24/09/2008, 00.00
CINA-TIBET-ONU
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Tibetani e attivisti all'Onu protestano contro Wen Jiabao, la faccia “buona” del regime

Chiedono la liberazione dei prigionieri politici e religiosi, in particolare due registi tibetani. La “bontà” di Wen Jiabao non riesce a nascondere le violenze e l’inaffidabilità del regime.

New York (AsiaNews) – Tibetani e attivisti per i diritti umani hanno cominciato una serie di proteste contro la Cina in occasione della visita all’Onu del premier Wen Jiabao, la prima dal massacro contro i tibetani nel marzo scorso.

La serie di proteste durerà per tutto il tempo della presenza del Primo ministro cinese, la cui agenda include un discorso all’Assemblea dell’Onu oggi, un incontro col presidente americano George W Bush e un’intervista alla Cnn.

I tibetani accusano la leadership cinese di voler nascondere la repressione in corso a Lhasa, frenando l’arrivo di turisti e media e definendo la situazione come “normalizzata”.

Lhadon Tethong, direttore del gruppo Studenti per un Tibet libero afferma: “Wen Jiabao è lo spin  doctor [il dottore del raggiro – ndr] della leadership cinese. Il premier è incaricato di presentare la faccia gentile, nobile del governo cinese. Ma tutta questa manipolazione non può nascondere l’orribile realtà della politica cinese con la sua durezza verso i tibetani, capace di mettere a silenzio tutti coloro che osano gridare per la libertà e  i diritti umani”.

I tibetani chiedono a Pechino di impegnarsi in negoziati efficaci con il governo tibetano in esilio e domandano la scarcerazione dei tibetani detenuti dopo le proteste del marzo scorso. Fra questi, i due registi Dhondup Wangchen e Golog Jigme, entrambi arrestati nel marzo 2008 per aver osato fare un documentario sulla vita dei tibetani sotto il giogo cinese e aver pubblicizzato il loro parere sulle Olimpiadi di Pechino.

Altre organizzazioni, come Free Church for China (Chiesa libera per la Cina) e la Coalition for Citizen’s Rights (Coalizione per i diritti del cittadino), organizzano per domani una manifestazione davanti  all’entrata del Palazzo di Vetro e una mostra di fotografie e opere di artisti sui diritti umani. Oltre a chiedere la liberazione di tante personalità ecclesiali e civili, questi gruppi accusano la Cina anche di mancanza di trasparenza sulla qualità dei cibi (v. scandalo del latte) e la qualità delle costruzioni (v. scandalo delle scuole crollate nel terremoto in Sichuan). (NC)

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