11/05/2016, 14.20
CINA
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Si rafforza il rifiuto di Xi Jinping “cuore della leadership”

di Willy Lam

Il grande esperto della Cina analizza le divisioni che stanno emergendo nel Politburo, tutte provocate dalle pesanti campagne di Xi Jinping e dal suo rincorrere il culto della personalità (come Mao Zedong). Tali divisioni provocano i fallimenti nella politica finanziaria e rallentano le necessarie riforme. Per gentile concessione della Jamestown Foundation.

Hong Kong (AsiaNews) – “Ogni cespuglio o albero è un nemico”: è un proverbio cinesi che descrive come il timido imperatore Fu Jian, della dinastia Jin dell’Est (317-420 d.C.) è stato una volta così scioccato dalla superiorità delle truppe dei suoi oppositori, da confondere alcuni filari di alberelli piantate in modo ordinato con dei soldati.

Il presidente cinese Xi Jinping non è l’imperatore Fu Jian – egli sembra avere il pieno controllo dell’esercito, della polizia paramilitare, della polizia e delle spie, oltre al labirintico apparato del Partito-Stato. Eppure, la reazione dell’amministrazione di Xi a una lettera anonima che chiede le sue dimissioni, mostra che Xi – il quale è anche Segretario generale del Partito e presidente della commissione militare – non è tanto sicuro sul suo potere.

Alla vigilia dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), apertasi il 5 marzo scorso, il sito web ufficiale Wujie News, basato nella regione autonoma dello Xinjiang, ha pubblicato “Una lettera aperta che domanda al compagno Xi Jinping di dimettersi dal suo Partito e dalle posizioni di comando nello Stato”. L’articolo, firmato da “un gruppo di leali membri del partito”, è stato cancellato dal sito dopo un’ora. Il sito, quasi sconosciuto e controllato dall’Ufficio di propaganda dello Xinjiang, ha detto in seguito di essere stato vittima di hackeraggio da parte di un gruppo non specificato. Ad ogni modo, poiché la missiva anti-Xi è apparsa anzitutto su Caiyu.org, che raccoglie alcuni media pro-democrazia con base a New York, è probabile che la lettera sia il prodotto di alcuni [cinesi]residenti all’estero e critici verso il Partito comunista e verso Xi in particolare. (VOA Chinese, 28 marzo; United Daily News [Taipei], 6 marzo; Canyu.org, 4 marzo)[1].

Contraccolpo

Se Xi e i suoi consiglieri avessero tenuto un profilo basso nell’inchiesta, la questione avrebbe potuto non dominare i social media durante la sessione annuale dell’Anp e per molto tempo dopo. [Invece] sotto gli ordini dei quadri della sicurezza – compreso Meng Jianzhu, membro del Politburo incaricato della Commissione centrale politica-legale – la polizia ha arrestato Ouyang Hongliang, amministratore delegato della Wujie, il presidente Li Wanhui e circa altri 15 membri dello staff. E’ probabile che il sito, aperto solo un anno fa, venga ormai chiuso (Ming Pao [Hong Kong], 24 marzo; RFI Chinese, 24 marzo).

Ancora più intrigante è l’arresto del popolare editorialista Jia Jia lo scorso 15 marzo. Il suo solo coinvolgimento con la petizione era che egli è stato fra i primi a leggerla e ha chiamato il suo buon amico Ouyang per metterlo in guardia sulle conseguenze. Jia è stato rilasciato dopo 10 giorni di detenzione, ma ancora adesso è sotto la sorveglianza della polizia (RFI Chinese, 26 marzo; BBC Chinese, 25 marzo; Apple Daily [Hong Kong], 21 marzo).

Ancora più agghiaccianti sono gli sforzi di Pechino nel molestare e intimidire i parenti di quei critici di Xi basati all’estero. Prendiamo ad esempio il famoso blogger Wen Yunchao, trasferitosi negli Stati Uniti nel 2012. Wen ha 220mila follower su Twitter, spesso commenta le politiche ultra-conservatrici di Xi ed è un oppositore del governo di Xi, come manifestato nella lettera di Wujie. Il 22 marzo scorso, i genitori di Wen e suo fratello, che vivono nel Guangdong, sono stati portati via dalla polizia. Diversi giorni prima, i tre sono stati costretti a chiamare per telefono Wen domandandogli di rivelare gli autori della petizione anti-Xi. Wen, che ha chiesto alla polizia del Guangdong si rilasciare subito i suoi parenti, ha detto di non avere niente a che fare con l’incidente (Amnesty International, 25 marzo; Radio Free Asia, 25 marzo).

