23/08/2019, 11.15
INDIA
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Vescovo di Srinagar: Chiediamo la pace in Kashmir per indù e musulmani

Mons. Ivan Pereira racconta la vita della popolazione nello Stato indiano segnato da nuovi scontri. Gli studenti non vanno a scuola per “paura degli elementi nazionalisti e dell’attivismo dei giovani”. Anche i cattolici hanno paura. I cristiani sono apprezzati  dalle comunità religiose “perché ovunque andiamo siamo un mezzo di pace”.

New Delhi (AsiaNews) – Come leader della Chiesa cattolica nello Stato di Jammu e Kashmir “desiro lanciare un appello a tutte le istituzioni e alla popolazione affinchè risolvano la disputa attraverso mezzi di pace. Ai ministri dello Stato di affrontare la questione nella maniera più appropriata”. Lo afferma ad AsiaNews mons. Ivan Pereira, vescovo di Jammu-Srinagar. Egli interviene con un forte appello di pace sulle nuove tensioni che stanno sconvolgendo la vita nel territorio conteso tra India e Pakistan. E invoca: “Tutta la comunità cristiana prega perché ci sia la pace nella regione del Jammu e Kashmir”.

La Valle del Kashmir è ripiombata nella guerriglia armata dopo il 5 agosto, quando Delhi ha deciso di revocare l’art. 370 della Costituzione che garantiva al territorio uno status speciale semi-autonomo. Il vescovo racconta quanto vive la popolazione: “In generale, la situazione nella regione del Jammu è tornata relativamente pacifica, sono ripresi i servizi telefonici e le comunicazioni. Ora c’è una situazione generale di tranquillità. Invece in Kashmir la vita è bloccata, non funziona internet, le persone escono per le strade e danno vita a delle manifestazioni, per lo più pacifiche”.

Mons. Pereira conferma la riapertura delle scuole statali questa settimana, “ma da parte delle autorità governative non c’è stata un’adeguata comunicazione, quindi i genitori sono rimasti sorpresi alla notizia della ripresa delle lezioni”. Tuttavia, nonostante gli appelli delle autorità a tornare tra i banchi, aggiunge il prelato, “gli studenti non vanno a scuola per paura di quello che sta succedendo. Hanno paura degli elementi nazionalisti e anche dell’attivismo dei giovani”.

Per la giornata di oggi, venerdì di preghiera islamica, le autorità di Srinagar hanno dispiegato ulteriori agenti di pattuglia per prevenire nuovi disordini. La città infatti è stata tappezzata di poster che invitano la popolazione a unirsi ai separatisti in una marcia di protesta di fronte la sede del Gruppo di osservazione militare delle Nazioni Unite per India e Pakistan (Unmogip). Intanto dai due principali ospedali della regione himalayana arriva la conferma che i militari indiani continuano a utilizzare i proiettili di pellet, vietati per legge: almeno 152 persone riportano gravi ferite.

Di fronte a tutte queste violenze, mons. Pereira afferma che “la comunità cattolica, anche se non è molto numerosa, è molto impaurita. Sappiamo che la [decisione del governo] non è contro la [nostra] religione, ma ha a che fare con la politica. Non ci sono discussioni religiose al momento. Tra i cattolici che vivono qui c’è paura”.

Il vescovo sostiene che “esistono relazioni molto cordiali tra la comunità cristiana e tutte le altre comunità religiose: quella indù di maggioranza, ma anche i buddisti e i musulmani. La religione cristiana è molto apprezzata da tutte le altre fedi, dal governo e dalla popolazione, perché ovunque andiamo, cerchiamo di essere un mezzo di pace tra le religioni”. (A.C.F.)

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