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» 20/03/2008
TIBET – CINA
Pechino attacca il Papa, che riceve la gratitudine del governo tibetano in esilio
Il portavoce del ministero cinese degli Esteri risponde alla richiesta di pace lanciata ieri da Benedetto XVI: niente tolleranza per i criminali. Ad AsiaNews, il primo ministro tibetano esprime gratitudine ed apprezzamento per le parole del Pontefice.

Dharamsala (AsiaNews) – E’ durissima la reazione cinese all’appello lanciato ieri da Benedetto XVI per la pace in Tibet: la “cosiddetta tolleranza”, dice il portavoce del ministero degli Esteri, “non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge”. Enorme apprezzamento e “vera gratitudine” per le parole del Pontefice sono state invece espressi ad AsiaNews dal primo ministro del governo tibetano in esilio: il Papa, dice Samdhong Rinpoche, “ha rilanciato nel mondo il nostro dolore, e gliene siamo grati”.
 
Il premier tibetano, dalla sede di Dharamsala, riprende le accuse lanciate dal primo ministro Wen Jiabao al Dalai Lama: “Non abbiamo nulla da rispondere a chi definisce il nostro leader un lupo con la faccia da uomo. Tutte le accuse che ci ha rivolto Pechino sono false, ed in ogni caso non si risponde a chi usa toni del genere”. Rinpoche incontra il Dalai Lama ogni giorno: “Ci consola nelle nostre sofferenze, e ci ricorda che la pace interiore è il fondamento della pace esteriore. Siamo grati per il suo continuo appello alla non violenza, e rattristati nel vedere che le sue parole cadono nel vuoto”.
 
D’altra parte, spiega ad AsiaNews una fonte tibetana, “il governo cinese censura in maniera totale la voce del Dalai Lama sul suo territorio: per questo, i suoi ripetuti appelli per la non violenza e la pace a Lhasa sono rimasti inascoltati. In questo modo, però, si rischia una degenerazione molto pericolosa: Pechino deve capire che il leader buddista è il miglior interlocutore possibile per far cessare la violenza”.
 
Nella regione, riprende la nostra fonte, “si sente il Dalai Lama soltanto quando prega: non sappiamo cosa dice, cosa pensa e per questo molti di noi si sono convinti che la guerriglia anti-cinese è giusta, qualunque costo essa comporti. Invece stiamo scoprendo che il nostro capo spirituale è addolorato dal vedere cosa succede nella nostra terra. Senza l’atteggiamento persecutorio cinese, molti problemi si sarebbero potuti risolvere da tempo”.

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pp. 176
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