09/12/2016, 15.08
MYANMAR
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Vescovo di Lashio: La mia diocesi, ferita dalla guerra e dalla droga

di Phillip Za Hawng*

Mons. Phillip Za Hawng racconta la drammatica situazione in cui versa la parte settentrionale dello Stato Shan, dove infuriano gli scontri fra esercito governativo e ribelli. La fuga dei civili in Cina per fuggire la violenza; l’analfabetismo e il commercio di droga dilagante. Una proposta per la pace duratura.

Lashio (AsiaNews) – Almeno 29mila cattolici della diocesi di Lashio, “vivono nella paura costante della guerra, l’analfabetismo aumenta e anche il consumo di droga”. È quanto afferma ad AsiaNews il vescovo mons. Phillip Za Hawng. Da tempo si è riacceso lo scontro fra i ribelli etnici e il governo centrale nello Stato Shan (nord-est del Myanmar), zona dalla grande importanza economica: “Qui passa l’80% degli scambi con la Cina”. Il 3 dicembre scorso un attacco aereo dell’esercito governativo ha distrutto la chiesa di San Francesco Saverio a Mung Koe (v.foto): “Hanno rubato tutto dalle macerie, gran parte dei fedeli sono dovuti fuggire oltre il confine”. La lettera del vescovo (traduzione a cura di AsiaNews).

La diocesi di Lashio comprende tutta la parte settentrionale dello Stato Shan, situato nel nord-est del Myanmar. Essa copre un’area di 61mila chilometri quadrati, per la maggior parte montagnosa, e condivide il confine con la provincia di Yuannan, nel sud-ovest della Cina. La diocesi è a 937 chilometri da Yangon. Il territorio è abitato da 15 etnie differenti per un totale di 2,5 milioni di persone. La maggior parte sono Shan, Ta’an (Palaung), Kachin e Wa. Data la vicinanza con la Cina, il numero di cinesi è aumenta ogni anno e sempre più attività commerciali finiscono nelle loro mani. Circa il 90% delle tribù etniche vivono di agricoltura. Per la maggior parte sono povere e non istruite. La percentuale di analfabetismo è ancora alta in alcuni gruppi. Il totale della popolazione cattolica è di 29mila persone, il 75% dei quali di etnia Kachin.

A partire dal 19mo secolo l’uso dell’oppio e la coltivazione dei papaveri iniziati in Cina si sono diffuse in Myanmar. La parte settentrionale dello Stato Shan è ad oggi una delle zone più colpite dagli abusi legati alla droga. Grazie all’opera condivisa delle Chiese cristiane e di alcuni gruppi politici la coltivazione dei papaveri è stata ridotta in alcune aree.

L’autostrada orientale che connette la zona di Mandalay-Yangon con Ruili (in Cina) attraversa il cuore della diocesi di Lashio. L’80% degli scambi commerciali fra Cina e Myanmar passano attraverso questa via di comunicazione. Anche l’oleodotto che connette lo Stato Rakhine con Kunming (Cina) passa attraverso lo Stato Shan. Sono importanti vie per il commercio fra i due Paesi. L’attuale conflitto fra le alleanze del nord – come il Kachin Independence Organization (Kia/Kio), il Ta’ang National Liberation Force (Tnlf), il Myanmar National Democratic Alliance Army (Kokang Chinese, Mndaa) e l’Arakan Army (Aa) – è connesso in modo indiretto con questa importante arteria economica.

I gruppi armati Aa, Tnlf e Mndaa sono stati esclusi dalla Conferenza di Panglong del 21mo secolo organizzata a fine agosto dall’esercito governativo (Tatmadaw). Questo ha fatto infuriare le alleanze del nord, che hanno provato a bloccare le vie economiche. Dal 20 novembre hanno attaccato l’autostrada orientale, diversi avamposti dell’esercito e stazioni di polizia.