Un destino simile si è compiuto per Chang Ping, famoso giornalista e critico del regime, trasferitosi in Germania nel 2012. Dopo la pubblicazione di un articolo che criticava l’arresto di Jia Jia, il mese scorso due fratelli di Chang sono stati arrestati dalla polizia nella loro casa in Sichuan. Ai parenti di Chang hanno detto che essi avrebbero avuto problemi se Chang continuava a dire male dell’amministrazione di Xi nell’edizione cinese della Deutsche Well o su altri media stranieri. (South China Morning Post [Hong Kong], 28 marzo; HK01.com [Hong Kong], 28 marzo).

Xi e i suoi scrivani stanno costruendo in modo febbrile un culto della personalità di stile maoista attorno al supremo leader. Per questo è facile comprendere perché l’evento della Wujie News è stata presa così sul serio. La reazione potenziata della leadership di Xi è egualmente importante perché potrebbe tradire una certa mancanza di sicurezza.

Tale sentimento di insicurezza è forse indotto da forti segnali di resistenza contro la superiorità di Xin da parte di blocchi di potere nel Partito che sono stati emarginati o che sono scontenti dei leader della Quinta generazione e del loro ritorno a discreditate norme maoiste.

Un segnale inequivocabile che il presidente Xi possa non avere tanto spazio, viene dal fatto che il suo status come “cuore della leadership” viene minacciato. Nel dicembre 2015, i media ufficiali hanno cominciato a chiamare Xi “il cuore della leadership”. E i capi di almeno 20 province o di grandi città hanno professato la loro alleanza alla “leadership centrale del partito che ha il compagno Xi Jinping come cuore” (v. China Brief, March 7)

Ad ogni modo, in marzo, nei discorsi di Zhang Dejiang, presidente dell’Anp, di Yu Zhengsheng, presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, e del premier Li Keqiang – tutti membri del Comitato permanente del Politburo – non è apparsa la parola “cuore”. Nel suo rapporto sul governo, diffuso il 5 marzo, Li si è riferito a Xi per cinque volte. Ad esempio, egli ha elogiato la guida offerta dalla “leadership centrale del partito, con il compagno Xi Jinping come segretario generale”. Tale modo di parlare è simile al protocollo usato ai tempi dell’ex presidente Hu Jintao, che non ha mai raggiunto lo status di “cuore della leadership”. [In contrasto, l’ex presidente Jiang Zemin è stato chiamato “cuore della Terza generazione della leadership”]. Tale sviluppo mostra che vi è una sostanziale resistenza nel partito ad elevare Xi all’orgoglioso status di “cuore della leadership”. (Hong Kong Economic Journal, 10 marzo; Wen Wei Po [Hong Kong], 6 marzo).

Tensioni al vertice

Nello stesso tempo, sembra essere venuto allo scoperto un conflitto fra Xi e il premier Li, rappresentante della fazione rivale della Lega giovanile comunista, guidata dall’ex presidente Hu Jintao.

Quando Li ha finito di leggere il suo rapporto sul lavoro del governo il 5 marzo scorso, seguendo un costume tradizionale, in pratica tutti i delegati presenti [all’Anp] gli hanno tributato un entusiastico applauso. In passato, l’ex presidente Hu Jintao aveva stretto le mani al premier Wen Jiabao. Questa volta, invece, Xi non si è degnato nemmeno di applaudire. Quella mattina vi era comunicazione zero fra Xi e Li, pur seduti vicini l’uno all’altro (Chinadigitaltimes.net, 20 marzo; Ming Pao, 15 marzo).

A Pechino non è un segreto che Li sia risentito del fatto che egli sia soggetto alla guida di Xi, nonostante la forte tradizione secondo cui il premier è l’arbitro finale della politica economica. Si dice che le incomprensioni sulla politica economica fra Xi e Li siano la ragione che spiega le mosse grossolane che hanno esacerbato le crisi legate alla caduta del mercato azionario e al deprezzamento del renminbi (South China Morning Post Chinese Edition, 17 febbraio; VOA Chinese, 21 settembre, 2015).

Significativa è stata pure l’assenza di Li durante un incontro del Gruppo guida centrale sull’approfondimento globale delle riforme, un corpo decisionale ad alto livello creato da Xi nel dicembre 2013. Esso è presieduto da Xi e i suoi tre vice-presidenti sono Li; Liu Yunshan membro del Politburo incaricato della propaganda (e perciò della maggior parte dei media cinesi); Zhang Gaoli, vice premier esecutivo e membro del Politburo. Li non si è fatto vedere al 21mo incontro del Gruppo il 22 marzo scorso. L’unica assenza fino ad allora era stato all’incontro del 1mo luglio 2015, quando il premier si trovava in visita in Europa. Tutto ciò sembra confermare la voce che – data la frizione esistente fra Xi e Li – quest’ultimo con ogni probabilità farà il premier solo per un mandato. E sono aumentate le possibilità che egli venga posto a capo dell’Anp dopo il 19mo Congresso del Partito verso la fine del 2017(Ming Pao [Hong Kong], 23 marzo; Xinhua, 22 marzo).

