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  • » 02/02/2017, 12.07

    CINA

    Richard Madsen: Cristiani cinesi perseguitati anche dal nazionalismo del Partito (Seconda parte)



    Caduta l’enfasi del marxismo leninismo, il Partito cerca di farsi accettare come il difensore della gloriosa cultura Han. Cristianesimo e islam bollati come “religioni straniere”. I legami con la Chiesa universale guardati con sospetto, come “un’alleanza per far cadere il governo cinese”. Le persecuzioni nel Zhejiang.

    San Diego (AsiaNews) – La persecuzione e il controllo sui cristiani in Cina non deriva più ormai dall’impostazione marxista-leninista atea, ma dal nuovo strumento di consenso sociale usato dal Partito: il nazionalismo. Lo stesso Partito sostiene confucianesimo, taoismo, buddismo (pur essendo nato in India), ma sospetta cristiani e musulmani quali agenti di potenze straniere. E’ quanto emerge dalle considerazioni del prof. Richard Madsen, sociologo delle religioni dell’università di S. Diego (California), impegnato in una collaborazione con l’università Fudan di Shanghai e col Centro “Cina del 21mo secolo” di San Diego. Lo scorso luglio, il prof. Madsen ha partecipato a un convegno tenutosi negli Stati Uniti a San Diego sulla situazione religiosa in Cina e sulle prospettive di libertà e di impegno delle religioni nel Paese. In seguito egli ha avuto una conversazione con il vice-direttore del Centro, il prof. Samuel Tsoi, che l’università ha pubblicato come podcast (http://china.ucsd.edu/media-center/podcast.html).

    AsiaNews ha già pubblicato il testo editato della prima parte della conversazione. Questa è la seconda parte.

     

     

    Il bisogno di controllo [da parte del Partito comunista cinese] è ripetutamente citato descrivendolo attraverso una metafora presentata alla conferenza e in altre aree. Essa riguarda la leggenda secondo cui l’imperatore doveva guidare un’inondazione: ciò vuol dire che le dighe devono essere aperte, ma controllate; le religioni sono riconosciute, possono crescere, ma sono sottoposte al controllo.

    Alcune statistiche mostrano che il numero di cristiani in Cina -  protestanti e cattolici -  è senza dubbio cresciuto da 4 milioni (1949) a circa 70 milioni (oggi).  Quindi di questo passo il numero di cristiani in Cina potrà superare quello dei cristiani negli Usa raggiungendo i 200milioni entro il 2030. Uno dei presentatori della conferenza, ha anche introdotto uno studio su una chiesa sita nella città natale di Confucio, divenuta occasione di scontro simbolico fra il confucianesimo e il cristianesimo. Allo stesso tempo organizzazioni cristiane registrano repressioni statali contro chiese cristiane e le tensioni hanno visto un picco sotto il governo di Xi Jinping. Una ong per i diritti dei cristiani ha riportato diversi casi di sparizione e arresti di pastori e la rimozione di centinaia di croci, specie a Wenzhou (Zhejiang), che è nota come la Gerusalemme della Cina.

    Questi attriti tra Stato e Chiesa cosa ci dicono riguardo alla ricerca e alla lotta della Cina per un’identità ideologica, religiosa, spirituale e culturale?

     

    Parte di questa situazione proviene dal nazionalismo. Come ho detto è un modo per celebrare la gloria, la saggezza della cultura cinese. La cultura cinese è cultura dell’etnia Han, che riguarda circa il 92% della popolazione cinese in Cina. Essa è distinta dalla cultura uighuri nella zona occidentale, dalla cultura mongola e così via. La fondazione della cultura Han è quella tradizionalmente insegnata e portata avanti da Confucio e dalla sua scuola, insieme agli insegnamenti dei taoisti e poi - nel primo millennio dell’era comune - dal buddismo che è diventato veramente indigeno tanto che in cinese si parla della “trasmissione Han del buddismo”. Questo è considerato integralmente cinese sebbene sappiamo che il buddismo abbia origini indiane. C’è poi il buddismo tibetano, ma è un tipo diverso e con un diverso stile. Nell’età imperiale, specie durante le ultime due dinastie, queste parti delle tradizioni della cultura cinese si sono mescolate: le persone le imparavano tutte, e applicavano il confucianesimo nei rapporti e valori familiari; praticavano il taoismo in caso di malattia o di interventi medici o roba del genere; praticavano il buddismo quando pregavano per i morti. Quindi hanno combinato e mescolato tutti questi aspetti nelle pratiche della cultura cinese. Da questo punto di vista, il cristianesimo, giusto o sbagliato, era vista come una religione straniera comparsa nel 17esimo secolo ed era vista come “aliena”. La fede cristiana è stata considerata “aliena” perfino quando i cristiani cercavano in molti modi di adattarsi alla cultura cinese – specie alcuni gruppi come i cattolici con i gesuiti nel 1600-1700 e i protestanti in altri periodi - arrivando fino a “indigenizzare” vari aspetti della fede. Ma un altro gruppo ha seguito una linea dura di non compromesso in un miscuglio di posizioni.

    Così molti cristiani hanno detto: Noi siamo cinesi, abbiamo adottato la cultura cinese ed in effetti siamo patriottici. Ma in termini generali questo tipo di discorso lasciava al cristianesimo il marchio di religione straniera. In più, c’è anche il problema che il governo vede i cristiani come parte di una comunità globale con legami in tutto il mondo che potrebbero potenzialmente spingerli a un’alleanza per far cadere il governo cinese. Questo apre ad un’altra questione, ed è comunque una percezione generale. Ne segue che in nome di questo nazionalismo il cristianesimo ha bisogno di essere strettamente controllato. Va detto che nessuna religione come il cristianesimo ha una capacità di adattamento alle diverse culture locali, [visibile] per esempio fra le cosiddette minoranze nazionali, questi piccoli gruppi di cinesi non-Han situati perlopiù nella Cina su ovest. Molti missionari cristiani hanno fatto cose meravigliose come trascrivere la loro cultura orale, apprendere il loro linguaggio, adattandosi ai costumi locali, convertendo intere tribù e comunità, incoraggiandoli a conservare la loro cultura locale. Ma questa è una cosa non buona per il governo cinese perché essi –secondo loro - possibilmente dovrebbero assorbire la cultura Han. Così, l’adattamento cristiano alla cultura in Cina non è lo stesso del fare della cultura Han la cultura esclusiva della Cina, che è la politica attuale del governo. E questo è un problema. Io credo anche che molto incoraggiamento alla religione popolare locale nelle campagne è stato fatto con un occhio attento a congelare lo sviluppo del cristianesimo, per competere con esso.  Un certo tipo di élite politica vede la crescita del cristianesimo in modo molto problematico. Questo è stato visibile specialmente lo scorso anno e con duri risvolti, come ha detto: sono state demolite chiese, le persone sono state costrette a svellere le croci, dei pastori sono stati arrestati e così via... Tutto questo è focalizzato sul cristianesimo, sugli aspetti problematici che il cristianesimo presenta per il governo. E io penso che questo trend non finirà nel prossimo futuro.

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