13/05/2017, 11.28
IRAN

Presidenziali in Iran: Rouhani contro tutti nell’ultimo dibattito tv prima del voto

Scambi di accuse e battute al vetriolo nel confronto fra i candidati. Il leader uscente ha criticato Raisi perché “sfrutta la religione” per il consenso. Del sindaco di Teheran ha ricordato le violenze contro gli studenti. Secca la replica dei rivali: Rouhani colpevole della crisi economica e del fallimentare accordo sul nucleare. 

 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Accuse incrociate e battute al vetriolo hanno caratterizzato il dibattito televisivo finale in programma ieri, che ha visto contrapposti i sei candidati alle elezioni presidenziali in Iran del 19 maggio. Il leader uscente Hassan Rouhani, esponente della fazione dei moderati, ha accusato i rivali di abusare della religione (islamica) per conquistare il potere e di violenze contro gli studenti. In risposta, gli sfidanti hanno parlato di corruzione, cattiva amministrazione e sostanziale fallimento dell’accordo nucleare. 

Una partita aperta, senza esclusione di colpi, sembra caratterizzare questa vigilia elettorale fra i vari pretendenti. Rouhani è alla ricerca del secondo mandato, come è sempre avvenuto dalla Rivoluzione islamica del 1979 a oggi, allorché tutti i capi di Stato hanno ottenuto una conferma per i successivi quattro anni. 

Tuttavia, la rielezione del presidente uscente non è affatto scontata, sebbene la fazione di conservatori e radicali sia frammentata al suo interno. Se nessun candidato otterrà il 50% dei voti al primo turno, la settimana successiva si terrà il ballottaggio fra i due esponenti che hanno raccolto il maggior numero di preferenze. 

Analisti ed esperti concordano sul fatto che le prossime elezioni saranno una partita a due fra il moderato Rouhani e il conservatore Ebrahim Raisi, candidato di punta dell’ala radicale; il tema economico, oltre all’accordo sul nucleare, saranno fondamentale per convincere l’elettorato.

Il principale sfidante di Rouhani è un fedelissimo dell’ayatollah Ali Khamenei: definito il “cavaliere” della guida spirituale e massima istituzione sciita dell’Iran, egli appartiene alla linea dura che si oppone all’attuale leadership.

Un terzo candidato accreditato di un discreto numero di preferenze è il sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf: ex comandante della Guardia repubblicana e capo della polizia, anch’egli raccoglie gran parte dei sostegni all’intero della fazione più conservatrice. Gli altri tre pretendenti, ma con minori possibilità di vittoria, sono Eshaq Jahangiri, Mostafa Hashemitaba e Mostafa Mirsalim.

Rouhani - un moderato che opera all’interno dell’establishment, alla ricerca dei voti dell’elettorato riformista - ha attaccato Raisi che “sfrutta la religione” per eliminare i rivali e conquistare il potere. Di Qalibaf ha ricordato la gestione delle proteste studentesche alla fine degli anni ’90 e nei primi duemila, quanto ha ordinato gli attacchi contro gli universitari. 

Pronta la replica degli sfidanti, che hanno accusato il presidente uscente di non aver raggiunto progressi in campo economico, pur potendo contare sull’allentamento delle sanzioni occidentali. I sindaco di Teheran ha parlato di “crisi economica, disoccupazione, recessione e inflazione”. Raisi ha ricordato le 250mila piccole imprese che hanno chiuso i battenti e promesso maggiore sostegno alle classi più povere. 

Rouhani ha rilanciato assicurando che lavorerà per ottenere anche la cancellazione delle sanzioni ancora in vigore. Tuttavia, la partita più infuocata si è giocata attorno al tema della corruzione con scambi incrociati di accuse e minacce velate di dossier nascosti pronti per essere diffusi.

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