23/07/2019, 08.40
IRAN - USA - CINA
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Petrolio iraniano: sanzioni Usa contro una compagnia cinese per violazione all’embargo

Gli Stati Uniti hanno colpito con un provvedimento mirato la Zhuhai Zhenrong. Per Washington l’azienda di Stato era impegnata in una “transazione significativa” per “l’acquisto di greggio”. Bloccate le proprietà e gli interessi; protesta di Pechino. Lo scontro Usa e Iran e la guerra commerciale sino-americana fanno aumentare il prezzo del greggio. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Gli Stati Uniti hanno colpito con sanzioni mirate una compagnia di Stato cinese legata al petrolio, la Zhuhai Zhenrong Co Ltd, per (presunte) violazioni alle restrizioni imposte da Washington sul greggio della Repubblica islamica. A darne l’annuncio è stato lo stesso segretario di Stato Usa Mike Pompeo, in un contesto di crescente tensione fra Teheran e Occidente e fra americani e cinesi per la guerra commerciale in atto. 

In una nota il capo della diplomazia Usa ha sottolineato che la Zhuhai Zhenrong è impegnata “in una transazione significativa” per “l’acquisto di greggio” dall’Iran. Una operazione che viola le restrizioni imposte dall’amministrazione del presidente Donald Trump, che si sono fatte ancor più serrate al termine delle esenzioni ad alcune nazioni. 

Washington ha quindi deciso di bloccare tutte le proprietà e gli interessi della compagnia di Stato cinese negli Usa e ha vietato l’ingresso di Youmin Li nel Paese. “Qualsiasi entità - ha concluso Pompeo - che intende violare le nostre sanzioni, dovrebbe far tesoro del provvedimento preso oggi”. 

L’ambasciata cinese a Washington ha criticato con forza il provvedimento adottato dagli Stati Uniti, sottolineando una volta di più la propria opposizione alle “sanzioni unilaterali” e alla “cosiddetta giurisdizione dal lungo braccio” sulla Cina e altri Paesi”, invocando a pretesto “la legge nazionale”. 

“Invitiamo con urgenza gli Stati Uniti - conclude la nota della rappresentanza di Pechino negli Usa - a correggere immediatamente questo modo di agire sbagliato e di rispettare le altre parti”.

All’origine della tensione fra Iran e Stati Uniti, che ha innescato una gravissima crisi economica nella Repubblica islamica come conferma un sacerdote locale, la decisione del presidente Usa Donald Trump nel maggio dello scorso anno di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015. La Casa Bianca ha quindi introdotto le più dure sanzioni della storia, rafforzato la presenza militare nell’area e azzerato le esportazioni di petrolio iraniane, colpendo in primis la popolazione.

Le tensioni in Medio oriente, acuite in questi giorni dal sequestro di una petroliera battente bandiera britannica da parte dell’Iran, e la guerra commerciale fra Washington e Pechino hanno determinato un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio. Il timore dei mercati e degli investitori è un possibile taglio alle forniture. Il Future Petrolio Brent (LCOc1) è cresciuto del 4% toccando quota 63,30 dollari al barile. Il benchmark internazionale è aumentato dell’1%, mentre il West Texas Intermediate (Wti) è rimasto invariato a 56,22 dollari al barile.

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