30/12/2006, 00.00
IRAQ
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Saddam Hussein – Cronologia

Impiccato stamane prima dell’alba, Saddam Hussein, ha dominato la scena irakena per quasi 25 anni con il pugno di ferro e con massacri, contro i vari gruppi etnici e religiosi del Paese e contro i suoi stessi avversari politici. Riportiamo qui alcune date significative della sua vita.

28 aprile 1937 - Nasce nel povero villaggio al-Awja vicino Tikrit, 150 km a nord di Baghdad. Durante l’infanzia il patrigno lo percuote spesso.

 

Ottobre 1956 – Si unisce ai ribelli contro la monarchia filobritannica e milita nel Partito Baath (“Rinascita”).

 

Ottobre 1959 – Un anno dopo il rovescio della monarchia partecipa al fallito attentato contro il primo ministro Abdel-Karim Kassem. Fugge all’estero e vive per 4 anni in esilio al Cairo.

 

Febbraio 1963 – Ritorna a Baghdad dopo che il Partito Baath ha preso il potere con un colpo di Stato. Dopo nove mesi i baathisti sono rovesciati e viene catturato e messo in prigione. Mentre è in prigione è eletto vice segretario generale del partito.

 

Luglio 1968 – Partecipa al colpo di Stato che rovescia il presidente Abdul-Rahman Aref e porta il Partito Baath di nuovo al potere. E’ ormai il numero due del partito, dopo il generale Ahmed Hassan al-Bakr.

 

Marzo 1975 – Come vicepresidente del Consiglio del comando rivoluzionario (RCC) firma l’accordo con lo Scià di Persia per troncare gli aiuti di questo alla rivolta kurda in Iraq, che viene così stroncata.

 

16 luglio 1979 – Prende il potere dopo che il presidente Ahmed Hassan al-Bakr è messo da parte. Assume le cariche di primo ministro, presidente del RCC e comandante supremo delle forze armate. Centinaia di politici di primo piano del partito Baath sono da lui accusati di tradimento e subito giustiziati. Durante i suoi 30 anni di potere il suo nome sarà messo a moschee, aeroporti, quartieri e città. Nelle scuole saranno studiate canzoni che lo celebrano. Sue statue saranno poste all’entrata di ogni villaggio e il suo ritratto appeso in ogni ufficio pubblico e casa privata.

 

22 settembre 1980 – Si considera leader dell’intero mondo arabo e inizia la guerra contro l’Iran della Rivoluzione islamica. Durerà 8 anni e l’Iraq avrà 200mila morti e centinaia di migliaia di feriti.

 

16 marzo 1988 – L’esercito iracheno lancia un attacco chimico contro la città kurda di Halabja, uccidendo circa 5mila persone.

 

20 agosto 1988 – E’ dichiarato il cessate-il-fuoco ufficiale nella guerra con l’Iran. Continua la campagna contro i kurdi. La guerra ha svuotato le casse statali e lasciato un debito di oltre 70 miliardi di dollari verso gli altri Stati arabi. Saddam pensa come ottenere maggiori guadagni con il petrolio.

 

2 agosto 1990 – Invade e dichiara di annettere il Kuwait, accusandolo di tenere basso il prezzo del petrolio. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decide sanzioni contro l’Iraq, che rimarranno anche  dopo la cacciata di Saddam dal Kuwait, causando il collasso dell’economia e lotte interne nella struttura di potere.

 

17 gennaio 1991 – Attacchi aerei degli Stati Uniti e altri Paesi sull’Iraq e il Kuwait occupato. La “Guerra del Golfo” termina il 28 febbraio con la cacciata delle forze irachene dal Kuwait. I bombardamenti hanno devastato le infrastrutture del Paese e massacrato le truppe irachene al fronte (si stimano esserci stati 150mila morti in poche settimane). Durante la ritirata i soldati incendiano i pozzi petroliferi, causando anche un disastro ecologico. Incoraggiati dalla sconfitta dell’esercito, si rivoltano gli sciiti dell’Iraq meridionale. Ma le potenze occidentali non intervengono e Saddam stronca la rivolta. In seguito attacca i ribelli kurdi nel settentrione, costringendo milioni di persone a fuggire sulle gelide montagne. Forze occidentali intervengono per proteggere i fuggitivi tramite un controllo aereo che impedisce l’avanzata dei soldati.

 

Agosto 1995 – I mariti delle sue due figlie minori lo lasciano e fuggono in esilio. Sei mesi dopo accettano l’amnistia e tornano in Iraq. In pochi giorni le mogli ottengono il divorzio e i due sono assassinati in una sparatoria.

 

15 ottobre 1995 – Vince il referendum presidenziale ed è eletto senza avversari con il 99% dei voti.

2000 – Il neoeletto presidente Usa George W. Bush aumenta la pressione contro Saddam. Washington chiede con sempre maggiore insistenza un “cambio di regime”. Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 l’Iraq sarà messo tra gli “Stati canaglia”.

 

15 ottobre 2002 – Nuova votazione presidenziale: vince con il 100% dei voti, secondo i dati ufficiali.

 

Novembre 2002 – Gli ispettori Onu tornano in Iraq per cercare armi proibite. Il Paese distrugge parecchi missili e dice di avere neutralizzato le riserve di antrace. L’ispettore Hans Blix concluderà che l’Iraq collabora e che non ci sono prove di nuovi programmi per l’armamento, ma non convincerà Stati Uniti e Gran Bretagna.

 

7 dicembre 2002 – Presenta le scuse al Kuwait per l’invasione ma critica il governo del Paese. Il Kuwait non accetta le scuse.

 

Febbraio 2003 – Nella prima intervista in oltre 10 anni, Saddam nega di avere armi proibite o legami con al-Qaeda.

 

20 marzo 2003 – Forze degli Stati Uniti e di altri Paesi iniziano la guerra contro l’Iraq.

 

9 aprile 2003 – L’esercito Usa conquista Baghdad e pone fine al potere di Saddam dopo 30 anni. Il dittatore è scomparso.

 

22 luglio 2003 – Due figli di Saddam, Uday e Qusay, sono uccisi dai soldati Usa durante una sparatoria a Mosul.

 

14 dicembre 2003 – Saddam è catturato. Gran parte dell’Iraq si congratula ma scoppiano violente proteste nella zona conosciuta come il “triangolo sunnita”.

 

30 giugno 2004 – Saddam è consegnato alle autorità irachene, dopo la nomina del governo ad interim del primo ministro Iyad Allawi.

 

19 ottobre 2005 – Inizia il processo contro Saddam, accusato di crimini contro l’umanità per l’uccisione di 148 sciiti a Dujial nel 1982 dopo un fallito attentato contro di lui. Si dichiara “non colpevole”. Contesterà sempre la legalità della procedura, che dice guidata da “forze d’invasione”.

 

Agosto 2006 – Inizia il processo per crimini di guerra nella campagna “Anfal” durante la quale nel 1988 furono uccisi decine di migliaia di kurdi.

 

5 novembre 2006 – A Baghdad il tribunale lo dichiara colpevole per crimini contro l’umanità e lo condanna a morte per impiccagione, per l’assassinio dei 148 sciiti d Dujail. Condannati anche il fratellastro ed ex capo della polizia segreta Barzan al-Tikriti e l’ex giudice capo del Tribunale rivoluzionario Awad Hamed al-Bandar.

 

26 dicembre 2006 – In appello è confermata la condanna a morte.

 

30 dicembre 2006 – All’alba è eseguita la condanna di morte.

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