08/04/2017, 10.57
INDIA
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Primo sacerdote carmelitano del Kandhamal: Aiuterò gli indù a capire la fede cattolica

di Santosh Digal

Johnson Digal ha 29 anni e proviene da un villaggio di 20 famiglie, per la maggior parte indù. Durante i pogrom del 2008 la sua casa è stata bruciata ed egli ha vissuto in un campo profughi. “Da quando ho iniziato a fare visita ai miei vicini, essi hanno iniziato a cambiare atteggiamento e non hanno più una concezione negativa del cristianesimo”.

Bhubaneshwar (AsiaNews) – Il distretto di Kandhamal nello Stato indiano dell’Orissa, dove nel 2008 i radicali indù scatenarono il più feroce massacro contro i cristiani, avrà il suo primo sacerdote carmelitano. È Johnson Digal, diacono di 29 anni, che prenderà i voti il prossimo 22 aprile. La cerimonia di ordinazione sarà presieduta da mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, e si svolgerà presso la St. Vincent’s Church di Bhubaneshwar. Ad AsiaNews egli afferma che la sua missione “come seminarista e a breve come sacerdote è aiutare gli abitanti del suo villaggio, in maggioranza indù, a sviluppare una percezione, dei comportamenti e una comprensione sana e amichevole della fede cattolica”.

Il diacono fa parte dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (detti comunemente carmelitani). Egli è originario del villaggio di Lujuramunda e appartiene alla parrocchia di Shonkrakhole, nel distretto di Kandhamal. Nel 2008 questo è stato l’epicentro dei pogrom scatenati dagli estremisti indù, costati la vita a 100 cristiani e costretto altri 65mila a fuggire dalle proprie case. Egli racconta che durante le violenze anche la sua casa è stata bruciata e lui e la sua famiglia hanno vissuto come sfollati in un campo profughi governativo.

Il villaggio in cui è nato è composto da 20 famiglie (in tutto circa 400 persone), in cui la maggior parte professa la religione indù. Alcune sono protestanti e solo due – compresa la famiglia di Digal – cattoliche. Il carmelitano riferisce che “la maggior parte degli abitanti locali e anche alcuni miei parenti non capiscono granché del cattolicesimo e dei valori del sacerdozio. Spero di cambiare tutto questo attraverso la mia interazione e i miei rapporti filiali con loro”.

“Durante i miei studi in seminario – continua – ho visitato spesso le case del villaggio e spiegato agli abitanti i diversi aspetti della fede cattolica e i valori del celibato come ministro della Chiesa. E così negli anni ho notato che essi stanno cambiando a poco a poco il loro atteggiamento negativo nei confronti della Chiesa cattolica. Ci sono segnali positivi”.

Johnson è nato nel 1987 e ha frequentato le scuole elementari del villaggio; in seguito ha studiato al liceo Assembly of God Mission School di Bhubaneshwar e ha seguito un corso pre-universitario al Biju Pattnaik College. Nel 2007 è entrato nell’Ordine dei carmelitani e ha ricevuto una formazione biennale al Lisieux Bhavan di Kannur, in Kerala. Poi ha studiato filosofia presso il seminario del Sacro Cuore di Aluva (Kerala), ha trascorso un anno di noviziato al Karmel Niketan di Katikulam, nel distretto di Mananthavady (Kerala), ed infine ha completato la formazione con una laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma.

Dopo l’ordinazione sacerdotale egli formerà i giovani seminaristi della diocesi di Jhansi, in Uttar Pradesh, dove di recente si è insediato il nuovo governo guidato dai nazionalisti indù del Bjp (Bharatiya Janata Party). Nel ricordo delle violenze che lui stesso ha vissuto, oggi il suo obiettivo è costruire relazioni amichevoli tra le varie comunità religiose e “far in modo che gli indù sviluppino atteggiamenti positivi nei confronti della Chiesa cattolica, che si prende cura di tutti i settori della società, a prescindere da credo, classe o casta, attraverso attività sociali, educative e pastorali”. “Tutti hanno sofferto a causa delle violenze – conclude –. Ora le persone hanno superato il trauma. Nel distretto di Kandhamal in modo graduale sta emergendo la riconciliazione tra persone di fede diversa, sebbene ci sia ancora molto da fare in questo cammino di pace”.

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