore di ricerca".

    Oltre alle aziende interne, anche molte di quelle occidentali che operano nel mercato informatico cinese – fra cui Google, Microsoft, Cisco, Yahoo! e Skype - hanno accettato senza riserve il rigido controllo del Partito comunista cinese. Yahoo! è stata duramente criticato perché, grazie al suo aiuto, il regime è anche riuscito ad arrestare tre dissidenti cinesi che, tramite posta elettronica, si scambiavano critiche sui metodi anti-democratici in vigore in Cina.

    Il portale, con base negli Stati Uniti, non solo ha fornito i codici identificativi dei due utenti – permettendo così la loro incarcerazione – ma ha consegnato all'autorità giudiziaria i testi completi dello scambio che ha costituito il capo d'accusa decisivo per consentire la loro condanna.

    Al momento, il mercato cinese del web è il secondo al mondo con 111 milioni di consumatori; per la fine del 2006 saranno 128 milioni. Con una crescita pari a 250 mila nuovi utenti al giorno, il mercato si avvia a divenire il primo nel giro di un paio d'anni e superare così gli Stati Uniti.

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