01/09/2008, 00.00
INDIA
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Pressioni sul presidente per fermare le violenze anti-cristiane in Orissa

Ma le violenze continuano: ieri 4 chiese sono state distrutte. Si allarga anche il fronte: violenze pure nel Madya Pradesh e nel Karnataka.

New Delhi (AsiaNews) – Personalità della società civile indiana hanno incontrato stamane Shrimati Pratibha Patil, presidente della confederazione, chiedendo il suo intervento per fermare le violenze anticristiane nell’Orissa. La delegazione ha pure presentato un memorandum e sta studiando le vie legali per condannare vari gruppi radicali indù che in questi giorni continuano a suscitare l’odio verso i cristiani. Intanto si registrano ancora violenze in Orissa. Ieri sono state distrutte e incendiate 4 chiese e la polizia ha allargato il coprifuoco e il controllo su altri 3 distretti. La campagna anti-cristiana si allarga anche nel Madya Pradesh e nel Karnataka.

La delegazione che ha incontrato il presidente Patil era composta da personalità della cultura e dello spettacolo, oltre a parlamentari cattolici, all’arcivescovo di Cuttack – Bhubaneshwar, mons. Raphael Cheenath; l’arcivescovo di New Delhi, mons. Vincent Concessao, e il portavoce della conferenza episcopale, p. Babu Joseph.

Nel memorandum offerto al presidente, il gruppo chiede che vengano perseguite alcuni leader radicali indù del Vhp (Vishwa Hindu Parishad), dell’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh) e del Bajrang Dal che nei giorni scorsi hanno continuato ad accusare i cristiani dell’assassinio di Swami Laxmanananda lo scorso 23 agosto.

Sebbene la polizia sia convinta che gli autori sono dei guerriglieri maoisti, Praveen Togadia, segretario generale del Vhp ha affermato in un’intervista a un giornale internazionale che “La Chiesa ha ucciso lo Swami”. Ram Madhav, portavoce dell’Rss, ha affermato alla Cnn che “i cristiani sono dietro l’assassinio”. Subhash Chavan, leader nazionale del Bajrang Dal ha dichiarato che “la polizia sta cercando di nascondere la verità, accusando i maoisti”. Tutti loro sono “passibili di condanna per incitamento all’ inimicizia fra comunità e religioni”.

La delegazione ha chiesto al presidente di usare tutto il suo potere per inviare truppe di sicurezza nell’Orissa, dove la polizia e il governo locale sembrano spesso inadeguati.

Nei giorni scorsi la polizia dell’Orissa ha allargato il coprifuoco su altri 3 distretti, oltre ai 9 già sotto controllo. Ma si registrano scontri coi radicali indù, mentre almeno 4 chiese e decine di case sono state bruciate.

La campagna anticristiana – e anticonversione – si sta allargando in altre parti del Paese. Nel Madya Pradesh (India centrale), mentre i cristiani hanno osservato fino ad oggi 3 giorni di digiuno per i loro fratelli di fede in Orissa, gruppi del Bajrang Dal hanno inscenato manifestazioni bruciando fantocci che rappresentano missionari. Anche se vi sono stati tafferugli con studenti cristiani, l’intervento della polizia ha evitato vittime.

Ieri a Chitradurga nel Karnataka, il pastore protestante N Kumar, della chiesa di Sharon, è stato picchiato subito dopo la funzione domenicale. Il gruppo dei radicali indù era entrato in chiesa segnando con pigmento rosso tutti i fedeli radunati, come segno di “riconversione all’induismo”. La polizia era presente, ma non è intervenuta.

(Nella foto: p. Edward, responsabile dell'orfanotrofio di Bargarh, all'ospedale. Il 25 agosto il sacerdote è stato picchiato fino a tramortirlo e lasciato mentre l'edificio veniva bruciato. Nell'incendio è morta arsa viva la collaboratrice Rafani Majhi).

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