29/01/2011, 00.00
LAOS - CINA
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Un casinò cinese sul Mekong: timori di riciclaggio dietro i progetti di sviluppo

Una ditta cinese impegna miliardi di dollari per realizzare un moderno centro turistico nell’ex Triangolo d’Oro. Previsto un aeroporto, in costruzione una ferrovia. Ma intanto è stato realizzato un casinò. Esperti avanzano dubbi che possa pulire denaro illecito.

Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – Il governo comunista del Laos ha concesso alla ditta cinese King Romans Group 10mila ettari per 99 anni, nella provincia di Bokeo, per realizzare un centro turistico all’avanguardia. Intanto, per primo, è stato realizzato un casinò in perfetto stile cinese, molto frequentato, anche perché l’area è presso i confini con Thailandia e Myanmar, oltre che con la Cina. Ma esperti avanzano dubbi che serva a riciclare denaro “sporco”.

Il progetto approvato nell’aprile 2007 prevede di trasformare il Triangolo d’Oro,  una volta epicentro del traffico di eroina, in un grandioso complesso turistico, con alberghi, centri commerciali, campo da golf, locali per karaoke, palestre per massaggi, piscina, anche centri medici, iniziative di turismo ecologico, allevanti di bestiame e persino un aeroporto internazionale.

Su 3mila ettari destinati a una Zona economica speciale (Sez), che gode di esenzioni fiscali, a Tonphueng è stato realizzato il casinò: i giocatori arrivano dalla Thailandia o dal fiume Mekong dalla cinese Jinghong nello Yunnan. Qui tutto è cinese, dalla cucina alla lingua, alla moneta, ci lavorano 4.500 persone di cui solo 500 laotiani.

Il cinese Zhao Wei, cortese e sorridente presidente del Krg e della Sez, spiega al quotidiano South China Morning Post che sono stati spesi milioni di dollari in infrastrutture, tra l’altro per rinforzare la banchina del fiume e per una strada di 30 chilometri fino alla capitale regionale Ban Houei Xav. Finora sono stati investiti 3 miliardi di yuan (circa 455 milioni di dollari) e il Krg prevede di investire 2,25 miliardi di dollari entro il 2020. L’intero bilancio del Laos nel 2009 è stimato di 1,13 miliardi di dollari.

Zhao spiega che il Krg provvede anche alla sicurezza della Sez, tramite proprie guardie private. Un parte dei profitti è destinata al governo laotiano. Gli piace ripetere che il suo gruppo ha donato milioni di dollari per le scuole del Myanmar e del Laos.

Si prevede la costruzione di una città di 200mila abitanti, Kapok City, che sarà la 2° città del Laos dopo Vientiane. E’ pure in costruzione una linea ferroviaria veloce dalla cinese Kunming a Bangkok attraverso il Laos.

Ma esperti osservano che non è chiara la provenienza delle somme investite dalla Krg, fondi privati e non governativi. Dicono che Zhao è collegato con i casinò di Mong La, nella zona Shan del Myanmar, che molti ritengono costruiti dall’ex leader del narcotraffico Lin Minxian: casinò pure stabiliti al confine con lo Yunnan cinese, caduti in disgrazia dopo il divieto delle autorità cinesi preoccupate per le forti perdite al gioco subite da propri funzionari. Tonphueng non è molto distante da Mong La.

L’imprenditore tailandese Pattana Sittisombat, molto impegnato per la cooperazione economica tra Thailandia, Laos e Yuannan, si dice “molto preoccupato per la possibilità che fondi illeciti possano essere impiegati nel progetto e che questo possa servire a lavare denaro sporco”. Anche fonti delle Nazioni Unite ritengono elevato tale rischio. Accuse che Zhao respinge.

Il ministro laotiano degli Esteri Kenthong Nuanthasing spiega che il governo controlla il progetto, ma aggiunge di non avere “nessuna informazione su Zhao Wei”.

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