05/08/2010, 00.00
CINA
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Sichuan, in migliaia assediano per ore la stazione di polizia

Scendono in piazza in protesta per pestaggi senza motivo contro cittadini. Le autorità, incapaci di assicurare giustizia, si preoccupano solo di censurare le notizie, che invece dilagano su internet.
 Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Migliaia di manifestanti assediano a lungo la stazione della polizia, il 3 agosto nella città di Lianjie, contea di Weiyuan nel Sichuan. Le autorità cercano di non far trapelare la notizia, ma alcuni residenti mettono su internet la storia e le fotografie, che si diffondono rapide per la rete.
 
Mancano notizie ufficiali e la polizia rifiuta qualsiasi commento. Dalle notizie su internet, risulta che alle ore 3 del pomeriggio una folla in tumulto ha bloccato la via principale della città e circondato la stazione della polizia, in protesta perché 2 concittadini erano stati pestati senza motivo: una donna era stata picchiata a sangue da un funzionario municipale perché aveva posteggiato il suo motociclo davanti a un negozio, un uomo era stato percosso dalla polizia per una disputa con l’ospedale.
 
La folla ha assediato a lungo la caserma, lanciando pietre e mattoni e rovesciando le auto della polizia.
 
Nella Cina del miracolo economico sono frequenti le proteste di piazza (oltre 87mila nel 2008) contro abusi di ogni tipo, da parte di cittadini che non riescono ad avere altrimenti giustizia. Spesso le manifestazioni sfociano in scontri violenti con la polizia, mandata dalle autorità a impedire le proteste. L’esasperazione è elevata e ogni nuovo incidente può innescare una protesta pubblica.
 
Il 5 luglio migliaia di abitanti a Gangkou (Jianxi) hanno assalito il municipio e si sono scontrati con centinaia di poliziotti. La popolazione protestava perché 300 poliziotti in tenuta antisommossa avevano bloccato le vie di uscita alla città per impedire loro di andare a presentare una petizione di protesta alle autorità superiori: chi cercava di aggirare il blocco era stato pestato.
 
Nel giugno 2009 ci sono stati giorni di guerriglia urbana a Shishou, Hubei, quando oltre 50mila residenti hanno occupato le strade protestando per la morte di un giovane in un albergo frequentato da funzionari pubblici: la polizia ha parlato di suicidio ma la famiglia ha denunciato responsabilità personali.
 
Le proteste nascono quando non è possibile ottenere giustizia: come nelle molte città avvelenate dagli scarichi industriali, dove le autorità non controllano l’attività delle fabbriche.
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