01/08/2015, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka, “traditi” dal governo gli abitanti di Paanama

di Melani Manel Perera
Nonostante un provvedimento del febbraio scorso, le famiglie del villaggio non sono ancora potute rientrare nelle loro case. La comunità presenta una petizione alla Human Rights Commission.

Colombo (AsiaNews) – Sono ancora senza una casa le centinaia di famiglie del villaggio di Paanama, nella provincia orientale dello Sri Lanka. Nonostante il provvedimento approvato dal nuovo governo di Maithripala Sirisena lo scorso febbraio, gli abitanti non possono ancora riprendere possesso dei loro terreni. Per questo motivo, il 27 luglio scorso la comunità ha presentato una petizione ufficiale alla Human Rights Commission di Colombo, chiedendo che l’ufficio presidenziale sblocchi l’impasse.

Queste persone hanno perso case, terreni e ogni bene in loro possesso il 17 luglio 2010, quando il governo dell’ex presidente Mahinda Rajapaksa aveva ordinato l’esproprio per scopi turistici. Tuttavia, buona parte del terreno era poi stata posta sotto il controllo dell’esercito e dell’aviazione militare in quanto “zone ad alta sicurezza”.

“Quella notte – ricorda ad AsiaNews P. M. Bandara, uno degli abitanti di Paanama – alcuni uomini armati e a volto coperto hanno fatto irruzione e hanno dato fuoco alle nostre case. Io sono stato preso, e uno di loro ha ordinato di gettarmi addosso benzina e di bruciarmi vivo. Per fortuna sono riuscito a divincolarmi e a scappare. Mi sono rifugiato nel tempio buddista, il monaco mi ha difeso quando sono venuti a cercarmi”.

“Sono andato a nascondermi nella giungla – continua –. Poi, dopo qualche ora, sono tornato a casa mia. I militari mi hanno preso di nuovo, mi hanno malmenato, portato via i vestiti, ma lasciato vivo. Il giorno seguente non siamo più potuti rientrare nel villaggio”.

Alcune donne spiegano ad AsiaNews: “Queste sono le nostre terre, terre in cui abitiamo da generazione. Terre che ci hanno dato da mangiare: qui siamo agricoltori e pescatori. Invece gli uomini di Rajapaksa ci hanno buttato fuori come cani randagi, senza neanche pensare che siamo anche noi esseri umani. Non ne possiamo più, non vogliamo più soffrire in questo modo”.

“Tutto quello che chiediamo – aggiungono – è riavere indietro le nostre terre”. 

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