28/05/2012, 00.00
CINA
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Strage di Tiananmen, si suicida il padre di uno degli studenti uccisi nell’89

L’uomo, Ya Weilin, aveva 73 anni: si è impiccato per protestare contro l’atteggiamento del governo comunista, che non rivela i dettagli della strage e continua a ritenere “anti-rivoluzionario” il movimento pro-democrazia e anti-corruzione decimato durante le proteste del 4 giugno.

Pechino (AsiaNews) - A pochi giorni dalla vigilia del 23mo anniversario della strage di piazza Tiananmen, il padre di uno degli studenti uccisi dall'esercito per le strade di Pechino si è impiccato per protesta contro l'atteggiamento del governo comunista, che continua a ritenere i moti studenteschi "anti-rivoluzionari" e che non ha mai fornito i particolari della strage.

Il suicidio è confermato dalle "Madri di Tiananmen", l'organizzazione che riunisce i familiari delle vittime. Secondo un comunicato apparso sul loro sito l'uomo, Ya Weilin, di 73 anni, è stato ritrovato senza vita nel garage sotterraneo inutilizzato del complesso residenziale nel quale viveva. Secondo i familiari della vittima, Ya ha lasciato un bigliettino nel quale spiega i dettagli della morte del figlio e dichiara di voler morire "in segno di protesta perché la questione non era stata affrontata per oltre 20 anni".

Le "Madri di Tiananmen" è un gruppo formato da 128 familiari delle vittime della strage del 4 giugno 1989 in piazza Tiananmen, quando militari dell'esercito, appoggiati dai carri armati, massacrarono nelle strade della capitale i manifestanti inermi che da oltre un mese invocavano democrazia e la fine della corruzione per la società cinese. Il gruppo è guidato da Ding Zilin, professoressa universitaria in pensione che perse negli scontri il figlio 17enne, Jiang Jielian.

Il suicidio arriva a circa una settimana dall'anniversario della strage di piazza Tienammen, che cade la notte fra il 3 e il 4 giugno, in cui l'esercito comunista intervenne per porre fine alla protesta degli studenti e uccise migliaia di attivisti e semplici cittadini. Le stime delle vittime del massacro oscillano a seconda delle fonti. Il governo cinese non ha mai rivelato in modo completo cosa sia avvenuto quando l'esercito intervenne. Pechino, inoltre, non ha mai fornito un resoconto credibile né ha mai autorizzato un'inchiesta indipendente sugli eventi.

Ogni anno, per commemorare le vittime e chiedere giustizia al governo comunista, la popolazione di Hong Kong si unisce in una grande marcia nel centro del Territorio. I cattolici locali, guidati dal cardinale Zen, tengono inoltre veglie di preghiera per le vittime e i loro familiari.

 

 

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