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» 21/09/2004 13:20
india
Vescovo dell'Orissa: La Chiesa si impegni contro le riconversioni forzate dei tribali
di Nirmala Carvalho

Gruppi di fondamentalisti indù offrono denaro e altri incentivi economici per far abbandonare la fede cristiana, soprattutto fra i protestanti.



Mumbai (AsiaNews) - "Per combattere la pratica delle riconversioni forzate in Orissa è necessario istruire i tribali, fornire loro strumenti per comprendere i propri diritti e costruirsi una coscienza individuale". Secondo mons. Lucas Kerketta, vescovo di Sambalpur – un distretto dell'Orissa, Stato del nordest indiano - questa è l'obiettivo che devono perseguire i Programmi per il benessere sociale promossi dalla Chiesa in questo Stato dell'India, dove la libertà religiosa è regolarmente violata.

Domenica scorsa, nel villaggio di Sarat, nel distretto di Mayurbhanj, 76 tribali cristiani hanno "riabbracciato" l'induismo in una cerimonia organizzata  dall'ala radicale del Vishwa Hindu Parishad (VHP), l'ala religiosa del Bharatiya Janata Party (BJP), l'ex partito al potere in India. L'episodio è la prima riconversione di massa nel Mayurbhanj. Il VHP ha definito la pratica un "ritorno a casa per i tribali".

Le conversioni di massa non sono un fenomeno nuovo in Orissa, uno degli Stati con maggiore presenza di fondamentalisti indù e con un'amministrazione in mano al BJP. Insieme ad attivisti del VHP e dell'RSS [Rashtriya Swayamsevak Sangh, organizzazione culturale mirante alla rigenerazione della società indù, ndr] da diversi anni hanno lanciato una forte persecuzione nei confronti dei missionari cristiani e della popolazione convertita. Anche la legge favorisce queste posizioni. La legge sulla libertà religiosa dell'Orissa (OFRA), prevede sanzioni legali per i missionari accusati di "istigazione alla conversione"; ogni conversione deve avvenire con un'approvazione ufficiale del governo.

La maggior parte degli abitanti dell'Orissa sono tribali, poveri, senza lavoro e analfabeti. La Chiesa cerca di intervenire ma i fondamentalisti utilizzano mezzi "convincenti": in cambio del "ritorno a casa" prima promettono benefici economici, poi, se non basta, passano alle minacce. Spesso la persecuzione contro i cristiani si confonde con la lotta condotta contro i naxaliti, rete regionale di ribelli maoisti che conta tra i suoi membri alcuni tribali.

Nell'intervista ad Asianews mons. Kerketta ha spiegato che le riconversioni avvengono tra gruppi di pentecostali e non tra i cattolici. "Il VHP e l'RSS non distinguono tra i numerosi protestanti e i cattolici;  spesso la Chiesa è vista come frutto delle attività missionarie svolte dai 'confratelli protestanti' " ha dichiarato il vescovo.

Mons. Kerketta ha poi raccontato che qualche mese fa alcuni attivisti del VHP e RSS hanno minacciato personale della Chiesa cattolica  per il fatto che un gruppo protestante distribuiva opuscoli informativi e Bibbie nel loro distretto. Gli stessi avevano già avvertito che avrebbero bruciato chiese e cacciato tutti i cristiani dallo Stato se le attività missionarie non cessavano.

"Per contenere il fenomeno delle riconversioni stiamo portando avanti programmi sociali rivolti ai tribali delle zone più remote e interne dell'Orissa. La popolazione riceve istruzione e sostegno sanitario, in modo che si possa difendere da ogni forma di sfruttamento e prenda coscienza dei propri diritti" ha aggiunto mons. Kerketta. Il vescovo ricorda che "il governo dell'Orissa è guidato dal BJP, ma i rappresentanti locali al Congresso Nazionale appartengono all'UPA (United Progressive Alliance) - il partito al potere in India".

Negli ultimi anni in Orissa si sono verificati diversi episodi di violenza verso minoranze religiose.

L'ultimo è avvenuto il 26 agosto scorso, quando un gruppo di 300 fondamentalisti indù ha attaccato la parrocchia di Nostra Signora della Carità a Raikia, nel distretto di Kandhamal. Gli aggressori sono entrati in chiesa e hanno bruciato bibbie, distrutto il tabernacolo e statue di santi. La polizia, presente sul posto, non è intervenuta. Le autorità locali hanno in seguito arrestato 3 persone ritenute responsabili delle violenze, che hanno causato 6 feriti.


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