16/07/2013, 00.00
EGITTO - ISLAM
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Scontri al Cairo fra polizia e pro-Morsi. I Tamarod si rifiutano di incontrare l'inviato Usa

In migliaia si sono scontrati con le forze dell'ordine a Ramses Square e sul ponte 6 ottobre. Secondo fonti della Fratellanza, vi sono due morti e 300 feriti. Il vice-segretario di Stato William Burns: C'è una seconda occasione per realizzare la rivoluzione. L'incontro con il gen. Al Sisi, col presidente ad interim Adly Mansour e il primo ministro Hazem al-Beblawi. Oggi o domani il giuramento del nuovo governo.

Il Cairo (AsiaNews) - La polizia del Cairo si è scontrata nella notte con migliaia di sostenitori dell'ex presidente Mohamed Morsi, destituito all'inizio del mese di luglio.

I manifestanti hanno cominciato a radunarsi dopo l'Iftar, la cena che interrompe il digiuno di Ramadan, dopo il calar del sole. Essi hanno gettato pietre contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con gas lacrimogeni. Secondo i Fratelli musulmani, sostenitori di Morsi, vi sono stati due morti e oltre 300 feriti nello scontro vicino a Ramses Square. Altre violenze sono avvenute vicino al ponte 6 Ottobre.

Quelli di stanotte sono i primi scontri violenti dopo una settimana, quando una enorme manifestazione pro-Morsi, si è scontrata con le forze di sicurezza, in cui 55 dimostranti sono morti, insieme a quattro poliziotti.

La manifestazione di ieri è avvenuta mentre in Egitto si svolge la visita di William Burns, vice segretario di Stato Usa. Burns ha incontrato la nuova leadership che ha estromesso Morsi: il gen. Abdel Fattah Al Sisi, capo delle Forze armate, il presidente ad interim Adly Mansour e il primo ministro Hazem al-Beblawi.

Dal 2011, dalle manifestazioni anti Mubarak, gli Stati Uniti hanno tenuto una posizione piuttosto impacciata: dapprima dubbiosi se appoggiare Mubarak o piazza Tahrir; poi, alle elezioni, se appoggiare i Fratelli musulmani o l'esercito. Dopo la vittoria di Morsi, essi hanno dato largo spazio all'amicizia con la Fratellanza e con molta contrarietà hanno accettato la sua dipartita, decretata da oltre 30 milioni di persone appoggiate dall'esercito egiziano.

Ieri Burns ha detto che il Paese aveva "una seconda occasione per realizzare la promessa della rivoluzione".

Ma gli Usa - che sostengono le forze armate egiziane con un aiuto annuale di 1,5 miliardi di dollari - sono ormai molto disprezzati dalla popolazione egiziana. I Tamarod, il movimento anti-Morsi, che ha raccolto oltre 20 milioni di firme per destituirlo, hanno rifiutato di incontrarsi con Burns. Lo stesso hanno fatto i salafiti, anch'essi anti-Morsi.

Intanto prende forma il governo ad interim che dovrebbe portare il Paese alle elezioni all'inizio del 2014 e cercare di sanare la disastrata economia egiziana. Il governo dovrebbe giurare quest'oggi o domani. Fra i membri vi sono: Nabil Fahmy, già ambasciatore negli Usa, come ministro degli Esteri; Ahmed Galal, ex responsabile della Banca mondiale, sarà ministro delle Finanze; Ziad Bahaa-Eldin, esperto di finanze, sarà ministro della cooperazione internazionale; il Premio Nobel Mohamed ElBaradei, sarà vice-presidente per le relazioni internazionali. Ines Abdel Dayem, già capo dell'Opera del Cairo, licenziata da Morsi, dovrebbe divenire ministro della Cultura.

Mentre l'ex presidente è tenuto agli arresti domiciliari, l'ufficio del procuratore generale ha aperto un'inchiesta su di lui e su altri sette membri della Fratellanza, sospettati di aver ucciso dimostranti e di "collaborazione con partiti stranieri per colpire gli interessi nazionali". Fra di essi vi sono Mohamed Badie, il presidente della Fratellanza, e il vicepresidente Essam el-Erian.

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