Le fazioni anti-Xi allo scoperto

Anche la rivalità fra Liu Yunshan e Wang Qishan, entrambi membri permanenti del Politburo, è emersa allo scoperto. Liu, un protetto dell’ex presidente Jiang Zemin, è in carica dell’apparato di propaganda. Wang, un “principino” (figlio di qualche papavero anziano del Partito), alleato di Xi, è capo della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari, la temutissima super-agenzia anti-corruzione. Alla vigilia dell’Anp, i media controllati da Liu hanno iniziato ad attaccare Ren Zhiqiang, un magnate immobiliare e un popolare commentatore sui social media. Ren, che è membro del Partito, è stato criticato per non seguire la disciplina, “facendo infondate critiche alla leadership del partito”. Subito, il sito della Commissione anti-corruzione ha pubblicato un articolo a sostegno di tutti i membri del partito che  sono sinceri e retti offrendo opinioni costruttive sul partito. Si sa bene che Ren è un amico stretto di Wang, e la macchina della propaganda di Liu sembra voler colpire Ren per imbarazzare Wang (Theinitium.com [Hong Kong], March 2; Radio Free Asia, March 2; CCDI.gov.cn, March 1).

[Questo fatto] manifesta il fallimento del consenso e del cameratismo all’interno del Politburo, ma anche che è meno solida di prima la tenuta di Xi sulla cosiddetta “Banda dei principini”, considerata una importante base di potere per il presidente. Diversi autorevoli principini hanno espresso critiche alla politica di Xi sia in modo diretto che indiretto.  Secondo Luo Yu – figlio del generale Luo Ruiqing (1906-1978), che è ex capo dello Staff generale e vice-premier – fra i quadri è emersa una “fazione anti-Xi” che pensa che il supremo leader “non ha osservato in pieno la Costituzione e che non sta facendo alcun progresso sulle riforme” (VOA Chinese, March 22).

Zhong Shi, un giornalista del Ming Pao di Hong Kong, nota che alcuni principini si sentono minacciati dalle mosse anti-corruzione di Xi, e altri che sono businessmen attribuiscono le loro perdite nel mercato finanziario ai fallimenti delle politiche economiche di Xi. “Quei principini che ancora adesso sostengono in modo aperto Xi sono quelli che hanno poca influenza e poco peso finanziario”, scrive Zhong (Ming Pao, March 22).

Conclusione

Lo storico indipendente Zhang Lifang, che è anche figlio di un ministro, ha detto che i nemici di Xi sono cresciuti in numero e ferocia perché egli “ha scosso il formaggio di tutti”. Il ripristino di norme maoiste, compreso il riaffiorare del culto della personalità da parte di Xi, dice lo storico, “innalza fra la gente i timori che i cattivi spiriti di Mao non sono scomparsi e che potrebbero fare ritorno” Canyu.org, 22 marzo; VOA Chinese, 21 marzo).

Ad ogni modo, Zhang, commentatore molto noto, non pensa che Xi corra l’imminente rischio di perdere il potere. “Egli è ancora il capitano della nave”, dice, e “mentre vi sono a bordo gruppi di interesse scontenti, la gente non è ancora pronta a eliminare il capitano per paura che i cambiamenti subitanei producano il naufragio”.

In ogni caso, quello che è certo è che Xi è più temuto che amato. E se la costruzione del suo impero continua a intaccare il benessere dei settori politici più disparati, i suoi nemici potrebbero coalizzarsi e rendere effettiva la sua paranoia.

 


[1] Un’altra lettera “butta-fuori Xi”, apparentemente firmata da “171 membri del Partito comunista cinese” è apparso nella sezione dei blogger sul sito Mingjingnews.com, con base a New York, lo scorso 29 marzo. He Pin, il proprietario del Mingjingnews.com, ha detto che gli era impossibile verificare l’identità degli estensori della lettera, che chiede le dimissioni di Xi Jinping da tutte le posizioni. La lettera non è apparsa in nessun media all’interno della Cina e per questo Pechino non ha ancora espresso alcuna reazione a proposito di questa seconda petizione anti-Xi (Apple Daily, March 30; Radio Free Asia, March 29).

 

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