31/01/2018, 08.44
ONU - MEDIO ORIENTE
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Rapporto Onu: Peggiora la fame nelle aree di guerra in Medio oriente

Secondo un'inchiesta elaborata da Wfp e Fao carestie e insicurezza alimentare peggiorano nelle zone interessate dai conflitti. La situazione più critica si registra in Yemen, piagato da guerre ed epidemie. Preoccupano anche Siria e Libano. Esperto Wfp: Il prezzo delle violenze è “sempre più elevato”. 

 

Beirut (AsiaNews) - L’insicurezza alimentare e le carestie nelle nazioni colpite dai conflitti, soprattutto nella regione mediorientale, continuano a peggiorare a fronte di una crescente criticità nella consegna e nella distribuzione di aiuti alla popolazione. È quanto emerge da una recente inchiesta presentata in questi giorni dagli esperti del Wfp e della Fao (rispettivamente il Programma Alimentare Mondiale e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) al Consiglio di sicurezza Onu.  

L’ultimo rapporto elaborato dalle agenzie Onu si concentra sull’insicurezza alimentare in 16 Paesi al mondo: Afghanistan, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Bissau, Haiti, Iraq, Libano (rifugiati siriani), Liberia, Mali, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen, oltre al Bacino del Lago Ciad.  

Dall’indagine congiunta Fao-Wfp emerge che in oltre la metà di queste nazioni un quarto e oltre della popolazione vive in situazioni di crisi o in livelli di emergenza per quanto concerne la fame.

Il contesto più critico si registra in Yemen, teatro di una guerra civile che ha provocato migliaia di vittime e alcune fra le peggiori epidemie al mondo, come quella di colera che si è aggiunta alla mancanza cronica di cibo e acqua. Nel Paese arabo il 60% della popolazione, pari a 17 milioni di individui, soffre di una malnutrizione acuta. 

A seguire vi sono il Sud Sudan (45%) della popolazione colpita, mentre al terzo posto di questa classifica troviamo la Siria, con il 33% degli abitanti interessati da malnutrizione, per un totale di 6,5 milioni di persone. Il conflitto siriano finisce per avere ripercussioni anche sul vicino Libano, al quarto posto, con il 33% della popolazione e 1,9 milioni di persone interessati dall’emergenza fame. Di questi, la gran parte sono rifugiati siriani. 

Secondo quanto affermano gli esperti delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, in tutti e 16 i Paesi interessati dall’inchiesta il fattore di rischio per la sicurezza alimentare è comune: la guerra. L’intensificarsi dei conflitti è il motivo principale dietro la ripresa dei livelli di fame nel mondo, dopo decenni di costante declino. 

Il numero di persone che soffre la fame nel pianeta è salito a quota 815 milioni nel 2016, rispetto ai 777 milioni dell’anno precedente. Di questi, la maggioranza (489 milioni di persone) vive in nazioni colpite da guerre. Da qui il rinnovato appello alla cessazione dei conflitti e alla crescita degli investimenti nel settore della sicurezza alimentare, quale elemento chiave per raggiungere una pace duratura in tutte le aree di maggiore rischio.

Francis Mwanza, capo della sede del Wfp a Londra, conferma che “il prezzo del conflitto si fa sempre più elevato”, tanto che l’80% del budget dell’organismo viene utilizzato in aree di guerra. “Il pericolo - conclude l’esperto - è che se continuiamo a non avere accesso a diverse nazioni, fra cui lo Yemen - potremmo andare incontro a situazioni di carestia vere e proprie”.

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