09/05/2016, 10.51
TIBET – CINA
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Si dà fuoco per il Tibet, muore madre di cinque figli

Sonam Tso è la seconda persona che sceglie l'auto-immolazione dall’inizio del 2016 e la numero 145 in totale. Passeggiava con il marito nei pressi di un monastero quando ha chiesto di rimanere sola e ha messo in atto la sua protesta. Arrestato il monaco che ha cercato di salvarla.

Dharamsala (AsiaNews) – Sonam Tso, madre di cinque figli, si è data fuoco nella contea di Dzoege per protestare contro il dominio cinese del Tibet. La sua auto-immolazione è la seconda all’interno della regione dall’inizio del 2016, e porta a 145 il numero totale di coloro che si sono dati fuoco contro la presenza di Pechino in Tibet.

Sonam si è uccisa il 23 marzo scorso, ma la notizia è emersa soltanto il 7 maggio a causa delle restrizioni imposte dalle autorità comuniste ai canali di comunicazione da e per l’altopiano. La protesta si è svolta nei pressi del monastero di Sera. Sonam era con il marito, Kalsang Gyaltsen, e stava passeggiando nei pressi del luogo di culto.

A un certo punto chiede all’uomo di lasciarla sola un attimo: lui si allontana e lei si dà fuoco, chiedendo il ritorno del Dalai Lama e libertà per il Tibet. Un monaco la vede e chiama aiuto: insieme al marito e a un altro monaco – Tsultrim, zio di Sonam – spengono le fiamme e corrono verso l’ospedale. La donna muore però ancora prima di uscire dal monastero.

Subito dopo l’auto-immolazione, la polizia arresta Tsultrim con l’accusa di “aver condiviso informazioni” sul gesto di Sonam Tso. Il monaco è stato rilasciato otto giorni dopo l’arresto, ma gli sono stati sequestrati il telefono e i documenti. Anche il marito della vittima è stato interrogato a più riprese dalla polizia.

Questo decesso porta a 145 il numero delle vittime che si sono auto-immolate dal 2009 per protestare contro la politica cinese nella regione. Da parte sua, il Dalai Lama ha più volte invitato i suoi seguaci a non sacrificare la propria vita ma a “trovare altre forme di protesta”. Tuttavia, Pechino accusa il leader religioso di fomentare questi atti “per il suo tornaconto personale”.

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