La parte settentrionale dello Stato Shan è stata evangelizzata dal Pontificio istituto missioni estere (Pime). È stata elevato a diocesi nel 1990 quando il card. Charles Bo è stato consacrato vescovo di Lashio. Oggi ci sono 19 parrocchie. Tra queste, quella di Munggu (Mongkoe) è la più vicina al confine con la Cina. La terra della chiesa è stata comprata nel 1939 da p. Guercilena (Pime, più tardi diventato vescovo di Kengtung) dal capo locale Kachin. Il terreno è rimasto inutilizzato fino al 1989, quando p. Joachin Ye Maung, sacerdote salesiano, costruì un’edifico abitabile e una cappella con mattoni cotti al sole.

Nel 2002 Mongkoe ha ricevuto il primo sacerdote residente, p. Romano Dai Ze. L’area era amministrata dal Mungkoe Mungbaw Democratic Army (Mmda), capitanato da Mungsa La. Alla caduta di questo, il Tatmadaw ha costruito un avamposto vicino alla chiesa. La struttura in cemento armato dalla parrocchia di San Francesco Saverio è stata costruita nel 2006.

Questa chiesa è stata distrutta dai recenti bombardamenti del Tatamadaw, dopo che i gruppi ribelli hanno lanciato l’offensiva. Quasi tutti i civili della città sono fuggiti a partire dal 20 novembre. P. Savio Dau Khawng, la suore Doi Awng e un insegnante volontario sono stati ospitati nella casa di una famiglia cattolica, mentre gli altri sono andati nei campi di rifugio adibiti dalle autorità a Man-hai, in Cina. La chiesa di San Francesco Saverio è a un solo chilometro dal confine.

Gli aspri combattimenti fra esercito e ribelli comprendono attacchi via terra e via aerea. A Mongkoe essi sono stati interrotti il 4 dicembre scorso. Da allora sembra che anche nelle zone vicine non si combatta più, ma le autorità non danno il via libera alla popolazione di rientrare nelle proprie case. Le autorità governative sono rientrate a Mongkoe per fare il proprio dovere e provvedere alla ricostruzione.

Ieri p. Savio Dau Hkawng ha potuto visitare gli edifici della chiesa, ma non ha potuto vedere tutte le stanze o fare fotografie. Ha visto che gli armadi erano stati forzati e tutti gli oggetti (lenzuola, libri, archivi) sono stati rubati.

La comunità cattolica di Mongkoe e le persone della zona vivono da anni nella paura degli scontri. Di continuo devono fuggire per evitare le truppe governative che operano arresti sommari dei sospettati di cooperazione coi ribelli. Dall’altro lato, le truppe rivoluzionarie chiedono la collaborazione dei locali e arruolano gli uomini in modo irregolare. Molti giovani vengono costretti ad unirsi ai gruppi armati, così i genitori preferiscono mandarli a scuola negli studentati religiosi, sotto la supervisione di sacerdoti e suore.

Decenni di disordine politico hanno causato molti problemi: povertà, migrazione interna ed esterna, declino scolastico… L’aumento di droghe come eroina e metanfetamine, l’Aids, sono collegati in modo indiretto alla guerra fra i ribelli e il Tatmadaw.

Per ottenere una pace nel lungo periodo occorre:

  1. La Costituzione nazionale disegnata e “approvata” dal referendum nel 2008 va riscritta.
  2. Il ministero della Difesa deve essere inserito fra i poteri del presidente e del suo governo (al momento i generali dell’esercito e i ministri sembrano agire su due linee parallele).
  3. L’esercito governativo deve invitare al dialogo tutti i gruppi etnici armati – che lottano per l’uguaglianza, la giustizia e una condivisione giusta dei poteri – e stabilire degli Stati federali introdotti nella Conferenza di Panglong da Suu Kyi, il consigliere dello Stato.
  4. Un cessate il fuoco nazionale con tutti i gruppi armati, durante il quale il Tatmadaw e i ribelli non possano avvantaggiarsi costruendo nuovi avamposti militari (per assicurare il monitoraggio sono necessari osservatori dell’Onu).

* Vescovo di Lashio, Myanmar

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