02/03/2026, 11.29
ASIA - IRAN
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Lavoratori migranti prime vittime della guerra in Israele e nel Golfo

Fra le molte comunità di espatriati si contano già diverse vittime. Il primo decesso nello Stato ebraico per un missile iraniano è stato quello di una badante filippina. Il conflitto investe anche i mari, con un marittimo morto su una petroliera al largo della costa dell’Oman. Un pakistano, un nepalese e un cittadino del Bangladesh le tre persone uccise negli Emirati Arabi Uniti. 

Dubai (AsiaNews) - Ansia, paura e un numero di vittime in continua crescita: la guerra lanciata da Israele e Stati Uniti all’Iran il 28 febbraio scorso, con i raid a Teheran e l’uccisione del grande ayatollah Ali Khamenei, cui è seguita la risposta militare della Repubblica islamica in tutta la regione del Golfo, sta colpendo come era facilmente prevedibile in maniera molto dura i lavoratori migranti. All’interno di questa realtà variegata originaria dell’Asia del sud e del Sud-est e sparsa in diverse aree oggi teatro di guerra - da Israele al Kuwait, dagli Emirati Arabi Uniti (Eau) all’Oman - si contano già diverse morti. E come già accaduto per l’attacco terrorista di Hamas allo Stato ebraico il 7 ottobre 2023, gli espatriati rappresentano il “volto dimenticato” di una regione sempre più in fiamme anche per la loro grande diffusione: secondo gli ultimi dati dell'Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro), infatti, gli “expat” dal continente attivi nel Golfo come medici, infermieri, operari edili e collaboratori domestici sarebbero oltre 24 milioni. 

La prima vittima ufficiale registrata in Israele è una badante 39enne di origini filippine. La donna è deceduta dopo che, nella notte fra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo, un missile lanciato dall’Iran ha bucato la barriera difensiva dello Stato ebraico colpendo un’area residenziale di Tel Aviv; l'esplosione ha danneggiato gravemente due edifici, uno dei quali privo di stanze blindate al suo interno, provocando anche altri 27 feriti due dei quali in modo grave.

In un video messaggio il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha confermato il decesso, aggiungendo che la vittima si chiamava Mary Ann Velazquez de Vera (nella foto) ed era originaria di Pangasinan. È stata identificata da suo marito, anch’egli lavoratore migrante filippino d’oltremare (Ofw) in Israele. De Vera è morta dopo essere stata colpita da schegge, mentre aiutava l’anziano del quale si prendeva cura a entrare nel rifugio antiaereo. Secondo il Dipartimento degli Affari Esteri (Dfa di Manila) circa 975mila filippini si trovano negli Emirati Arabi Uniti (Eau), 813mila in Arabia Saudita e 250mila in Qatar, così come 800 in Iran e 31mila in Israele. 

Pericoli, e morti, giungono anche dal mare: ieri un razzo ha colpito la petroliera MKD VYOM battente bandiera delle Isole Marshall, uccidendo un membro dell’equipaggio, mentre l’imbarcazione stava navigando al largo della costa dell’Oman. In una nota l’armatore V.Ships Asia conferma che “la nave ha subito un’esplosione e un successivo incendio dopo essere stata colpita da un sospetto proiettile mentre al largo della costa di Muscat, Oman, il Primo marzo” e “un membro dell’equipaggio, che era nella sala macchine al momento dell'incidente, è deceduto”. Non è stata specificata la nazionalità della vittima, ma l'equipaggio era costituito quasi interamente da marittimi indiani.

Negli Emirati Arabi Uniti sono deceduti tre migranti, rispettivamente di nazionalità pakistana, nepalese e del Bangladesh di cui non è stata resa nota l'identità. Altri 58 di nazionalità emiratina, egiziana, etiope, filippina, pakistana, indiana, bengalese, srilankese, azerbaigiana, yemenita, ugandese, eritrea, libanese e afghana hanno - riportato ferite di vario genere. Fra quanti sono stati colpiti dai missili lanciati da Teheran vi sarebbero anche cittadini iraniani, negli Emirati per lavoro. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi riferisce che l’aeronautica e i sistemi anti-aerei hanno finora dovuto contrastare il lancio di 165 missili balistici, due missili da crociera e 541 droni dalla Repubblica islamica dal 28 febbraio. 

Una delle regioni che guarda con grande attenzione, e preoccupazione, agli sviluppi della guerra è quella del Kerala, in India, in cui le famiglie di origine manifestano grande ansia e preoccupazione per la sorte dei loro congiunti nei Paesi del Golfo. Diverse testimonianza sembrano far tornare la regione ai tempi della pandemia di Covid-19, con i lavoratori chiusi nelle loro abitazioni nel tentativo di evitare missili e droni provenienti dall’Iran e impossibilitati a tornare a casa. Esplosioni e danni diffusi aumentano il senso di incertezza: “Non siamo riusciti a chiudere occhio sabato [28 febbraio] notte” racconta Zaneesha Rensin, che vive in Qatar con la sua famiglia. “Mia figlia e i figli di mia sorella - aggiunge - sono rimasti svegli, rannicchiati assieme, in preda alla paura”.

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