14/09/2018, 11.27
ARABIA SAUDITA - CANADA
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Scontro Ottawa-Riyadh: i sauditi usano l’arma economica per silenziare critiche sui diritti

Nella controversia pesa il silenzio di Washington, Londra e Bruxelles. Il Canada isolato dall’Occidente. Fonti diplomatiche: tracciata una “nuova linea rossa” nei rapporti con i sauditi. Analisti ed esperti: “Le critiche fanno perdere affari”. Dietro il pugno di ferro la “sete di potere” di bin Salman, col benestare di Trump. 

 

Riyadh (AsiaNews) - La crisi diplomatica fra Canada e Arabia Saudita è il segno di quella che i diplomatici delle cancellerie occidentali chiamano “la nuova linea rossa” nei rapporti con Riyadh, uno dei principali produttori di petrolio al mondo. La necessità di salvaguardare commerci (miliardari) e contratti di collaborazione spinge i governi - da Washington a Londra, passando per Bruxelles - a tacere sui diritti umani e gli abusi su attivisti e semplici cittadini. E che, negli ultimi mesi, hanno fatto registrare una impennata a dispetto delle sbandierate riforme da parte delle autorità e rilanciate dai media mainstream. 

La controversia è divampata ai primi di agosto, in seguito alla decisione di Riyadh di congelare investimenti e rapporti commerciali con il Canada ed espellendo al contempo l’ambasciatore. Nel mirino vi è anche una commessa di armi miliardaria, che rischia di lasciare senza lavoro almeno 2500 famiglie nell’Ontario. Alla base dello scontro, gli interventi del governo di Ottawa contro le violazioni ai diritti umani nel regno.

I sauditi non hanno gradito in particolare un tweet in lingua araba che invocava “il rilascio immediato” di attivisti arrestati di recente. L’uso dell’idioma locale a differenza dell’inglese è visto dai vertici di Riyadh come una ingerenza negli affari interni e un tentativo di “comunicazione diretta” con il popolo. Difatti il messaggio pubblicato dall’account twitter dell’ambasciata canadese in Arabia Saudita è subito diventato virale e i follower - in poche ore - da alcune centinaia hanno superato quota 12mila. 

Una fonte diplomatica occidentale sottolinea che “usare il megafono” per criticare il mancato rispetto dei diritti umani non è la soluzione migliore. Tuttavia, va anche detto che a Riyadh non vi sia un vero e proprio interlocutore credibile al quale affidare proteste per le violazioni e spesso le denunce in passato sono cadute nel vuoto. 

La reazione furiosa di Riyadh - che si è focalizzata sui rapporti commerciali - ha spaventato molti dei governi occidentali, che temono simili rappresaglie in caso di critica. Da qui la decisione di Washington [dopo anni di tensioni con l’ex presidente Obama, l’ascesa alla Casa Bianca di Donald Trump ha segnato una ripresa nei rapporti rafforzati dal legame personale con Mohammed bin Salman (Mbs) - di rimanere in silenzio e isolare di fatto Ottawa. 

All’inizio della crisi fra Canada e Arabia Saudita, l’Unione europea aveva ipotizzato una nota pubblica di biasimo contro Riyadh e una richiesta di rispetto dei diritti umani. Nei giorni successivi però l’iniziativa è tramontata e Bruxelles ha “solo” inoltrato una nota di protesta privata durante un incontro - a porte chiuse - fra responsabili Ue e il ministro saudita degli Esteri Adel al-Jubeir.

Bessma Momani, docente canadese ed esperto di Medio oriente, sottolinea che “le nazioni occidentali saranno sempre più caute nel criticare in modo aperto le politiche interne dei sauditi”. Lo scontro con Ottawa, aggiunge, “ha confermato che si possono perdere molti affari se le critiche” verso il regno “infastidiscono i suoi vertici”. 

Per molti analisti e commentatori il silenzio dell’Occidente in questa vicenda “è assordante”, così come l’uso crescente da parte di Riyadh dell’arma economica come rappresaglia contro le voci critiche. Mbs usa il Canada “per mandare un messaggio al resto del mondo” sottolinea Nader Hashemi, direttore del Dipartimento mediorientale all’università di Denver. “Se vuoi commerciare con l’Arabia Saudita - aggiunge - devi fare silenzio sui diritti umani”. Dietro la crisi fra Ottawa e Riyadh, conclude, “vi è proprio il principe ereditario” che è “assetato di potere” e “convinto di fare quello che vuole” grazie al sostegno di Trump. “Il monito dei sauditi al mondo” conclude il professor Thomas Juneau, esperto di politica estera canadese e Medio oriente, è questo: “Criticate a vostro rischio e pericolo”.

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