13/04/2016, 08.55
SIRIA
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Siria, al via le elezioni parlamentari nelle aree sotto controllo governativo

I seggi resteranno aperti per tutta la giornata di oggi. Il voto riguarda un terzo del Paese, dove vive il 60% della popolazione. L’opposizione diserta le urne. In lizza 3.500 candidati per 250 seggi. Il partito del presidente Assad lancia lo slogan “Il voto di resistenza”. Il Wfp sottolinea l’importanza della tregua per la distribuzione di aiuti. 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Nelle zone controllate dal presidente siriano Bashar al-Assad si sono aperte questa mattina le urne per le elezioni parlamentari, disertate in blocco dal fronte delle opposizioni che le considera illegittime. La tornata elettorale ha preso il via alle 7 del mattino in circa un terzo del Paese, dove vive il 60% della popolazione siriana. I seggi resteranno aperti per 12 ore, sempre che i funzionari governativi non decidano di estendere i termini “a causa della folla”. 

Il voto coincide con l’inizio della seconda tornata di colloqui indiretti di pace Onu a Ginevra (in Svizzera), sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’obiettivo è mettere fine al conflitto e garantire una pace permanente; tuttavia, il futuro del presidente Assad resta lo scoglio da superare fra le parti. 

Tornando al voto di oggi in Siria, analisti ed esperti prevedono una facile vittoria del partito Baath del presidente, che si garantirà anche per il futuro il controllo del Parlamento. Si tratta del secondo voto nel Paese dall’inizio della guerra, nel marzo 2011, che ha causato in cinque anni almeno 270mila morti e milioni di sfollati, originando un’emergenza umanitaria senza precedenti.

Alle elezioni odierne si sono presentati 11.341 candidati, che concorrono per uno dei 250 seggi del Parlamento. Dopo una prima scrematura sono rimaste in lizza 3.500 persone, mentre gli altri hanno abbandonato la corsa perché - spiega il capo della Commissione elettorale Hisham al-Shaar - sapevano di “non avere alcuna possibilità di vittoria”. Fra gli slogan usati dal partito di governo nei cartelloni e manifesti elettorali la scritta: “Il voto di resistenza”.  

Intanto sul fronte umanitario il World Food Program (Wfp) lancia l’allarme per una nuova escalation di violenze nel Paese, che rischia di mettere in crisi la fragile tregua in vigore dal 27 febbraio scorso. Una nuova spirale di combattimenti potrebbe ostacolare la consegna di aiuti e cibo in aree a lungo sotto assedio, in cui la popolazione versa in gravi difficoltà alimentari. 

In un’intervista all’Afp Matthew Hollingworth sottolinea che il cessate il fuoco “è stato importante” perché ha dato alle persone oltre che cibo “anche la speranza”. La fine della tregua, aggiunge, farebbe “crollare questa speranza”. Il mese scorso, grazie al cessate il fuoco (che non riguarda lo Stato islamico e altri gruppi estremisti come al Nusra), le Nazioni Unite hanno potuto consegnare aiuti a 83mila persone nelle aree più a rischio, ben più delle 53mila di febbraio quando ancora infuriava il conflitto. 

In prima fila nella distribuzione di aiuti, conclude l’alto funzionario Onu, i governi di Germania, Russia, Italia, Olanda e Stati Uniti. 

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