22/07/2017, 08.07
INDIA
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Vescovi: il 10 agosto un ‘giorno nero’ per i cristiani dalit discriminati

di Purushottam Nayak

L’iniziativa è dell’Ufficio per i dalit e le classi svantaggiate della Conferenza episcopale indiana. L’ordine costituzionale del 1950 esclude tutti i non indù dai vantaggi riservati agli ex “intoccabili”. Negli anni successivi delle modifiche hanno incluso i sikh e i buddisti. Rimangono emarginati i dalit cristiani e musulmani.

New Delhi (AsiaNews) – Un “giorno nero” da osservare il prossimo 10 agosto per non dimenticare i dalit cristiani discriminati in India da 67 anni. È l’iniziativa lanciata dall’Ufficio per i dalit e le classi svantaggiate della Conferenza episcopale indiana (Cbci). Nei giorni scorsi i vescovi hanno espresso la loro solidarietà al nuovo presidente Ram Nath Kovind, di origini dalit. Ma non mancano di ricordare che il Paese attua una discriminazione su base costituzionale nei confronti di quei dalit che abbracciano il cristianesimo.

L’ordine costituzionale del 1950 sulle “scheduled caste”, firmato il 10 agosto 1950 dall’allora presidente dell’India [Rajendra Prasad, ndr] afferma che “Nessuna persona che professa una religione diversa dall’induismo può essere considerata membro delle Scheduled Caste”. In seguito l’ordine è stato modificato per includere i sikh (nel 1956) e i buddisti (nel 1990).

I vescovi lamentano che la petizione civile 180/2004, che chiedeva la cancellazione del paragrafo 3 dell’ordine del 1950, è ancora pendente di fronte alla Corte suprema. Ciò significa, sostengono, che “i diritti costituzionali dei dalit cristiani e musulmani sono negati da 67 anni a causa della religione”. Nello specifico, le gerarchie ecclesiastiche ritengono che il paragrafo 3 sia “incostituzionale, una pagina nera scritta al di fuori della Costituzione e inserita attraverso la porta nera di un ordine esecutivo”.

Da qui l’invito di mons. Anthonisamy Neethinathan, presidente dell’Ufficio della Cbci, rivolto a tutti i cristiani dell’India, “a osservare il 10 agosto un Giorno Nero nelle vostre regioni, diocesi e istituzioni”. L’evento può prendere la forma di “incontri, raduni, dimostrazioni, scioperi della fame, presentazione di memorandum, veglie e via dicendo”. Così, conclude il vescovo, “nelle vostre aree potete mostrare sostegno e solidarietà ai cristiani che soffrono a causa delle loro umili origini. Vi invito a usare i mezzi di comunicazione, e in particolare i social media, per diffondere le notizie nella società civile”.

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